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La Storia del Portogallo da Santo Antonio aUn altro libro interessante che ho acquistato in occasione del mio soggiorno a Lisbona ha un significativo titolo: “De Santo Antonio a Oliveira Salazar por Portugal”. Sottotitolo sarcastico; “Perolas para porcos” (“Perle per maiali”). Pubblicato a Lisbona da Edicoes Fernando Pereira (1980)

L’opera è una un'antologia cronologica di testi poetici e in prosa (nonché brevi biografie) dedicata al concetto di "identità portoghese", che comprende figure storiche e letterarie da Sant'Antonio ad Antonio de Oliveira Salazar. Basterebbe solo questa impostazione del testo per dare lustro al nostro statista professor Salazar. La raccolta riunisce brani di varie personalità e scrittori portoghesi, ben 41brevi schede di figure che hanno reso grande il Portogallo, come Luís Vaz de Camões, Bocage, Almeida Garrett, Alexandre Herculano, Camilo Castelo Branco, Oliveira Martins, Eça de Queiroz, Guerra Junqueiro, Fernando Pessoa, Almada Negreiros, António Botto e lo stesso Salazar. Nella prefazione Taveira propone delle riflessioni sullo studio della Storia. Ieri come oggi, la Storia ci insegna che ai periodi di opulenza e benessere ne seguono altri in cui i principi fondamentali di un tempo sono considerati muffa superata, se non addirittura un bacillo dannoso che deve essere “sterilizzato”. Tuttavia, esisteranno sempre coloro che combatteranno per un nuovo ordine (o del disordine) magari per un passato al quale si sono aggrappati con maggiore o minore giustificazione. Taveira riassume un po' la storia del piccolo Portogallo con una popolazione paragonabile a quella di Londra. Parte dal Medioevo fino all’Estado Novo di Salazar, il Portogallo ha affrontato diversi passaggi storici, fino ad arrivare al 25 aprile (la rivoluzione dei garofani). In tutti questi periodi si alternano e si distinguono due tipi di umani: lo spirito nobile, più o meno altruistico che mira all’esaltazione se non alla difesa e alla salvezza della Patria in pericolo, e quello dell’ambizione sfrenata, vile e meschina. Il cui fine ultimo è la soddisfazione effimera di istinti bassi e vanità personali. Nelle pagine introduttive all’Antologia dei vari personaggi Miguel Taveira si lascia andare ad amare riflessioni sulle caratteristiche del popolo portoghese, che ha una enorme eredità di intelligenza e di resilenza, di sobrietà e di gentilezza, un tesoro nascosto nei secoli. E’ lo stesso popolo che ha costruito il Monastero dos Jeronimus e scritto la “Os Lusiada”. Riportiamolo alla luce, chissà che forse tornerà a vivere. Oggi sottolinea Taveira, la sicurezza della Patria esigeva con urgenza, alla guida del Governo, un uomo di intelligenza superiore, di nobile carattere, di spirito eroico e risoluto. Serviva un ciclone di Giustizia, per purificare l’aria. Del resto, le Nazioni si rigenerano attraverso la sofferenza e i sacrifici. La Redenzione viene dalla Passione. Sogno un grande uomo giusto e credente, uno come il generale Nuno Alvarez, che si inginocchiava prima di andare in battaglia. Ma oggi Alvarez non combatterebbe contro i castigliani, ma contro i portoghesi stessi. Il nemico vive tra le nostre mura. Nelle mille paludi dell’infamia che inondano le strade. I gangster infestano Lisbona. Oggi c’è una palude di bassezza, una melma di canaglia. Ci voleva un santo eroico con la verità sulle labbra e una spada in mano. Attenzione Taveira scrive queste amare righe appena cinque anni dopo l’avvento della cosiddetta “Rivoluzione dei garofani” che pose fine al salazarismo e doveva portare il progresso nel Portogallo. Traspare nelle parole dell’autore una certa nostalgia per l’uomo forte come lo è stato Antonio de Oliveira Salazar. Segnalo gli ultimi due contributi; l’interessante presentazione della rivista” Ordem Nova” (Nuovo Ordine) rivista Anti-moderna, Anti-liberale, Anti-democratica, Anti-borghese, Anti-bolscevica. Una rivista contro-rivoluzionaria, reazionaria, cattolica, Apostolica e Romana, monarchica, intollerante, e intransigente…Una rivista che reagisce contro le ignobili ideologie del secolo scorso. Ordem Nova non si lascia vincolare né dalle abiette farse della “sinistra”, né dalle spregevoli letargie della “destra”. Una rivista nazionalista, tradizionalista, che si rifà alla magnifica lezione di otto secoli di storia, resi possibili da una forza spirituale superiore ad animare e guidare l’attività della Nazione. Segue la pubblicazione di alcuni estratti dai discorsi pronunciati da Salazar negli anni 1928-1934, perlopiù di natura economica. “Sono favorevole al nazionalismo economico, - così moderato da essere per noi condizione e fondamento per la migliore cooperazione internazionale – non implica socializzazione, né si muove in direzione autarchica (che ho sempre considerato contraria alla vera economia) […]”. Un Paese che tiene alla propria indipendenza deve fare attenzione a non creare punti deboli sia nelle proprie finanze che nella propria economia”. Salazar, professore di economia all’università di Coimbra, è stato chiamato nel 1926 dalla Giunta militare a salvare il Portogallo che stava collassando economicamente. Sarebbe interessante citare altri passaggi interessanti delle sue tesi che riguardano il lavoro, gli operai, la produttività, la politica dei redditi. L’organizzazione del lavoro. La distribuzione della ricchezza che ha bisogno prima di crearla.

Alla fine, Taveira pubblica una dichiarazione di voto di Eduardo Freitas Da Costa, (1915–1980) noto giornalista, saggista, critico letterario e ideologo politico portoghese legato all'ala conservatrice e nazionalista durante il periodo dell'Estado Novo (il regime di António de Oliveira Salazar) e negli anni successivi alla Rivoluzione dei Garofani del 1974. Una dichiarazione che è un atto di accusa contro chi ha tradito e ha negato col silenzio quello che è stato per il Portogallo Antonio de Oliveira Salazar.

Torino, 4 novembre 2026

S. Carlo Borromeo.                                       DOMENICO BONVEGNA

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