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Il Punto
francescoQuello che stupisce dell'appello fatto al Santo Padre da alcuni nostri fratelli tramite il Foglio (vd qui) è che il tono e la modalità appare (ed è) "stonata".
Se gli appellanti - fratelli stimati, colti e noti -  hanno dei dubbi sull'incontro di Assisi, perché non hanno fornito esposizione dell'appello in forma di dubbio e di ascolto più che di consiglio?
Come spesso abbiamo detto la supponenza unisce i progressisti e i tradizionalisti. Il problema alla base è il medesimo anche se si svolge per strade apparentemente antitetiche.

Non sanno che Papa Benedetto XVI è ben cosciente anche delle derive nate da un incontro come quello del 1986?
Non sanno che il Papa non si fa strumentalizzare da nessuno e tantomeno da alcune iniziative ai confini di eventuali promotori?
Non pensano che forse il Papa ha voluto questo incontro per chiarire e rettificare una volta per tutte linee di confine ed evitare ogni manipolazione sincretista?
Non pensano che il Papa avrebbe fatto chiarezza - lui che è un Bonaventuriano - sullo "spirito di Assisi"?

Come dicevamo, un appello "stonato" e fuori asse che lascia spazio a personaggi di confine, come Melloni, di prendere le difese del Papa.
Un consiglio forzato che sortisce un ulteriore effetto negativo in chi l'ha promosso: non educa al discepolato e soppravvaluta la propria coscienza.
Anche quando magari è erronea.
Meglio sarebbe stato dire cose simili ma con un animo filiale manifestando la propria debolezza e i propri dubbi.
Con tale modalità interiore ed espositiva l'appello sarebbe stato stato fruttuoso sia per chi lo ha promosso sia per la comunità ecclesiale.

E questo non avrebbe potuto far altro che far felice il Santo Padre.

Lo staff di Zammerù Maskil