riportiamo quanto scritto in un intervento a 4 mani di qualche tempo fa.... qui...
Due cose mi appaiono evidenti dal pontificare di Scalfari in queste due interviste.
La prima che con l'affermazione inconsitente, ma secondo me anche disonesta, su Ratzinger che "sosteneva le tesi conciliari" si vuole far apparire una Chiesa divisa in se stessa.
E' lo slogan continuo dei radicali, dei socialisti alla Boselli, dei Liberali alla Scalfari e alla Ezio Mauro: cercare di contrapporre la Chiesa istituzionale con quella dei fedeli. Come se l'istituzione (il Papa, il collegio dei Vescovi, i parroci le curie) non fosse essa stessa un fedele.
In breve una emerita e disonesta propaganda politica ed ideologica.
Ci provano anche i circoli dell'Arcigay o uomini come Grillini.
Ma anche comici "drammatici" come Beppe Grillo.
La realtà è diversa, come abbiamo sostenuto innumerevoli volte. A loro fa comodo dire così perché vogliono dividere e contrapporre.
Sono seminatori di zizzania. Più o meno consapevolmente.
Questa contrapposizione esiste solo nella loro testa.
Oppure hanno bisogno di fare gli "zorro" o i portavoce di qualche testa calda.
Se hanno raccolto qualche dissenso è perché pescano da fiumi già inquinatii.
Il dissenso quando è sano è segno di vivacità nello Spirito ma privilegia sempre l'unità in Pietro.
Se uno è cattolico non può non esserlo. Non può non amare Pietro e i pastori che Cristo gli ha affidato.
Non può non riconoscere e vedere la realtà e la ricchezza del mistero dietro ogni eventuale povertà umana.
Se non vede questa realtà, che Gesù ha consegnato a Pietro e agli apostoli, significa che:
o non ha mai avuto una fede cristiana matura
oppure che la luce della fede è stata toccata da un problema riguardante la sfera affettiva e l'ha inquinata.
Così nascono le eresie. Ma questo aprirebbe un capitolo a parte...
Certo per una mentalità "libertina", allergica al senso dell'autorità, alla paternità, come alcuni "liberali" Bohemienne questo è impossibile.
Ma non è un problema teologico, né filosofico, ma ideologico.
Anzi ancora prima, affettivo.
L'incapacità di cogliere il valore dell'autorità ha radici profonde, personali, condivise da coloro che in fin dei conti hanno sempre obbedito al proprio ombelico. Non si pensi che costoro siano così differenti da coloro che "bigottisticamente" aderiscono in un obnubilamento di coscienza a un leader o a un potere costituito.
Il problema è lo stesso: sono, o per lo meno si comportano, come degli adolescenti. Lo affrontano in maniera diversa. Alcuni obbedendo senza ragione, altri innalzando la "propria ragione" e il "proprio sentire" a vessillo di libertà.
Magari sono sopra gli anta o sugli anta ma sempre adolescenti. L'età, purtroppo, talvolta conta poco.
Non hanno capito il valore né dell'autorità, né dell'autorevolezza, né della paternità. Sono spesso e volentieri privi del "minimum" civico.
Hanno un bisogno sviscerato di "sentirsi" liberi e così cadono inevitabilmente schiavi di un dogmatismo che altro non è che una razionalizzazione di un problema affettivo ed educativo.
E qui il secondo punto.
Come tutti gli adolescenti hanno un bisogno viscerale di credere nell'apparenza di ragione, della loro ragione.
Sono dunque fortemente ideologici. Magari pensatori sopraffini ma allo stesso tempo contorti perché schiavi e, guarda un pò, ciecamente ideologici.
Pertanto dietro affermazioni pseudo-filosofiche o gnostiche, atee o agnostiche, si nasconde, in realtà, un atto di fede senza spessore, superstizioso, pagano.
Non che, evidentemente, Scalfari e Micromedia adorino Giove o Minerva ma che negando Cristo così come Egli si è presentato, con il gusto sotterraneo di sentirsi indipendenti, cadono in atti di fede palesi in ciò che atto di fede non merita razionalmente.
In tal senso sono pagani e superstiziosi.
Anche se magari, la maggior parte, non si fa fare i tarocchi e non crede negli oroscopi ma crede piuttosto in una visione positivistica della storia e scientista della realtà.
Non sono bambini. Il bambino è innocente. Si comportano, piuttosto e spesso, in maniera infantile.
Ma sono talmente corto-circuitati in questo infantlismo che questo diventa struttura. Magari per una vita.
Da un comportamento, da una voglia di fare gli originali, ad un "Habitus" con la scorza di essere fautori del nuovo o liberi pensatori.
Sotto sotto, dietro il fascino di essere leader o razionali, si nasconde, appunto, l'inconfessato bisogno di fare i "fighetti", di sentirsi "alternativi", illuminati. Un narcisistico compiacimento, magari, di fare "il bene" e diffondere civiltà prodotta, però, dalle proprie categorie di pensiero. Una deificazione di se stessi anticipo di ogni tirannia.
Ma ancora, sotto sotto, si respira il solito e reiterato atto di ribellione contro Dio.
Sono tutto sommato nuove forme di religiosità che negano il Cristo come Egli si è rivelato e fanno violenza alla ragione, alla storia, al buon senso.
Ma non deve apparire che loro sono senza buon senso. Pur di sentirsi liberi, innovativi, autonomi e finalmente pensanti fanno di tutto.
Insomma qui tocchiamo le corde dell'autostima con quel peccato, di cui si parla poco, che è la vanità.
Certo c'è la vanità dell'immagine ma quella del pensiero è sopraffina e inganna e auto-inganna per una vita.
Crea struttura, ideologie e brutalizza l'uomo. Si è schiavi della vanità e si pensa di essere liberi.
Non a caso nel film "L'avvocato del diavolo" viene messa in bocca ad Al Pacino, che interpreta satana, l'affermazione "la vanità, di tutti, è il mio peccato preferito".
Non sappiamo quanto un fratello (o una sorella) abbia più o meno calpestato la grazia della luce che viene data ad gni uomo. E' Dio che illumina.
Il credente può solo fornire argomenti e testimoniare la propria fede, soprattutto con la radicalità del perdono e armato dell'Amore di Dio.
Le corde dell'intimo le tocca Dio. Perché, come abbiamo visto, non è certo, solamente, un problema razionale ma un problema dell'intimo ciò di cui stiamo parlando.
Ecco perché l'apologetica, se è tale, dev'essere sempre accompagnta dall'orazione e dall'unzione.
Perché è Dio che conosce l'abisso del cuore dell'uomo e lo sazia con la luce della vera Scienza.
A tutti, in modo diverso viene data questa opportunità; non tutti la colgono.
Il credente non è superiore ma piuttosto è in debito verso Dio e verso i fratelli.
Ciascuno di noi può farsi carico di ogni fratello e di ogni sorella. Soprattutto quando in nome della "ragione" ha perso la "Ragione".
Per questo d'ora in poi abbiamo un "debito" di preghiera verso e a favore di Eugenio Scalfari.
A proposito di Eugenio Scalfari...
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