Alla Camera sull’Ucraina, va in scena l’ennesima divisione del campo largo, già emersa al Senato, e Giorgia Meloni non si lascia sfuggire l’occasione per affondare il colpo. La premier ironizza sul «campo larghissimo», nel quale include anche i parlamentari vannacciani di Futuro Nazionale, e punge gli avversari con una battuta: «Prima di provare a mettere d’accordo Putin e Trump, provate a mettere d’accordo Magi e Fratoianni in un’unica risoluzione».
Una replica che fotografa le distanze tra le opposizioni sulla guerra in Ucraina e accende il confronto parlamentare alla vigilia del Consiglio europeo. Il Campo sparso dimostra la propria “balcanizzazione” sul tema chiave della postura Italiana in relazione alla guerra in Ucraina. Sette risoluzioni diverse danno la misura dell’inadeguatezza a governare in un momento di tale complessità. Avs, Più Europa, M5s, Azione, Iv e Pd e Futuro nazionale hanno presentato testi diversi e posizioni diverse. Campo “larghissimo” diviso su Kiev. Meloni rivolgendosi ai vannacciani è abbastanza pungente: “Il nostro programma è quello con il quale siete stati eletti…” Incalza Meloni. “quello che noi stiamo facendo sull’Ucraina è quello che c’è scritto nel nostro programma, con il quale ci siamo presentati al cospetto degli italiani nel 2022.
Il sito di Alleanza Cattolica, forse l’unico a farlo, ha riportato integralmente le parole del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull’Ucraina pronunciate in Senato il 14 ottobre in vista del Consiglio europeo dei due giorni successivi.
«Siamo ovviamente al tema dell’Ucraina. Intanto, la Russia ha avviato la sua nuova campagna d’autunno contro l’Ucraina. Incapace di avanzare sul fronte, Mosca ha iniziato a colpire sempre più duramente la popolazione civile: centrali elettriche, condomini, ospedali, persino gli autobus che portano le persone al lavoro, come nell’orrenda strage di Kramatorsk. È una strategia con la quale la Russia punta a piegare il popolo ucraino con il terrore, il freddo e il buio, semplicemente perché non è riuscita a piegarlo sul campo di battaglia. I fatti, del resto, smentiscono la propaganda del Cremlino e anche quella di chi la porta anche qui in Italia. Dall’inizio dell’anno Mosca ha guadagnato pochissimo terreno, e nel solo mese di settembre ha perso buona parte di quanto aveva conquistato negli ultimi mesi.
Questo stallo non è caduto dal cielo. Lo hanno costruito il coraggio degli ucraini e il sostegno dell’Occidente, Italia compresa. E continuo a ritenere che questo stallo sia l’unico strumento efficace che abbiamo per portare la Russia a un tavolo negoziale serio. So che su questo il dibattito è acceso, anche in quest’Aula, anche all’interno degli schieramenti. Lo rispetto e lo comprendo perfino, perché nessuno in quest’Aula vuole la guerra. Tutti vogliamo che si arrivi alla pace. La differenza è su come pensiamo che ci si arrivi. Per come la vedo io, il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace: è ciò che la rende possibile. Perché se l’aggressore può puntare la resa dell’avversario, che bisogno ha di negoziare? Solo che la resa non è pace, è conquista. Se l’Ucraina domani smettesse di difendersi, come in molti auspicano o propongono, noi non avremmo la pace. Noi discuteremmo dell’occupazione di una Nazione europea, e del ritorno dell’imperialismo di stampo sovietico che l’Europa ha conosciuto per mezzo secolo. Personalmente, non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest, e non rimpiango il Muro di Berlino. E nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa chiamarsi pace. La pace che vogliamo, e che lavoriamo per costruire, anche pagando un prezzo in termini di consenso, è una pace giusta, perché solo una pace giusta può durare, solo una pace giusta mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi. Dunque, la posizione del Governo non cambia. Sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione.
In questo contesto dobbiamo considerare anche l’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. È una scelta che io considero molto rischiosa. Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l’esigenza di contenere i prezzi dell’energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina».
Giorgia Meloni
Sono parole importanti che aiutano a riflettere sulla situazione internazionale, sulla guerra ibrida in corso all’interno dei Paesi europei, sul futuro dell’Italia e dell’Europa. Aiutano soprattutto a comprendere come la divisione a livello internazionale fra i Paesi che vogliono la libertà e la democrazia e quelli che preferiscono sistemi politici dispotici sia diventata centrale e trovi una conferma in quello che sta accadendo in Ucraina. In fondo, dietro a questo conflitto ci sono due antropologie, una che riconosce e vorrebbe proteggere la libertà dell’uomo creato libero da Dio e l’altra che invece vorrebbe impedire agli uomini e ai popoli di scegliere liberamente il proprio destino. Giovedì, 15 ottobre 2026
Torino, 15 ottobre 2026
S. Teresa d’Avila.
Dottore della Chiesa. A cura di Domenico Bonvegna