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Santi

1609236459761 M5 widthAl secolo Eustachio, per tutti era “il Curatino”. Per 48 anni parroco di Sant’Andrea a Viareggio, don Antonio, grande devoto della Madonna, è un precursore delle forme organizzative dei laici. Morto di polmonite nel 1892, viene canonizzato da Giovanni XXIII nel 1962.   (Vaticannews.va)

Eustachio Pucci, secondo di otto figli, nacque da poveri contadini il 16 aprile 1818 a Poggiolo di Vernio, piccolo villaggio dell'alta Valle del Bisenzio, nella diocesi di Pistola. Siccome suo padre era anche sacrestano, fin da piccino Eustachio imparò a seguirlo in chiesa e a frequentare la canonica, dove Don Luigi Diddi impartiva lezione ai bambini della frazione priva di scuola comunale. Di carattere docile e mite, proclive alla pietà, il Pucci era piuttosto alieno dal far brigata con i suoi coetanei. Dopo la scuola, anziché trastullarsi nei prati, preferiva sedersi accanto alle sorelle e maneggiare con loro la rocca e il fuso. Suo svago preferito era aiutare il babbo nel curare il decoro della chiesa, prendere parte alle funzioni, accostarsi alla Comunione e nutrire una tenera devozione alla SS. Vergine.
La sua strada quindi non era quella comune. Un giorno, di ritorno dal Santuario di Boccadirio, a dodici chilometri circa da Poggiole, confidò a Don Luigi: "Io sono deciso di abbandonare il mondo e di entrare in convento...Lei non mi abbandoni; continui ad essere il mio sostegno e la mia guida. .. Però le confido di voler entrare in un Ordine che in un modo o in una altro sia consacrato alla Madonna. Voglio dare a lei la mia anima e tutto me stesso". Il cappellano conosceva l'Ordine dei Servi di Maria fondato nel 1233 da sette pii mercanti fiorentini sul Monte Senario. Quando lo volle accompagnare al convento della SS. Annunziata a Firenze (1837) il padre si oppose perché il suo diciottenne figliuolo era già in grado di condividere con lui le fatiche dei campi. Da buon cristiano, però, si arrese ai disegni che Iddio aveva sopra il suo Eustachio.
Al termine del noviziato Fra’ Pellegrino Romaggi attestò del Pucci: "Non solamente è stato sempre irreprensibile, ma anzi molto edificante, poiché ha sempre dimostrato un carattere docile, schietto e sereno; ha dato molte prove della costante sua ubbidienza, umiltà e soda pietà; come pure ha dimostrato un grande impegno nello studio e nell'adempimento di tutti i suoi doveri, per cui non ho avuto mai occasione di dubitare della sua vocazione allo stato religioso". Il Pucci poté così per cinque anni, continuare gli studi nel convento di Monte Senario, dove nel 1843 fece la professione solenne col nome di Antonio. Lo stesso anno fu ordinato sacerdote a Firenze, nella chiesa di San Salvatore, annessa al palazzo arcivescovile. Oppresso da tanta dignità, inginocchiato ai piedi del Crocifisso esclamò: "Signore, non sono degno! Signore, non sono degno!".
I superiori nel 1844 mandarono P. Antonio Pucci a Viareggio, in diocesi di Lucca, nel nuovo convento, a disimpegnare le mansioni di viceparroco. Fino all'ultimo giorno di vita egli fu nella parrocchia di Sant'Andrea un miracolo vivente di attività e di risorse apostoliche. Nel 1847, benché non avesse che ventotto anni e non ambisse cariche, le autorità diocesane lo nominarono esaminatore prosinodale, e i superiori dell'Ordine gli affidarono la cura della parrocchia; nel 1859 lo elessero Priore della sua comunità; nel 1883 lo nominarono Priore Provinciale per la Toscana, e quindi Definitore generale.
Il P. Pucci restò quel che era sempre stato, umile con tutti e fratello dei suoi fratelli ai quali non fece mai sentire il peso della sua autorità, pur sapendoli richiamare alla scrupolosa osservanza delle regole e dei voti, allo spirito di rinuncia e di mortificazione proprio dell'Ordine.
Il periodo del suo provincialato fu definito il regno della dolcezza, benché nelle visite che regolarmente faceva, riprendesse con santo coraggio quello che riteneva necessario riprendere. Nessuno poteva dolersene perché praticava quanto insegnava ed esigeva. (Santibeati.it)