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foibe 2La Provincia di Milano in collaborazione con l'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, oggi in occasione della “Giornata del Ricordo” ha organizzato un convegno dal titolo: “Esodo e Foibe: Oblio, Memoria e Presente”, presso lo Spazio Oberdan a Milano. Ha presentato l'incontro l'assessore alla Cultura della Provincia Novo Umberto Maerna sono intervenuti Sergio Trevisan, presidente Comitato Provinciale ANVGD e Tito Lucilio Sidari, vicepresidente Associazione “Libero Comune di Pola in esilio”, moderatore dell'incontro è stato Gianluca Kamal, consigliere nazionale dell’ANVGD.

“La celebrazione del Giorno del Ricordo, per la Provincia di Milano, non è soltanto un atto formale. - ha detto il Vice Presidente Assessore alla Cultura Maerna - Celebrare questa data è importante per ricordare, soprattutto ai più giovani, le migliaia di Italiani infoibati per decenni dimenticati da un vergognoso oblio calato anche sui libri di scuola, ma è inoltre doveroso rendere omaggio ad Istriani, Giuliani e Dalmati allontanati dalle loro terre che furono cedute alla Jugoslavia, per diverse ragioni di carattere storico e politico, col Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947. Foibe ed esodo furono il concentrato feroce di un'autentica pulizia etnica contro gli Italiani, unita a una lotta di classe contro borghesi e possidenti; uno dei tanti momenti di lucida follia collettiva accaduti durante il Novecento, il secolo dei totalitarismi, che più volte ha cercato di sopprimere la dignità e la libertà dell’uomo. Dovere quindi di ogni Amministrazione Pubblica celebrare questa giornata, al fine di contribuire al recupero della Memoria storica della nostra Nazione attorno alla quale tutta la Comunità Italiana possa finalmente riconoscersi senza divisioni di parte.”

Trevisan oltre a polemizzare sul troppo silenzio in Italia in merito al massacro di oltre 20 mila italiani nelle foibe ha voluto sottolineare le caratteristiche del popolo giuliano veneto dalmato, che sono di impronta mercantile, navigatore e soprattutto fiero di essere italiano. Un particolare mi ha colpito dalla relazione di Trevisan, riferendosi ai governanti croati e sloveni, di quelle terre che un tempo erano italiane, oggi questi Paesi, bisognosi di fare business turistico invitano gli italiani a visitare questi luoghi che un tempo appartenevano:“E' come se il ladro ti invita a vedere la tua argenteria che prima ti ha rubato”, ha detto Trevisan.

Tito Lucilio Sidari, iniziando a parlare ha ricordato il recente barbaro oltraggio della distruzione della lapide in ricordo delle foibe a Torino, poi entrando nell'argomento storico, ha raccomandato di dare poca importanza ai cosiddetti storici (?) negazionisti dell'orrore delle foibe, peraltro pochissimi, figli dell'ideologia più bieca e oscurantista, quella comunista. Con loro non bisogna perdere tempo. Ha citato una recente loro contromanifestazione in Liguria dove erano presenti non più di dieci persone. Le loro tesi sono aberranti perché sostengono che l'Italia arrivò in quelle terre ad Oriente dell'Adriatico, per rovinarle e per questo nella II guerra mondiale le popolazioni slave autoctone si sono poi vendicati. Comunque, Sidari si è detto disponibile ad aprire un dialogo costruttivo con le popolazioni locali, anche con quegli italiani che sono rimasti in quei luoghi, “che non sono venuti con noi”, vuoi per motivi ideologici, o perché impediti dalle autorità jugoslave o semplicemente perché non volevano abbandonare il proprio bestiame. Però è consapevole che non sarà facile il dialogo, il muro di Berlino è crollato, ma le ideologie sono dure a morire. Sidari ha ricordato l'incontro del 3 settembre 2011 tra Napolitano e il presidente croato Josipovic che si sono chiesti reciprocamente scusa, lui era lì presente insieme ad altri esuli italiani, per “ricordare i nostri diritti, abbiamo aderito all'intento pacificatore dei due presidenti”, ha detto Sidari.

Infine l'esule di Pola ha sottolineato dell'importanza della scuola e degli insegnanti nell'opera di conoscenza e di memoria di quanto è accaduto 65 anni fa in quei territori martoriati. A questo proposito è stato chiamato il professore Alfonso Indelicato dell'AESPI per dare testimonianza del suo impegno nelle scuole superiori per far conoscere la vera Storia e in particolare quella sulle foibe. Però secondo il professore ancora nella scuola italiana il “muro” dell'ideologia non è crollato, troppi sono i colleghi che il 10 febbraio non ricordano nulla, vuoi perché ideologizzati, o perché sono pavidi, o per semplice ignoranza. Ho testimoniato anch'io la mia esperienza scolastica, nonostante operi nella scuola Primaria (elementare) ho fatto del mio meglio raccontando le Foibe e l'esodo, naturalmente ai ragazzini delle classi quinte che sicuramente possono comprendere; del resto da anni si racconta la shoah, con la giornata della Memoria, il 27 gennaio. Purtroppo per quanto riguarda le foibe temo che siamo in pochi a ricordarle nella scuola italiana.

La legge n.92 del 30 marzo 2004 (ma ci voleva una legge, per ricordare un massacro così evidente?) che istituisce la Giornata del Ricordo è un traguardo, ha detto Gianluca Kamal, ora bisogna andare avanti con la riconciliazione nella verità e nella giustizia.

Domani, intanto sarà inaugurato a Milano, “Largo Martiri delle Foibe”, sperando che si faccia vedere il sindaco della città meneghina.

Da qualche anno circolano ottime pubblicazioni, sulla storia della pulizia etnica subita dagli italiani nel 43-45 ad opera dei partigiani comunisti del maresciallo Tito, ma per la verità, non sono tanti, consiglio ai lettori due brevi e veloci dispense che ho trovato nel sito internet dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (www.anvgd.it) “Perché le Foibe”, di Lucio Toth, “Istria, Fiume e Dalmazia: Profilo storico, a cura della Federesuli. Per i ragazzi ci sarebbe anche una piccola dispensa scritta da una studentessa liceale, “L'esodo dimenticato”, mi è stata offerta insieme a due numeri della prestigiosa rivista mensile “L'Arena di Pola” da Sidari alla fine della manifestazione.

 

 

MILANO 9 febbraio 2013                                                          DOMENICO BONVEGNA

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