Omelia tenuta da S. Ecc. Mons. Luigi Negri alla S. Messa solenne in Forma Extraordinaria del Rito Romano
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Pentecoste 2013 Pellegrinaggio emiliano-romagnolo dei “Summorum Pontificum” - Santuario della Madonna del Poggetto
Fonte: http://www.missagregoriana.it/
La S. Messa secondo il rito antico è celebrata oggi nella grande Solennità di Pentecoste, che ricorda alla Chiesa di ogni tempo, di ogni momento, e quindi ad ogni cristiano, che l’avvenimento della Fede e quindi lo svilupparsi della Fede in una vita di comunità e in una vita di comunione, in una pratica della carità, in un esercizio attivo della missione, tutto questo nasce dal miracolo dell’effusione dello Spirito Santo nel cuore dei fedeli, che è dono purissimo del Signore!
Liturgia, la sovrastruttura è bellezza
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Il tema della liturgia è stato centrale nel magistero di Benedetto XVI, che ha sempre combattuto contro abusi e degenerazioni del periodo post-conciliare. Chi ha mal sopportato quegli interventi pensa ora, in questo inizio di pontificato di Francesco, all'insegna della semplicità, di tornare indietro. Così che espressioni come "vivere la liturgia con semplicità e senza sovrastrutture" si sentono sempre più spesso, equivocando il concetto di semplicità. Per capire bene il valore della semplicità nella liturgia e il rapporto con la fede abbiamo chiesto l'intervento di un esperto di liturgia come monsignor Nicola Bux.È sempre Cristo che battezza
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di INOS BIFFICol suo sottrarsi alla visione sensibile dei discepoli, il Signore Gesù non si allontana da loro; così come, oltrepassando la condizione della vita terrena, non abbandona il mondo attuale. La gloria non lo pone fuori della storia. Al contrario, è proprio la gloria a renderlo ancora più potentemente e intimamente presente e operante nell’umanità e nell’universo.
Non c’è luogo o tempo, ormai, che non sia sovrastato e compreso dal Risorto. Lo stato glorioso non è un prolungarsi del tempo all’indefinito; è, invece, il superamento della dimensione scandita dai ritmi temporali, che si trovano ora interamente inclusi e attratti dal Cristo asceso al cielo, al quale appartiene «ogni potere in cielo e sulla terra» (Ma t t e o , 28, 18). Da questa ascensione di Gesù al cielo viene la possibilità dei sacramenti, dove si ritrova e si dispiega una delle forme più intense e forti della sua presenza. L’economia sacramentale è tutta pervasa dall’attuale signoria di Gesù, unico e universale principio di salvezza. I santi segni sono efficaci di grazia perché egli invisibilmente ne è l’“attuale” e principale celebrante. Sia Ambrogio, sia Agostino e poi Tommaso d’Aquino insistono su questa interiore presenza di Cristo che conferisce valore ai sacramenti. Ambrogio in una notte pasquale affermava: «A battezzare non sono stati né Damaso né Pietro né Ambrogio né Gregorio [Nazianzeno, rispettivamente vescovi di Roma, Alessandria, Milano e Costantinopoli]: nostro è il servizio, tuoi sono, o Signore, i sacramenti» (De Spiritu Sancto, 1, prol., 17). Ossia: sei tu a conferire ai nostri gesti esteriori un intimo valore sacramentale, efficace di grazia. Agostino parla del «Cristo che battezza non con un ministero visibile, ma con la grazia occulta, con occulta potenza nello Spirito Santo» (Contra litteras Petiliani, 3, 49, 59), e afferma: «Siano Pietro, o Paolo, o Giuda a battezzare, in realtà colui che battezza è sempre Cristo» (cfr. In Iohannis euangelium tractatus, 6, 7). Tommaso scrive: «È Cristo che principalmente e interiormente battezza» (Super 1 ad Corinthios, 1, 2, n. 28), così come — il testo è attinto dallo pseudo Crisostomo — nell’Eucaristia «è ora presente anche Cristo: colui che ha ornato la mensa [del cenacolo], è lo stesso che consacra anche questa mensa» (Catena aurea in Marcum, cap. 14, lectio: 6). «Autore di questo sacramento è Cristo; infatti, benché sia il sacerdote a consacrare, è Cristo stesso che conferisce efficacia al sacramento, dal momento che il medesimo sacerdote consacra in rappresentanza (in persona) di Cristo» (Super euangelium Iohannis reportatio, cap. 6, lectio 6, n. 961). Possiamo, infine, ricordare il perspicuo testo della Sacrosanctum concilium: «Cristo è presente con la sua potenza nei sacramenti, di modo che, quando uno battezza, è Cristo stesso che battezza» (n. 7). Né per questo l’opera della Chiesa è solo estrinseca o puramente “o ccasionale”. Al contrario: l’azione di Cristo si compie attraverso il gesto sacramentale della Chiesa, la quale, celebrando, manifesta l’obb edienza al suo Signore e l’a m o ro s a fedeltà al suo Sposo. I segni rituali esprimono la sua comunione con lui: essi sono come lo spazio che il Risorto colma della sua presenza e della sua grazia. Più che la Chiesa ad andare a Cristo, è Cristo che viene alla sua Chiesa che ne fa memoria e, prim’ancora, che suscita e tiene vivo in lei il desiderio. Ma, proprio perché Cristo è esaltato nella gloria (cfr. Filippesi, 2, 9), e gli appartiene ogni potere in cielo e sulla terra (cfr. Ma t t e o , 28, 18), la sua opera non è circoscritta, né circoscrivibile, nei confini di un tempo determinato o di un luogo delimitato; come non è demarcabile nei termini inoltrepassabili e imprescindibili di un gesto specifico. Al suo nome e alla sua signoria si piega «ogni ginocchio, nei cieli, sulla terra e sotto terra» (cfr. Filippesi, 2, 10). E, infatti, ripete Tommaso d’Aquino, «Dio non ha legato la sua potestà ai sacramenti, così da non poter raggiungere l’effetto dei sacramenti senza i sacramenti stessi» (Summa theologiae, III, 64, 7, c; cfr. In Jeremiam prophetam expositio, cap. 1, sectio 3). Ed enuncia il principio: «Si può conseguire la “re a l t à ”di un sacramento, prima della recezione del sacramento, in virtù del desiderio di riceverlo» (Summa theologiae III, 70, c). Si può ottenere l’effetto — cioè la “realtà”(res) — per esempio dell’Eucaristia (come anche del Battesimo) quando ne sia vivo il desiderio, e ci si trovi nella condizione di non poter ricevere il sacramento. Si ha in tal caso la “manducazione spirituale”, che significa non una sostituzione o una lontana imitazione della comunione eucaristica, ma l’assunzione dell’effetto o del frutto del sacramento stesso, che è la carità o l’unione con Cristo e con il suo corpo mistico che è la Chiesa; in altre parole, la riuscita del sacramento. All’origine di tutto questo sta l’incombenza sulla storia di Gesù risuscitato, che colma l’intenzione e il cuore di chi sinceramente vuole essere unito a lui e non può passare attraverso il segno sacramentale. Ma osserviamo che, anche in tal caso, non si prescinde dalla Chiesa, dal momento che l’esito di quel desiderio è la partecipazione all’unità ecclesiale, che è esattamente il frutto dell’Eucaristia: «La realtà del sacramento è l’unità del Corpo mistico, senza la quale non ci può essere salvezza: a nessuno, infatti, è aperta la porta della salvezza fuori dalla Chiesa, come fuori dall’arca, che significa la Chiesa, nel caso del diluvio» (Summa theologiae, III, 73, 3). Non si prescinde, inoltre, dalla Chiesa, perché lo stesso Cristo opera sempre in intima comunione con la Chiesa, sua Sposa.
© Osservatore Romano 19 aprile 2013