Quattro giornalisti italiani nelle «mani» dei lealisti: ucciso l'autista
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Aggrediti e derubati dai banditi ora sono nelle mani dei lealisti
La telefonata: «Stiamo bene»
Appello Ue: liberateli subito
Quattro giornalisti italiani sono stati sequestrati in Libia. Si tratta di Domenico Quirico de La Stampa, Giuseppe Sarcina ed Elisabetta Rosaspina del Corriere della Sera e Claudio Monici di Avvenire. Secondo quanto riferisce l'emittente satellitare al Jazeera il sequestro è avvenuto nei pressi di Zawiya, città della Libia nord-occidentale a 50 km da Tripoli. I quattro stanno bene: la notizia è arrivata da Monici al quale è stata data la possibilità di telefonare al quotidiano per cui lavora. Monici nella telefonata ha riferito che erano stati rapiti da un gruppo armato mentre stavano andando in macchina da Zawiyah a Tripoli. I quattro sarebbero stati derubati e malmenati, mentre il conducente dell'auto sarebbe stato ucciso.Il console italiano a Bengasi Guido De Sanctis ha dichiarato che i giornalisti si trovano in un appartamento a Tripoli, tra Bab Al-Aziziya e l’Hotel Rixos. Gli inviati «stanno bene» ed hanno fatto sapere, nella telefonata, che al termine del Ramadan «sono stati anche rifocillati con cibo e acqua». Dall’appartamento, ha aggiunto, si vede un noto centro commerciale di proprietà della figlia di Gheddafi.
Il Quirinale e la Presidenza del Consiglio, in continuo contatto con l'unità di crisi della Farnesina, seguono di minuto in minuto la vicenda. Anche l'Ue si mobilita per la liberazione dei quattro reporter. «Il rapimento dei cronisti italiani in Libia è una notizia davvero molto preoccupante», ha sottolineato Michael Mann, portavoce dell'Alto rappresentante per gli affari esteri Catherine Ashton, ricordando che per Bruxelles i giornalisti presenti sul posto «stanno facendo un lavoro estramamente coraggioso e dovrebbe essere permesso loro di svolgerlo in sicurezza».
Per Amnesty International Italia il sequestro dei giornalisti italiani in Libia «è l’ennesimo crimine internazionale» perpetuato a danno «di persone che masticano diritti umani e che li raccontano ogni giorno con grande professionalità». Per questo l'organizzazione, per bocca del suo portavoce Riccardo Noury, ne chiede «la liberazione » e ribadisce il suo fermo «no» a «usare i giornalisti come merce di scambio». «Si tratta dell’ennesima conferma - dice Noury - che per Gheddafi non possa esserci nessuna impunità o immunità ma un processo per crimini contro l’umanità».
© www.lastampa.it - 24 agosto 2011