Il crocifisso nell'arte e nella liturgia
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Il 15 maggio, nella chiesa dell'Annunziata a Pesaro, viene presentato il volume Il Crocifisso e la Maddalena. Meditazioni sul capolavoro di Federico Brandani (Roma, Art, 2009, pagine 136, euro 28, a cura di Stefano Zilia Bonamini Pepoli, con prefazione di monsignor Guido Marini, Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie) realizzato in occasione del restauro della scultura cinquecentesca conservata nella chiesa di Sant'Agostino a Pesaro. Pubblichiamo stralci del saggio scritto dall'abate vicepresidente della Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa.
di Michael John Zielinski
La croce identifica il cristianesimo, riunendo nel mistero l'abbassamento e l'innalzamento di Cristo. Per questo il credente acclama Ave, crux gloriosa. La teologia dell'incarnazione del Verbo dà ragione della kènosis, lo "svuotamento" di Dio, poiché attraverso di essa si manifesta la potenza della risurrezione salvifica di Cristo.
A motivo di tale centralità nell'annuncio del Vangelo, nella teologia e nella liturgia, la croce è stato uno dei primi soggetti rappresentati, a mosaico o dipinta, sulle absidi delle basiliche paleocristiane. Dalle ricostruzioni delle basiliche costantiniane, all'inizio del iv secolo, sembra che le absidi presentassero una croce su uno sfondo di mosaico dorato luminoso. Dopo la pace costantiniana, la croce, assunta come nuovo emblema del potere imperiale, era divenuta, infatti, anche simbolo glorioso del trionfo di Cristo.
Tema teofanico per eccellenza, la croce era direttamente connessa alla celebrazione liturgica, come elemento di attrazione dell'assemblea in preghiera e, nelle chiese orientate, indicava il punto da cui il Signore era sorto, come il sole, e da cui ci si attendeva il suo ritorno.
Salì al cielo come primizia
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Nel quarantesimo giorno dopo la Risurrezione la festa dell'Ascensione del Signore è attestata già in Eusebio di Cesarea intorno al 325; un secolo e mezzo più tardi Egeria parla di una celebrazione a Betlemme, e non sul Monte degli Ulivi da dove il Signore ascende in cielo e dove invece il raduno dei fedeli col vescovo nel luogo dell'Ascensione e la lettura del vangelo viene fatta la vigilia della Pentecoste. Per la festa, Gregorio di Nissa e Giovanni Crisostomo (e Agostino in ambito latino) hanno omelie.
La tradizione siro-occidentale collega molto strettamente l'Incarnazione, la discesa del Verbo di Dio, e la sua Ascensione: "Oggi il Cristo Dio si innalza dal monte degli ulivi fino al suo Padre glorioso. Oggi gli angeli fanno conoscere agli apostoli il grande mistero della seconda venuta di Cristo. Noi lo vedremo coi nostri occhi di carne". Cristo, salendo in cielo con l'umanità assunta da noi, la fa entrare nel luogo santo, la glorifica e la porta nel paradiso: "Tu sei entrato nel Santo dei santi e hai preso possesso della dimora non fatta da mano d'uomo. Salendo in cielo ci hai aperto le porte che Adamo nostro primo padre ci aveva chiuso in faccia. Ci hai fatti sedere alla destra di tuo Padre, e gli hai fatto un dono che non può rifiutare, il corpo umano che avevi preso da noi".
Tutti noi redenti, portati con Cristo in cielo, diventiamo offerta al Padre. Questo è un aspetto che si ritrova molto chiaramente nella tradizione siro-orientale, che, chiudendo l'anno liturgico con le quattro domeniche della "dedicazione della Chiesa", sottolinea come la comunità dei redenti dal sangue di Cristo viene presentata e offerta al Padre come corona dell'anno liturgico nel momento della sua piena glorificazione.
Fatima: i fatti, i luoghi, i tempi
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Il resoconto del fatto più importante del secolo scorso: le apparizioni di Fatima. Suggellate dal miracolo del sole, osservato da decine di migliaia di persone, distanti anche 40 chilometri.
[Da "Il Timone" n. 17, gennaio/febbraio 2002]
La primavera del 1916. In una zona centrale del Portogallo, angolo d'Europa dove il terribile conflitto in corso non arriva e non arriverà, tre fanciulli, Lucia de Jesus dos Santos e i fratelli Francesco e Giacinta Marto, cugini di Lucia, rispettivamente di nove, otto e sei anni, stanno pascolando le greggi in una località vicina a Fatima, frazione del comune di Vila Nova de Ourém, detta "Loca do Cabeco". All'improvviso, nonostante la giornata serena, si leva un forte vento. Poco dopo, verso oriente, inizia a prendere forma, in "una luce più bianca della neve", una figura "con l'aspetto di un giovane trasparente, più splendente di un cristallo attraversato dai raggi del sole, [...] dai quattordici ai quindici anni, di una grande bellezza". Il giovinetto si rivolge ai bambini, dicendo; "Non abbiate paura. Sono l'Angelo della Pace. Pregate con me. E, inginocchiato a terra, curvò la fronte fino al suolo", ripetendo per tre volte: "Dio mio! Credo, adoro, spero e vi amo, Vi chiedo perdono per coloro che non credono, non adorano non sperano e non vi amano". I pastorelli non fanno parola con alcuno dell'accaduto.