Il paradosso di una piccola città
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Il Signore, il cui volto non si poteva vedere senza morire, e il cui nome gli ebrei non volevano nemmeno pronunciare, si è fatto carne nel seno di una donna, diventando un uomo. Su questo paradosso scriveva nel IX secolo Teodoro Studita, il monaco di Costantinopoli che avversava la politica iconoclasta dell'imperatore bizantino Leone v: "l'Inconcepibile viene concepito nel grembo di una Vergine; l'Incommensurabile si fa alto tre cubiti; l'Inqualificabile acquista una qualità; l'Indefinibile si alza, si siede e si corica; e l'Incorporeo entra in un corpo".
L'arte di rappresentare il Figlio di Dio è proprio fondata su questa antinomia fondamentale del credo cristiano: il Verbo che si fa carne, un Dio assolutamente Altro e intimamente presente che esiste prima del tempo e oltre lo spazio, ma che poi nasce nel tempo, duemila anni fa, e nello spazio, in Giudea. I cieli non possono contenerlo, ma il mistero di Dio viene contenuto nel grembo di Maria.
L'insistenza del Papa sulla questione di Dio
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Benedetto XVI - senza dubbio il più appassionato e convinto sostenitore di un ritrovato incontro con Dio che renda più abitabili la terra e le case degli uomini - invita anzitutto a compiere passi ragionevoli verso un Dio non generico, ma che si è incarnato in Gesù Cristo. Così, il suo pontificato si sta delineando sempre più come ponte tra Dio e la modernità. Il Pontefice, prima di ogni altra preoccupazione, ha aperto perciò nella Chiesa una nuova attenzione alle cose dello spirito.
L'aggiornamento e la formazione i rimedi anticrisi
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Comboniano, psicologo e psicoterapeuta
L'identità della persona è alla base della sua crescita personale e del suo progetto di vita. In psicologia, l'identità riguarda il senso del proprio essere che si rafforza e si distingue con le caratteristiche d'ognuno. L'identità è anche una costruzione della memoria psichica che ognuno ha, che cresce e si rafforza con il procedere del tempo.
C'è un'identità che riguarda anche la missione sacerdotale, alla quale ogni presbitero si richiama nel lavoro pastorale che svolge. Un'identità che certamente non è una proprietà privata, ma è frutto d'una relazionalità profonda ispirata al modello trinitario ed espressa in una fraternità concretamente vissuta nella propria Chiesa locale di appartenenza. È un'identità essenzialmente relazionale, che - lo ricorda l'esortazione apostolica Pastores dabo vobis, n. 12 - risponde al bisogno di consistenza psicologica ed esistenziale di ogni chiamato.
Se il prete si sente privato di questa chiarezza interiore, egli rischia di smarrire il significato del proprio coinvolgimento vocazionale ed entra in una spirale di disorientamento che compromette la sua identità sacerdotale. Senza un orientamento di senso egli può restare profondamente deluso, soprattutto se si trincera dietro tutte quelle "tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie" (Novo millennio ineunte, n. 43).
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