Difende, nascondendole, le comunità cristiane in Panfilia, l’attuale Turchia, durante le persecuzioni dell’imperatore Decio. Ma lui si fa trovare a casa intento a pregare. Arrestato e torturato, si rifiuta di sacrificare agli idoli. Viene crocifisso, circondato da una folla di fedeli in preghiera. (Vaticannews.va)
Secondo una ‘passiones’ greca, Poplio (o Pollio) preside della Panfilia in Asia Minore, ricevuto l’editto di persecuzione dell’imperatore Decio (249-250), diligentemente mandò i cavalieri per tutta la provincia, con il compito di ricercare i cristiani e costringerli a sacrificare agli dei.
Nestore vescovo di Magydos, avendolo saputo, fece fuggire la popolazione cristiana dalla città, ma senza preoccuparsi di mettersi in salvo lui al sicuro.
Così quando giungono i soldati, egli è in preghiera nella sua casa, lo prelevano e lo conducono davanti al senato e al giudice (‘irenarca’) Nestore li segue senza opporsi; subisce l’interrogatorio e nonostante le minacce, si rifiuta di aderire all’editto imperiale a sacrificare agli dei.
Viene trasferito a Perge, al tribunale del preside della provincia, per un giudizio superiore, durante il viaggio avviene anche un terremoto; giunto a Perge, subisce un nuovo interrogatorio dall’‘adiutor’ Urbano, sottoposto a torture e infine viene crocifisso, circondato da una folla di fedeli in preghiera.
Il suo nome compare in date diverse del mese di febbraio, in tutti i “Martirologi” storici di Adone, Floro, Usuardo, ‘Geronimiano’, sinassari bizantini.
I Martirologi Occidentali medioevali lo ricordavano al 26 febbraio ed è a questa data che Cesare Baronio nel XVI secolo lo passò nel ‘Martirologio Romano’.
Il suo martirio, cioè la crocifissione è raffigurata in una miniatura del ‘Menologio di Basilio II’ conservato nella Biblioteca della Città del Vaticano.
Il nome Nestore è di origine greca e significa: ‘ritorno felice’, nonostante il suo significato, attualmente il nome e la parola Nestore indicano una persona molto vecchia, forse perché nell’Iliade di Omero, era un personaggio vissuto trecento anni; si usa dire ‘il nestore del gruppo’ per indicare il più anziano. (Santiebeati.it)