Ben ha fatto l'Avvenire a titolare così un suo editoriale "Monicelli, tragica fine di un maestro del cinema", perché la fine suicida, consapevole, semiconsapevole o inconsapevole, di un fratello o di una sorella è sempre, oggettivamente, un dramma.Un dramma perché significa che non si è capito il valore reale della speranza come motore di un già e non ancora e non di un palliativo per un prossimo futuro. La confusione tra rassegnazione e speranza è spesso presente nella coscienza di coloro che entrano nella logica del suicidio.
Suicidio che spesso è l'epilogo di un cammino quotidiano di disperazione e nichilismo.
La reazione a questo nichilismo è talvolta l'ironia, pungente, aspra, acuta, come ossigeno necessario a non morire disperati all'istante.
Ma l'erosione nichilista, se non viene evangelizzata da un annuncio che entra nel cuore di vera speranza e di vera luce, compie il suo cammino di erosione costante nel cuore dell'uomo.
Erosione che può portare all'epilogo del suicidio.
Il tessere misterioso tra occasione evangelica e apertura personale alla grazia lo conosce solo Dio e a Lui solo spetta il giudizio delle scelte personali, ma a noi spetta il giudizio oggettivo sui comportamenti e le scelte esteriori. Guai se non lo facessimo.
Sembra che l'attore Michele Placido abbia detto: ''Il suicidio non me l'aspettavo, ma bisogna rispettare questa sua decisione".
Una affermazione che denota il disvalore e la discultura presente talvolta in quello che si chiama il "mondo culturale" italiano.
Ogni scelta va rispettata perché si presume sia una scelta "libera" ma non è detto che sia una scelta liberante.
Svincolare una scelta dal suo oggettivo accostarsi alla Verità significa non volere il bene dell'altro ma fare di ogni scelta, e della propria coscienza, un idolo, il che è anzitutto un assurdo ontologico prima di essere una stupidaggine.
Pertanto negare l'accompagnamento della preghiera per un defunto suicida, anche quando non sono possibili oggettivamente i funerali, significa non amare veramente il fratello o la sorella ma idolatrare una scelta nichilista.
Significa dare più importanza alla sua capacità di scegliere che al valore della sua persona. Confusione ben presente nel mondo di oggi che misconosce il piano dell'essenza ed enfatizza il piano cognitivo.
Significa non avere il respiro dell'eternità sin da ora e soprattutto, ne siamo certi, significa non rispettare le volontà vere e reali del cuore di un fratello che, ora più che mai, ne siamo certi, ci chiede l'unguento dell'orazione per conoscere quella luce che intravede e non ha mai potuto assaporare in vita.
Il miglior rispetto è dunque pregare per Mario Monicelli, non solo personalmente ma anche in forma corale.
Questa è speranza che illumina, non una prospettiva futura, ma il presente, e rivela, meglio svela, il senso pieno del reale. Che è tra l'altro il compito dell'arte.
Questo ha animato Francesco, il poverello di Assisi, ogni giorno, per chiamare, a suo tempo la morte "sorella". Non solo un santo ma un immenso artista cantore della vita.