Quel genio sbalestrato di Borromini
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"Di questo tale architetto parlando il Bernino con un gran Prelato, il quale gli diceva non poter soffrire, che quegli per troppa voglia di uscir di regola, di buon disegnatore e modellatore che egli era, avesse sbalestrato tanto nelle opere sue, che paresse, che alcune di esse tirassero alla maniera Gottica, anziché al buon moderno e antico; disse, signore dice ella molto bene, ed io stimo che, meno male sia essere un cattivo Cattolico, che un buon Eretico".
Il giudizio su Francesco Borromini riportato dal Baldinucci nella sua biografia di Bernini è espresso in termini metaforici ma alcuni studiosi lo hanno interpretato in modo letterale come una accusa di eterodossia, tesi corroborata dal fatto che il grande architetto ticinese, cultore di Seneca, morì suicida nel 1667, dopo essersi gettato sulla sua spada.
Troppe cose però contrastano con questa tesi e consentono addirittura di rovesciarla. Anzitutto alcuni dati di fatto che emergono dai documenti. In punto di morte, Borromini ebbe tempo di pentirsi, di redigere il suo testamento e di ricevere i sacramenti e fu sepolto nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, nella tomba di Carlo Maderno, manifestando la volontà di non essere ricordato da nessuna lapide, segno commovente di umiltà da parte di un uomo che si era conquistato in vita fama e notorietà.