Cosa rimane del viaggio di Leone XIV in Francia? Innanzitutto, le immagini della grande folla, una marea umana. Quella di sabato ai Champs-Élysées per la Messa a Place de la Concorde, è sensazionale. “Una testimonianza della grande vitalità della fede in un Paese reduce da una stagione di forte secolarizzazione. L'opinione pubblica “laica” è rimasta colpita dalle file lungo il viale per confessarsi con uno dei tanti sacerdoti disponibili in concomitanza con la celebrazione papale”, ha scritto Nico Spuntoni su Lanuovabussola.
Cercherò di proporre una sintesi del viaggio ma soprattutto dei discorsi importanti del Pontefice. Di fronte a Macron, il presidente europeo più laicista ha detto: “un presidente della Repubblica che pretenda di disinteressarsi della Chiesa e dei cattolici verrebbe meno al proprio dovere», Leone ha ricordato che la Francia «è una terra dalle ricche radici cristiane» dai tempi di sant'Ireneo e del battesimo di Clodoveo. Sulla laicità, il Papa ha detto che per essere giusta non deve «escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione». Il Pontefice ha puntualizzato che «il cristiano coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista o una minaccia all’unità della patria». Una randellata anche al positivismo scientifico e tecnologico col j'accuse alla «tentazione di aspettarsi dalla scienza una soluzione e un conforto per tutte le nostre sofferenze» che è causa di «illusione» perché «quando la scienza e la tecnologia non sono guidate dalla coscienza, possono proporre soluzioni immediate che sembrano rispondere ai desideri e alle sofferenze degli uomini e delle donne, ma che in realtà possono allontanarli gravemente dal bene a cui aspirano profondamente».
Leone XIV si è detto preoccupato per le «attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata». Parole pesanti dette a poco più di un mese dall'entrata in vigore della legge sull'eutanasia. E dette di fronte a Macron e di fronte ad una delegazione di parlamentari. Nella sede dell’Unesco, il Papa, non ha pronunciato parole accomodanti con i padroni di casa. Ha ricordato che «promuovere l’educazione, le scienze e la cultura è difatti impossibile senza promuovere la vita dell’uomo e della donna, che ne sono protagonisti». Il Pontefice ha sollevato il problema dell'«oblio della nostra nascita» che oscura l’idea di vita umana, perché la distacca dalla storia comune a tutti noi». Una situazione che fa sì che «la vita non viene più concepita come dono, ma come merce», ha detto Prevost. E poi il monito sulla Verità, un termine cancellato dalla società di oggi. «La libertà è bella quando è orientata verso il bene e la verità; è deturpata quando scivola nell’arbitrio, nella violenza e nella sete di potere», ha sentenziato aggiungendo che «l’umanità aveva capito che il progresso scientifico, quando è separato dalla saggezza, può trasformarsi in arma devastante; che la cultura, quando si piega all’ideologia, può diventare menzogna e propaganda; che l’educazione, quando rinuncia alla verità, degrada a strumento per manipolare le coscienze”. A Notre-Dame nella cattedrale restaurata dopo l'incendio devastante del 2019 e riaperta nel 2024. Il primo Papa a rimettere piede in un edificio, nell'omelia ha definito «luogo simbolo della Chiesa in Francia». L'incendio, ha detto il Papa, ci ha fatto accorgere che «Notre-Dame è più di un monumento». La cattedrale ricostruita è stata indicata come luogo di incontro tra passato e futuro e tra cielo e terra. Ai fedeli presenti, Leone XIV ha detto: «Siate eredi consapevoli dei Padri e dei Santi della Chiesa che lungo tutti i secoli ci hanno trasmesso il significato profondo e la bellezza della liturgia, testimoniando sempre una grande umiltà davanti al Mistero celebrato». La giornata si è conclusa con la veglia di preghiera allo Stade de France nella periferia di Saint-Denis davanti a 80mila giovani che occupavano gli spalti già da ore. Sulla veglia si è soffermato con un bellissimo intervento Antonio Socci su Libero. l’Identità della Francia (con buona pace di Macron) è quella compagnia di Santi che ha commosso il Papa, Santi che hanno illuminato per secoli il cammino della nazione. Davanti a queste immagini vengono in mente le parole di Gilbert K. Chesterton: “Il Cristianesimo è stato dichiarato morto infinite volte. Ma, alla fine, è sempre risorto, perché è fondato sulla fede in un Dio che conosce bene la strada per uscire dal sepolcro”. Socci continua, “La Chiesa in Francia era data ormai per morta. L’incendio di Notre-Dame, nel 2019, sembrò il triste simbolo della fine. Ma oggi tutti sono sbalorditi a Parigi: non è risorta solo Notre-Dame, ma, venerdì, con il Salve Regina, cantato dal popolo e dal Papa davanti alla statua della Madonna e a quelle guglie, è risorta la Chiesa di Francia”. Per Socci, “Quello che è accaduto è già storia. Non segna solo la rinascita simbolica del cattolicesimo francese, ma anche il grande ritorno della Francia, della sua identità profonda, della sua storia millenaria, e con la Francia il ritorno delle patrie, dei popoli d’Europa, tutti profondamente segnati dal cristianesimo che ognuno ha fatto fiorire con il suo genio particolare e il suo accento nazionale. La chiave per capire questa svolta è la sorprendente veglia di venerdì tutta incentrata sulla storia cristiana della Francia, con i suoi re, i suoi innumerevoli santi rappresentati da giovani di oggi nello stadio che è esploso in un boato quando è arrivata, su un cavallo bianco, colei che impersonava santa Giovanna d’Arco – patrona di Francia e “liberatrice del regno” – con il suo stendardo che aveva i nomi di Gesù e Maria. La veglia, che ha commosso tutti, è stata l’esatta risposta figurata e vissuta all’appello lanciato da Giovanni Paolo II nella sua storica omelia del 1° giugno 1980 a Parigi. In quell’occasione papa Wojtyla delineò la sua grandiosa teologia delle nazioni che si fondava sulla Sacra Scrittura e sul magistero della Chiesa. Una teologia delle nazioni incentrata sul loro battesimo e sui santi dei diversi popoli che egli riteneva incarnazione delle loro identità”. Anche ai francesi, Wojtyla, ricordò la loro grande storia cristiana e i loro santi. E concluse: “permettetemi di domandarvi: Francia, figlia primogenita della Chiesa, sei tu fedele alle promesse del tuo battesimo? Sei tu fedele, per il bene dell’uomo, all’alleanza con la sapienza eterna?” La risposta è arrivata oggi, per Socci, dopo 46 anni: un grande sì e una Chiesa che ritrova se stessa, archiviando (speriamo per sempre) il progressismo. Leone raccoglie ciò che Wojtyla seminò e alimenta questa rinascita della Chiesa e della Francia. Importante il messaggio che arriva dal santuario di Nostra Signora di Lourdes per l'incontro con i vescovi francesi dopo aver parlato degli abusi su minori commessi da membri del clero. Leone XIV ha invitato la Chiesa alla conversione «per guarire dalle ferite profonde, dalle infedeltà e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno». «Riconoscere i nostri errori è indispensabile». La difesa della vita umana è stata protagonista nella Messa di Lourdes di fronte a 150.000 fedeli, moltissimi malati. «Davanti alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia, la grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana», ha detto il Papa nell'omelia aggiungendo che «questa terra di Francia scuote le nostre mentalità contemporanee» perché «qui nessuna fragilità viene respinta» e «le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli». Per Prevost «Lourdes è il luogo benedetto di una professione di fede nella bellezza e nella sacralità della vita” e quindi «la sua dignità non si misura e non si discute». In un Paese che ha da poco promulgato una normativa sul suicidio assistito, Leone XIV è stato esplicito e rivolgendosi direttamente a malati e disabili ha detto che «la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. Sempre rivolto ai malati, Leone ha ribadito che «nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità» perché «nessuno ha il diritto, mai, sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana» e «la medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata». E ancora: «non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa». Un discorso destinato a rimanere e a puntellare la posizione della Chiesa di sempre in materia di aborto ed eutanasia. E siccome i nostri giornaloni hanno scritto molto poco sul viaggio di Leone XIV in Francia, continuerò a parlarne nel prossimo intervento.
Torino, 29 settembre 2026
SS Arcangeli Michele, Raffaele
e Gabriele. DOMENICO BONVEGNA