A gennaio scorso Mario Adinolfi nel suo profilo facebook senza troppi formalismi, sosteneva esplicitamente di uccidere (usava proprio questa parola) l’ayatollah Khamenei, da trenta anni Guida suprema del regime islamista più oscurantista del mondo, contro cui si stanno ribellando dal 28 dicembre a Teheran e in tutte le città i ragazzi iraniani, le donne iraniane, gli omosessuali iraniani, i commercianti iraniani, tutti i cittadini iraniani liberi.
Il dittatore Khamenei ha ordinato di far sparare ad altezza uomo sui manifestanti, possibilmente in mezzo agli occhi, la pena di morte per chi sarà arrestato nelle proteste di piazza e sono già state arrestate. Adinolfi si appellava a Donald Trump: “aiuta chi lotta per un Iran libero e uccidi l’ayatollah Khamenei. Il tirannicidio per un cristiano è un atto legittimo e ora è tempo di uccidere il tiranno islamista che col suo regime assurdo opprime la libertà del popolo iraniano”. In una nota sul sito di Alleanza Cattolica anche Marco Invernizzi si pone la domanda se sia lecito sbarazzarsi di un tiranno che perseguita e uccide il proprio popolo (Iran. E’ lecito aiutare un popolo a liberarsi dal tiranno? 2.3.26, alleanzacattolica.org)
In Iran l’enorme problema e che va risolto è quello della libertà. “Non della libertà di cui si disquisisce qui in Occidente, dove la libertà c’è, anche se qualcuno vorrebbe toglierla a qualcun altro, ma si tratta della libertà vera, quella di potere dissentire dalla Repubblica islamica fondata nel 1979 dall’ayatollah Khomeini (1902-1989)”. Dopo un breve accenno alla storia dell’Iran, che va studiata e compresa tenendo conto delle profonde differenze culturali rispetto ai paesi di antica tradizione cristiana, Invernizzi fa riferimento ai problemi di oggi, innanzitutto, “liberarsi da un regime oppressivo, che impone con la forza la propria ideologia islamista, combatte il laicismo dell’Occidente con la violenza del fondamentalismo, disprezza la natura dell’uomo, creato libero e portatore di valori universali che ne fondano la dignità”. Per Invernizzi, “il peggior servizio che si può fare alla religione, anche a quella islamica, è costringere gli uomini e soprattutto le donne a seguirla, donne che sono le principali vittime della situazione drammatica in cui si trova l’Iran”. Certo è giusto battersi per la libertà, consapevoli che essa è un valore universale, comune a tutti gli uomini di qualsiasi religione, però, attenzione c’è il solito problema: la libertà da e quella per, Invernizzi ricorda un particolare. Quando i berlinesi nel 1989 attraversavano il confine del Muro abbattuto, la gente cercava anche i porno-shop. Mentre oltre la “Cortina di ferro arrivarono le logge massoniche, oltre ai movimenti cattolici e alla costituzione delle prime parrocchie, ossia arrivarono tutto il bene e tutto il male che c’era e c’è in Occidente. La libertà politica è così, permette ogni cosa, ma l’alternativa è la barbarie del totalitarismo”. Sui bombardamenti e la morte della Guida suprema, l’ottantaseienne Ali Khamenei, Invernizzi invita prima di criticare Trump, è doveroso pensare alle molte migliaia di persone, per lo più giovani, che sono state uccise dal regime in pochi giorni durante la recente repressione contro le proteste della popolazione iraniana. Circola su fb un breve filmato di una donna iraniana (Leila) che a Firenze protesta contro il finto pacifismo dei manifestanti di sinistra, a muso duro gli urlato: dove eravate quando il regime degli ayatollah uccideva 40mila persone. Del resto, gli iraniani, “A chi, se potessero, dovrebbero rivolgersi per chiedere giustizia e libertà per il loro Paese? A chi se non a quei Paesi, come l’America, che hanno la forza per poterli aiutare?”. Non nascondiamo la realtà, gli iraniani aspettavano gli interventi degli aerei americani su Teheran. Invernizzi, è abbastanza esplicito: “Gli Usa non possono sottrarsi al dovere che incombe su chi possiede la forza per fare rispettare la giustizia. Questo non significa che ogni gesto sia legittimo e accettabile, ma vuol dire che chi ha il potere di aiutare i più deboli ha anche il dovere di esercitarlo, con modalità moralmente accettabili. E non c’è dubbio che i più deboli, meritevoli di essere aiutati, siano gli iraniani che dal 1979 sono oppressi da una dittatura”. Il responsabile nazionale di Alleanza Cattolica non va oltre, non ha la competenza militare per capire se quanto sta accadendo possa essere veramente risolutivo e perché non conosce i veri obiettivi dell’intervento militare, se cioè abbia come scopo impedire la costruzione della bomba atomica da parte dell’Iran, oppure punti effettivamente a un cambio di regime, come ha detto il presidente Trump invitando gli iraniani a restare in casa fino a quando l’attacco non sarà terminato, per poi andarsi a riprendere il governo del loro paese. Tuttavia, “è indubbio che la caduta di un simile regime sarebbe un bene per gli iraniani e per il mondo intero, considerato anche che l’Iran è all’origine del terrorismo di Hamas, degli Hezbollah e degli Houthi. Ma potrà realmente avvenire e gli iraniani hanno effettivamente la forza per governare il Paese, una volta liberato da chi lo sta occupando dal 1979? Aspettiamo e preghiamo, per la loro libertà e per la sicurezza del mondo libero”. Certo l’eliminazione di Khamenei non significa che è caduto il regime degli ayatollah, così è stato anche per Maduro in Venezuela. Anche se l’Iran non è il Venezuela. Dal 1979 la rivoluzione komeinista ha comportato “un collante nel fanatismo ideologico-religioso dai connotati messianici, i pasdaran e milioni di apparatchik pronti a vendere cara la pelle”, scrive Federico Punzi, su atlanticoquotidiano. Fiamma Nirenstein afferma senza giri di parole, che il regime iraniano è un morbo, una malattia, prima di tutto per i suoi cittadini che ha ucciso quando sono scesi in strada e poi per tutto il mondo intero perché semina terrorismo. Tuttavia, “Se la campagna iraniana dovesse davvero portare nelle prossime settimane o mesi alla caduta degli ayatollah, o alla loro resa, Trump avrebbe rimodellato il Medio Oriente sulla base del dominio degli alleati Usa – Israele, monarchie del Golfo, Turchia – smantellando un altro pilastro, dopo il Venezuela, dell’architettura globale dell’asse Pechino-Mosca. Altro che Via della Seta, si aprirebbe lo spazio per l’IMEC, il corridoio economico che dall’India porta in Europa attraverso il Medio Oriente (gli alleati Usa: Emirati, Arabia Saudita, Israele)” (Federico Punzi, Venezuela, Iran: ecco la dottrina “Donroe” in azione, 2.326, atlanticoquotidiano.it)
Torino, 3 marzo 2026
S. Cunegonda, Imperatrice
sposa di S. Enrico II. a cura di Domenico Bonvegna