Cristiani non si nasce ma si diventa
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"Cristiani non si nasce ma si diventa": le parole di Tertulliano (Apologetico XVIII, 5) dicono bene quel mistero della generazione alla vita in Cristo, più profondo del dono stesso della vita naturale, che si realizza grazie alla mediazione di un padre o di una madre esperti nell'arte dell'accompagnamento spirituale. La tradizione dei padri, soprattutto nella Chiesa d'oriente, è unanime nel riconoscere il carattere fondamentale di questa relazione: "Quanti non hanno avuto padre, non sono divenuti figli. E quanti non sono divenuti figli, è chiaro che non sono venuti all'esistenza. E quelli che non sono venuti all'esistenza non sono entrati nel mondo spirituale...", scrive Simeone il Nuovo Teologo all'inizio del secondo Millennio.
Veramente liberi e liberamente veri
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"Humanae vitae: attualità e profezia di un'enciclica" è il titolo del congresso internazionale che si svolge il 3 ottobre nella sede romana dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Il cardinale arcivescovo di Bologna ha sintetizzato per noi i temi della sua lectio magistralis.
RIPRENDERE LO SMANTELLAMENTO ARSENALI NUCLEARI
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Nel suo discorso il prelato ha ricordato che la IAEA lavora per proteggere e promuovere la vita "in uno degli spazi chiave dell'ambiente umano: l'uso pacifico dell'energia nucleare" e che la storia di questo organismo attesta la necessità di "riunire le forze per il benessere della famiglia umana".
Riunire le forze significa, in primo luogo - ha proseguito - "il dovere di condividere le conoscenze, di costruire un consenso comune attraverso lo sforzo e l'impegno. Per questo il lavoro della IAEA nei suoi tre settori di competenza: tecnologia, sicurezza e verifica, deve essere sempre unito e associato, mai diviso e opposto".
"la Santa Sede desidera vedere lavorare tutti gli Stati insieme per (...) promuovere la sicurezza e la protezione nucleare e garantire che i materiali nucleari non vengano usati per altri propositi e che non ci siano attività nucleari non dichiarate. Così si contribuirà non soltanto a combattere al terrorismo nucleare, ma anche alla promozione della cultura della vita e della pace, favorendo lo sviluppo integrale dei popoli.
Il secondo aspetto del dovere di lavorare congiuntamente, ha segnalato l'Arcivescovo, è di farlo "per l'uso di una tecnologia innocua e pacifica che rispetti l'ambiente e venga incontro alla popolazione più svantaggiata". La globalizzazione esige che si contribuisca "non soltanto ad un progetto specifico o al lavoro di taluni organismi e governi, ma soprattutto al bene comune di tutta l'umanità. Per questo, la misura del valore di un progetto sarà dato dall'impatto che avrà sui valori umani e culturali, così come il benessere economico e sociale di un popolo o di una nazione".
Riferendosi al disarmo nucleare, terzo aspetto del dovere, il prelato ha affermato che non si può permettere che il Trattato di non proliferazione nucleare si indebolisca, perché è: "la pietra angolare del regime globale della non proliferazione" e "un elemento importante per lo sviluppo dell'energia nucleare per fini pacifici".
Per ultimo, il Segretario per le Relazioni con gli Stati, ha affermato che la Santa Sede "incoraggia tutti i responsabili in questo settore a riprendere con maggiore impegno lo smantellamento reciproco e progressivo degli arsenali nucleari esistenti". "La sicurezza mondiale - ha ribadito - non deve dipendere dalle armi nucleari" e "la Santa Sede considera che il Trattato di proibizione generale di esperimenti nucleari (CTBT) è un importante strumento per conseguire tale fine".