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yvonne reungoat(Roberta Gisotti) È suor Yvonne Reungoat la nuova presidente dell’Unione superiore maggiori d’Italia (Usmi), eletta nell’ambito della sessantacinquesima assemblea nazionale dell’organismo conclusasi oggi a Roma, incentrata sul tema «L’arte del passaggio dalla multiculturalità all’interculturalità».
Madre Reungoat, francese, 73 anni, da dieci alla guida delle Figlie di Maria Ausiliatrice, succede a suor Maria Regina Cesarato, superiora generale delle Pie discepole del Divin Maestro, che lasciando l’incarico quinquennale ha auspicato che in futuro le comunità delle suore, «molte delle quali sono internazionali, con il fermento del Vangelo riescano a diventare interculturali», sperimentando «la Pasqua delle culture». L’Unione delle superiore maggiori — sorta nel 1950 in un contesto di rinnovamento degli istituti religiosi femminili promosso da Pio XII — vanta oggi di essere «sereno e fraterno punto di riferimento» per oltre seicento congregazioni presenti in Italia, suddivise in circa diecimila comunità. 
Quali sfide si presentano oggi sul cammino dell’Usmi?

Bisogna prendere coscienza che la multiculturalità è un primo passo da vivere. Poi c’è il secondo passo dell’interculturalità, che è quello di imparare a dialogare, ad arricchirsi reciprocamente. È un cammino di comunione profonda, perché è Cristo che ci permette di riconoscerci come fratelli e sorelle. Le sfide sono certamente importanti perché è un passaggio che non si realizza automaticamente ma richiede una consapevolezza, una presa di coscienza e una decisione a fare dei passi avanti in questa direzione. E comporta anche di spendere tempo nell’ascolto reciproco, nel distacco da se stessi per cercare di capire gli altri a partire da altri schemi e da altri modi di pensare. Io credo quindi che l’interculturalità sia il cammino da percorrere per la pace nel mondo. E lo possiamo dire anche per la inter-religiosità, perché nella condivisione dei carismi c’è una forza dello Spirito santo che si attiva. Penso che questa sia la via del futuro: è una via di grande arricchimento reciproco e anche un segno per la stessa società. Oggi, infatti, di fronte al grandissimo fenomeno della migrazione, occorre scoprire l’opportunità di questi movimenti, che sono irreversibili, e fare un cammino per integrarli e accompagnarli formando anche le nuove generazioni a questa capacità di vita interculturale: penso che questa sia una sfida del mondo odierno, che non può lasciare indifferenti.
Nell’assumere il nuovo incarico di presidente, il suo sguardo sarà rivolto più all’interno della vita comunitaria delle suore o spazierà anche nel mondo esterno, alle congregazioni e agli istituti associati all’Usmi?
Secondo me non può essere solo uno sguardo volto all’interno, perché la vita religiosa è chiamata a essere un segno profetico nel mondo, nella società e nella Chiesa. La nostra vita religiosa non ha infatti senso in se stessa e per se stessa. E dunque le grandi sfide del mondo di oggi ci interpellano.
Come valorizzare la presenza delle suore e più in generale far ascoltare la voce delle donne nella Chiesa?
Anzitutto va detto che esiste una realtà radicata: la vita religiosa delle suore è molto, molto presente sul terreno. Penso per una vocazione alla prossimità, anche per il fatto di essere donne. Siamo infatti presenti in ogni angolo del mondo, in particolare nei luoghi più difficili, poveri, lontani. Come renderla visibile, fare in modo che, magari, diventi anche sorgente di nuovi modelli di vita? Questa è una domanda che ci interroga particolarmente a livello di comunicazione, cioè dobbiamo trovare il modo di poter comunicare di più le tante esperienze che si vivono e che se non vengono comunicate rimangono a livello locale e possono perdere la loro forza profetica nel mondo di oggi. Oggi non possiamo non contare nel mondo della comunicazione per trasmettere valori, messaggi e esperienze.
A proposito di comunicazione, lei ha una pagina ufficiale su facebook. Qual è il suo rapporto con la rete?
Credo davvero che la rete sia una realtà importante. Insisto molto nella nostra congregazione sull’importanza della comunicazione in rete e anche sulla formazione in tal senso. Io personalmente ne sono convinta. A volte però mi manca il tempo per dedicarmi di più a questa attività.

© Osservatore Romano - 7 aprile 2018