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Ca Rezzonico Cappella di Zianigo San Girolamo Miani Giandomenico TiepoloNacque a Venezia nel 1486 e intraprese la carriera militare. Caduto prigioniero, fece voto a Maria in cambio della libertà e ne uscì completamente rinnovato. Da allora si occupò in particolare degli orfani, fondando a Somasca la Compagnia dei servi dei poveri, i Chierici Regolari detti Somaschi. (Vaticannews.va)


Ambiente storico
La vita di Girolamo Emiliani (1486-1537) s’intreccia con quella di Gaetano di Thiene (1480-1547), di Gian Pietro Carafa (1476-1559) e di tanti altri illustri e benemeriti personaggi del mondo religioso e civile, e si riallaccia indirettamente a quel largo movimento di Riforma cattolica, cha salvò l’Italia dalle lotte religiose del protestantesimo, preservandola e nell’integrità di fede e dalle infiltrazioni ereticali.
Certamente, Girolamo non fu, in sé e per sé, un vero riformatore, ma un collaboratore efficace e dell’opera riformatrice del clero e del popolo, attraverso la fondazione di un’opera memorabile di carità e di educazione cristiana: il ricovero dei poveri orfani, abbandonati per strada all’ozio e al facile lenocinio del marciapiede, in seguito ai flagelli delle ricorrenti peste e dai conflitti facili, che in quel periodo decimavano le popolazioni di intere città.
Il problema assistenziale degli orfani, infatti, aveva assunto una forma più grave e più urgente dalla prima metà del XVI sec., specialmente nell’alta Italia devastata dalle guerre e dalle pestilenze, provocate dalla discesa degli eserciti stranieri di Carlo VIII, di Ludovico II e Francesco I re di Francia, di Massimiliano I e Carlo V imperatori di Germania, degli Svizzeri, dei Lanzichenecchi del generale Borbone (soldati mercenari tedeschi, famosi per la loro ferocia). Il periodo che va dal 1489 al 1527 è stato uno tra i più fatali e nefasti per l’Italia: affamata e straziata dai francesi, tedeschi, spagnoli, austriaci, svizzeri e anche da tanti italiani, quasi più stranieri degli stessi stranieri.
Turbe di pezzenti affamati e violenti, resi tali dalla fame, “cattiva consigliera”, giravano per le città e le campagne quasi deserte; la mala vita, altra piaga della fame, trionfava sfacciatamente, adescando giovinette inesperte e fanciulli abbandonati. Ogni città e quasi ogni paese aveva il suo martirio, che stringeva il cuore dei buoni, spesso incapaci di adottare o di indicare rimedi.
Come in ogni tempo, la Provvidenza, che governa il mondo con un filo invisibile ma reale, ha sempre suscitato in diversi modi uomini e opere, che solo la carità di Cristo può creare o ripristinare, così, anche in questo triste periodo, ha fatto rifiorire: scuole popolari, ricoveri di mendicità, case di protezione e di preservazione delle giovani, ospedali per le malattie incurabili, orfanotrofi per lenire le sofferenze dei più deboli e degli indifesi.

La vita  
Nella serenissima Venezia del 1486, nacque Girolamo da Angelo Miani ed Eleonora Morosini. La famiglia era già allietata da tre figli: Luca (1475), Carlo (1477) e Marco (1481). Il casato del Miani (detto anche Emiliani), pur essendo di estradizione nobile, non versava in buone condizioni economiche, a causa delle ricorrenti crisi di carattere sia politico sia militare, che dissanguavano ogni tipo di risorse.
Della prima giovinezza di Girolamo non si sa molto. A dieci anni, nel 1496, rimase orfano di padre, che, per motivi non del tutto chiari, presa la triste decisione di togliersi la vita, impiccandosi. Una simile tragedia ha certamente segnato profondamente non solo la famiglia, ma in modo particolare il piccolo Girolamo. Da un’antica biografia, questi viene descritto come un giovane “di gratioso aspetto, ma non vanitoso, era di colore alquanto bruno, di natura allegro, di animo ardito, di corpo forte e nervoso, di statura meno che mediocre, prodigo del proprio né punto avido dell’altrui, di maniere soavi e affabili, benché alle volte si lasciasse superare dall'ira” (P. Andrea Stella, La vita del venerabile servo d'Iddio il padre Girolamo Miani, nobile venetiano, Vicenza, 1605).
Come tutti i giovani patrizi della Serenissima, dopo il normale corso di studi, sognavano la carriera militare, che era tra le più redditizie dell’epoca, dal momento che Venezia stava vivendo un periodo di grande potenza economica e militare, a motivo della sua politica espansionistica anche in terra ferma; così anche Girolamo, all’età di vent’anni, nel 1506, entrò nel Maggior Consiglio, che era il massimo organo politico della città, dal quale uscivano tutte le decisioni più importanti. E nel 1509 intraprese di fatto la carriera militare.
Proprio l’anno prima, nel 1508, era scoppiato uno dei maggiori conflitti bellici sul territorio italiano del XVI secolo, che durò, quasi un decennio, fino al 1516. Era la guerra della Lega di Cambrai contro Venezia, per arrestare la sua forte politica di espansione in terraferma. Alla Lega parteciparono, oltre alla Francia e allo Stato Pontificio, quasi tutte le potenze europee. La fortezza di Castelnuovo di Quero, in posizione strategica lungo il Piave, fu affidata al comando del fratello di Girolamo, Luca. A causa del suo ferimento che lo rese invalido, lo stesso Girolamo assunse il ruolo di castellano e difensore del bastione.
Il 27 agosto 1511, però, la fortezza fu cinta d’assedio da truppe francesi e austriache, che la conquistarono in poco tempo, anche perché molti dei soldati veneziani fuggirono prima dell’assalto; Girolamo con un manipolo di fidati soldati sostenne l’assedio fino all’ultimo, restando prigioniero del nemico. Venne rinchiuso nelle stesse prigioni del castello con catene ai piedi, alle mani e al collo, secondo le leggi ferree della guerra. (continua su Santiebeati.it)