L'insegnante? Un mestiere terribile e necessario
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di Silvia Guidi "Non avere maestro è come non avere a chi domandare e, ancora più profondamente, non avere colui davanti al quale interrogare se stessi, il che significherebbe restare chiusi all'interno del labirinto primario che in origine è la mente di ogni uomo; restare chiuso come il Minotauro, traboccante d'impeto senza via d'uscita". Dopo una conversazione con don Carlo Nanni, rettore dell'Università Pontificia Salesiana, vengono in mente le parole di María Zambrano sull'educazione come un bisogno primario, come l'"alimento" necessario al giovane come il cibo e l'aria che respira perché sviluppi le sue potenzialità e scopra se stesso. Non avere interlocutori, non avere maestri da ascoltare e seguire - anche da contestare, ma sempre all'interno di un dialogo - lascia i ragazzi impantanati nel piccolo ambito della loro immaturità, nella presunzione acerba che può trasformarsi in apatia o in aggressività arrogante, bruciando via il tempo che dovrebbe essere più denso di energie e di scoperte nei pomeriggi vuoti in sala giochi o emulando l'ultima bravata vista su YouTube per cercare scampo alla noia; in sintesi, tutto quello che viene frettolosamente archiviato come "disagio giovanile" o "bullismo".