Mario Adinolfi - Facebook
Prendete il Corriere della Sera di oggi. Io vengo immediatamente attratto da un titolo della prima pagina: “Una no fly zone sui diritti”. Conosco il politichese e so che significa “mettiamoci d’accordo destra e sinistra” sui diritti.
Tema interessante e comincio a scorrere mentalmente i diritti fondamentali negati in questo paese: diritto a un salario che non sia l’unico in Europa a valere meno rispetto a trent’anni fa, diritto a una sanità che non assegni a mia madre 78enne cardiopatica un elettrocardiogramma prenotato ieri al luglio 2025, diritto alla casa per le giovani famiglie, diritto all’assistenza reale per i disabili, diritto a una giustizia equa e un minimo efficiente, diritto all’istruzione non devastata da insufficienze di ogni tipo, diritto a non vedere i risparmi costantemente erosi da inflazione e costi fittizi che rendono ricchissime le banche, diritto per gli anziani a essere assistiti e non consegnati a pensioni al limite della sopravvivenza, che peraltro saranno ancora più basse per chi anziano tra qualche tempo ci diventerà dopo aver lavorato fino a 70 anni.
Ecco, se leggo di diritti su cui mettersi d’accordo penso istintivamente a lavoro, sanità, casa, previdenza, assistenza, giustizia, istruzione. Ma solo perché è mattina presto e ci metto qualche secondo a capire dove vogliono andare a parare. Cerco sotto il titolo chi è l’intervistato: il governatore leghista del Veneto, Luca Zaia. E allora subito mi è tutto chiaro. Cerco in prima pagina del Corriere della Sera un qualche riferimento allo scoop mondiale del giorno: il Wall Street Journal ha certificato che il sabotaggio del gasdotto North Stream è stato ordito dall’allora capo delle forze armate ucraine. Niente. In prima pagina sul Corriere della Sera non ce n’è traccia. L’editoriale di apertura è affidato a Gian Antonio Stella, titolo: “I figli dei migranti, un patto oltre le fazioni”. Insomma, la solita predica sullo ius soli ora ribattezzato ius scholae per dare la cittadinanza italiana agli stranieri residenti prima dei diciotto anni. Diritti lesi dei minori con la legge attuale? Nessuno. Le mie figlie vanno a scuola con tanti compagni stranieri che hanno gli identici loro diritti, nessuno dei quali giustamente viene loro leso. Sul diritto alla pace, sul diritto costituzionale ripudiare l’idea di guerra come soluzione delle controversie internazionali neanche una riga. Quello sì che è un diritto leso agli italiani e anche agli ucraini maschi residenti in Italia cui Kiev nega i servizi nei consolati, dal passaporto ai documenti necessari a prolungare la permanenza nel nostro Paese, perché li vuole arruolare nell’esercito. Pure su questi diritti lesi, niente.
Già rassegnato vado a pagina 10 del Corriere della Sera e la “no fly zone” (che sarebbe un bel primo passo per non far volare sui cieli di Russia e Ucraina missili, droni e presto gli F16 che abbiamo gentilmente cominciato a consegnare a Kiev) nel titolo interno viene spiegata. È una no fly zone “sui diritti civili” quella che Luca Zaia invoca, un po’ come Marina Berlusconi sullo stesso giornale qualche settimana fa: lei era più fissata sul versante Lgbt, Zaia invece dedica mezza intervista a un solo “diritto civile” che gli sta a cuore: il suicidio assistito. Il passaggio più interessante che fa Zaia è quando cita il libretto della Pontificia accademia della vita di mons. Paglia: “Anche monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, si augura che il tema non sia ostaggio di posizioni estremiste. La Chiesa poteva anche non intervenire, ma lo ha fatto”. Traduzione dal politichese: abbiamo il via libera anche dal Vaticano che si opponeva alla legge, sbrighiamoci a vararla.
L’intervista è illuminante, non perché dica nulla di nuovo, ma perché illustra ulteriormente un codice della comunicazione nostrana che ormai poggia su un mondo dell’informazione sempre più “somministrata”, razionata, infiacchita dalla briglia ideologica. Ormai alla parola “diritti” è associata questa devastante poltiglia. Mentre deve esserci chiaro qual è il vero orizzonte dei diritti negati. Luca Zaia ripete come un disco rotto questa cosa sul “diritto” al suicidio, Marina Berlusconi vuole che sui “diritti” la si pensi come la sinistra e cioè si adotti la piattaforma Lgbt, nella narrazione delle presidenziali americane Kamala Harris è una paladina dei “diritti delle donne” e come prova si è scelta come vice il Tim Walz che nel suo Minnesota ha fatto approvare una legge per l’aborto fino al nono mese di gravidanza. I diritti veri sono seppelliti sotto montagne di letame ideologico e così la parola stessa “diritti” viene violata.
Credo che ai cattolici e alla Chiesa più in generale spetti ora il dovere di percepire il problema dei diritti e scatenare una controffensiva culturale. Mi confronto con espressioni apicali della gerarchia ecclesiastica che mi invitano sempre a “non usare la spada ma il fioretto”. Con il dovuto rispetto, non mi sembra che il fioretto stia portando a granché, anzi. Se l’impugnatura è debole, equivale a un’autorizzazione ad infilzare. La questione mi preoccupa perché in termini di elaborazione e riflessione sui veri diritti dell’uomo in questi anni di crisi assoluta anche intellettuale sul tema, solo la Chiesa ha tenuto alto uno standard adeguato alle necessità. Se leggo Dignitas infinita trovo un quadro perfetto che disegna il piano dei veri diritti necessari a tutelare la dignità dell’uomo ed è un documento dell’aprile scorso di straordinaria intensità: tralasciando le questioni a me care sul diritto alla vita su cui il documento è chiarissimo, si invita a lottare contro fenomeni quali il commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato. Le parole più coraggiose sul diritto alla pace, sulla follia di portare al 2% del Pil la spesa per armamenti, su una soluzione negoziale del conflitto tra Russia e Ucraina sono state pronunciate dal Papa.
Insomma, i cattolici più di altri hanno chiaro il problema dei diritti, di quelli veri da difendere, di quelli negati per cui combattere. Bisogna aprire una battaglia culturale, anche nell’informazione, per ristabilire la verità delle parole che viene negata da meccanismi di vero e proprio furto di senso. Bisogna ribaltare anche le priorità nel racconto giornalistico, prono a questa deriva ideologica, che peraltro toglie ogni credibilità ai mezzi di informazione. Ma davvero oggi, dopo una giornata di chiusura dei giornali per via del Ferragosto, si può costruire al Corriere della Sera una prima pagina in cui non c’è una riga sullo scoop mondiale del Wall Street Journal sul sabotaggio del gasdotto North Stream, ma tanto spazio all’articolo di Chiara Severgnini (sì, è la figlia) sull’arresto di una tizia che ha venduto la ketamina a Matthew Perry o su Madonna che visita gli scavi di Pompei? Se proprio siamo così mentalmente succubi del mainstream statunitense (in prima sul Corsera le foto più grandi sono quelle di Kamala Harris e Donald Trump in rispettivi comizi) almeno scegliamo una gerarchizzazione più interessante e logica di ciò che ci arriva da Oltreoceano.
E se proprio dobbiamo usare l’anglismo “no fly zone” per dire “mettetevi d’accordo” facciamolo sui diritti veri, magari identifichiamoli bene insieme, perché le urgenze su cui lavorare certamente ci sono ma non sono quelle che ci vengono propinate dal martellamento dell’ideologia che rende questa informazione non credibile.