Visita di cortesia al Presidente della Repubblica
Alle ore 11.00, il Santo Padre Leone XIV è giunto in auto al Palazzo dell’Eliseo per la visita di cortesia al Presidente della Repubblica.
Al suo arrivo il Pontefice è stato accolto dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, e ha ricevuto gli onori militari e, in seguito, la foto ufficiale, lo scambio dei doni nel Salon des portraits, l’incontro privato e la presentazione della famiglia.
Al termine Papa Leone XIV si è diretto nella Salle des fêtes per il successivo incontro.
Incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico
Alle ore 12.20 nella Salle des fêtes ha avuto luogo l’incontro con Autorità politiche e religiose, imprenditori, rappresentanti della Società Civile, della cultura e del Corpo Diplomatico, nel corso del quale il Presidente della Repubblica ha rivolto ai presenti il suo Discorso.
A seguire il Santo Padre ha pronunciato il suo Discorso.
Al termine dell’incontro il Pontefice ha salutato alcuni dei presenti.
Successivamente Papa Leone XIV si è trasferito in auto alla Nunziatura Apostolica per il pranzo in privato.
Pubblichiamo di seguito il Discorso che il Santo Padre ha pronunciato nel corso dell’incontro.
Signor Presidente,
Distinte Autorità e membri del Corpo Diplomatico,
Signore e Signori,
è per me una grande gioia trovarmi oggi tra voi. Le sono particolarmente grato, Signor Presidente, per il Suo cordiale invito a visitare la Francia, e La ringrazio per le parole di benvenuto che mi ha rivolto. Attraverso di Lei, saluto anche tutti coloro che abitano questo Paese dal vasto patrimonio culturale e religioso. Insieme formano un popolo in cui la diversità delle origini contribuisce a vivificare e arricchire la convivenza e la vita democratica. Desidero inoltre assicurarvi, Signor Presidente, Signore e Signori, che la Francia è molto spesso al centro delle preghiere del Papa, che non dimentica le sue origini familiari normanne e bearnesi.
Il mio viaggio in Francia inizia dalla capitale del vostro Paese, Parigi, spesso definita la Ville lumière. Da secoli la Francia risplende come un faro culturale, artistico e spirituale, non solo in Europa, ma anche nel mondo. Forte delle sue Scuole cattedrali, delle sue Università e delle sue Accademie, luoghi essenziali di ricerca della verità, la Francia ha contribuito a forgiare l’intelligenza dei popoli, ben oltre i propri confini. L’illuminazione di menti francesi d’eccezione, che erano al tempo stesso grandi cattolici, sottolinea quanto le scienze, le arti, la letteratura e la filosofia possano contribuire al bene dell’umanità, quando sono orientate alla ricerca del bello, del bene e del vero, affinché il mondo abbia la vita.
Il savoir-faire francese è sinonimo di eccellenza in numerosi ambiti. Si è distinto in modo particolare nel grande cantiere di restauro della cattedrale di Notre-Dame di Parigi, al quale hanno partecipato fin dall’inizio numerose istituzioni, sia private sia pubbliche, e al quale Lei, Signor Presidente, ha riservato un’attenzione particolare, cosa per cui La ringrazio. Rendo omaggio con gratitudine a tutti gli artigiani e alle categorie professionali che vi hanno dedicato il proprio impegno. La recente riapertura della cattedrale alla celebrazione del culto divino, così come ai visitatori di tutto il mondo, non è solo il coronamento di un’impresa tecnica, ma il simbolo di una speranza ritrovata, la prova che ciò che si credeva distrutto per sempre può rinascere grazie alla collaborazione di tutti, e la testimonianza di un’unità realizzata nello sforzo comune. Un risultato così bello deve ispirare a tutti gli attori della vita politica, sociale e religiosa del Paese un nuovo slancio per operare incessantemente in uno spirito di unità, con la forza di una viva speranza.
La Francia è anche una terra dalle ricche radici cristiane. Dai tempi di sant’Ireneo e del battesimo di Clodoveo, l’anima della vostra patria si è sviluppata attingendo dal cristianesimo un genio spirituale, culturale, intellettuale, artistico e missionario, che oggi risplende in tutto il mondo. È così che nella Francia del XVI secolo fiorì l’umanesimo, che cercava di unificare l’eredità greco-romana e la fede cristiana. Ai celebri pensatori del Rinascimento, e poi del Grand Siècle, seguirono quelli dell’Illuminismo, e la Francia portò allora al mondo vere e proprie conquiste; tra queste, il riconoscimento dei diritti dell’uomo insiti nella natura della persona umana, in particolare la libertà religiosa. Questa costante attenzione alla dignità intrinseca di ogni persona umana trova eco nel vostro motto nazionale. Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplici parole incise sui frontoni dei vostri edifici pubblici, ma rimandano a esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione.
La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, proclamata in questa città di Parigi – e nella cui elaborazione il giurista francese e premio Nobel per la pace René Cassin svolse un ruolo di primo piano – ha avuto lo scopo di creare una coscienza generale della dignità inalienabile della persona umana. San Giovanni Paolo II, che considerava questo documento «una vera pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità», era consapevole che «ogni minaccia ai diritti umani, sia nell’ambito dei beni materiali che in quello dei beni spirituali, è ugualmente pericolosa per la pace, perché riguarda sempre l’uomo nella sua integralità». [1]
La questione del rispetto della dignità umana e dei diritti e delle libertà fondamentali che derivano dalla natura umana si pone in ogni epoca e deve accompagnare l’evoluzione della società e il progresso tecnico. Infatti, «lo sviluppo tecnologico ha contribuito nei secoli a un significativo miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità; allo stesso tempo, ogni fase del progresso ha mostrato anche il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al bene» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 4). Già ai suoi tempi, Georges Bernanos intuiva il rischio di vedere l’obbedienza cieca e l’irresponsabilità diventare padrone di un «Paradiso delle Macchine». Egli sottolineava come, per sfuggirvi, la civiltà francese avesse invece lavorato per secoli alla formazione di uomini liberi, pienamente responsabili delle proprie azioni. [2]
Per questo motivo, mi è sembrato indispensabile affrontare, nella mia prima Lettera Enciclica, il tema dell’Intelligenza Artificiale, al fine di riportare la persona umana al centro di ogni riflessione. Per non perdere la nostra umanità in mezzo al “paradiso delle macchine” che invade e condiziona la nostra vita quotidiana, è urgente formare le menti a un discernimento etico, capace di riconoscere ciò che è moralmente buono. Questa esigenza è fondamentale per riconoscere il vero bene che fa crescere l’uomo secondo la sua vocazione primaria, nel rispetto incondizionato della sua libertà interiore e della sua sacra dignità. A questo proposito, vorrei ricordare che «una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale» (Discorso al Corpo Diplomatico, 9 gennaio 2026). Questo dialogo è tanto più urgente nel contesto della Francia odierna, dove persone di diverse appartenenze culturali e religiose sono chiamate a convivere e a dare il proprio contributo alla costruzione della società.
È proprio grazie alla ricchezza del suo tessuto sociale che, da secoli, la Francia si distingue per l’attenzione alla diversità e per un forte desiderio di solidarietà. Grazie all’opera illustre di uomini e donne rimasti fedeli alla loro umanità e ai valori del Vangelo, la Chiesa cattolica in Francia non ha mai smesso di operare per il bene dei più bisognosi, diventando il volto vivente della tenerezza e della compassione di Dio. Pensiamo alle opere di san Vincenzo de’ Paoli, al rinnovamento caritativo del XVII secolo e, ancora oggi, alle numerose istituzioni cattoliche in cui gli operatori sanitari accompagnano i fratelli e le sorelle resi fragili dalla sofferenza. Le loro testimonianze di attenzione e di servizio costituiscono una vera e propria scuola di umanità sulla grandezza della cura e un vibrante richiamo al valore unico e insostituibile di ogni essere umano. Sono anche un invito alla rinnovata fraternità che richiede di imparare ad accogliere la vita senza condizioni, a sostenere la fragilità con tenerezza, ad accompagnare con rispetto e nella fiducia reciproca ogni tappa dell’esistenza, e a difendere con coraggio e compassione coloro che non hanno voce o che non si sentono sufficientemente sostenuti. Per questo ribadisco «con forza che la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano» (ibid.).
Vi è oggi la tentazione di aspettarsi dalla scienza una soluzione e un conforto per tutte le nostre sofferenze. Il rischio è spesso quello di cadere nell’illusione. Quando la scienza e la tecnologia non sono guidate dalla coscienza, possono proporre soluzioni immediate che sembrano rispondere ai desideri e alle sofferenze degli uomini e delle donne, ma che in realtà possono allontanarli gravemente dal bene a cui aspirano profondamente. A volte constato con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata. Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la tutela della vita di ogni persona umana sono una responsabilità di ciascuno e di tutti, che inizia con una conversione dell’intelletto e del cuore e richiede un impegno reale e disinteressato verso i nostri fratelli e le nostre sorelle.
Come non vedere in un simile impegno anche l’espressione della giusta laicità della città terrena? Il cristiano coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista o una minaccia all’unità della patria. Infatti, la vera laicità non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa (cfr Discorso ai partecipanti all’incontro nazionale degli insegnanti di religione cattolica, 25 aprile 2026).
È proprio per questo motivo che la scuola cattolica occupa un posto di rilievo nel panorama educativo di un Paese come la Francia. «Questo è, del resto, parte di un atteggiamento più ampio, imprescindibile per ogni dialogo, nella scuola come nella società: conoscere e amare ciò che si è, per saper incontrare l’altro con rispetto e apertura» (ibid.).
Una giusta laicità non consiste quindi nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinché il mondo abbia la vita. A questo proposito, esprimo il mio apprezzamento per il lavoro svolto nell’ambito dell’Istanza di dialogo tra la Santa Sede, la Chiesa cattolica in Francia e il Governo francese. Effettivamente, l’instancabile opera della Chiesa cattolica, attraverso la ricchezza delle sue espressioni e istituzioni, è certamente preziosa e lodevole per il benessere dell’intera società. Tali scambi illustrano in modo molto positivo quella sana complementarità che è stata riaffermata durante il Concilio Vaticano II, nel senso che «[la comunità politica e la Chiesa], anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini. Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti in maniera tanto più efficace, quanto più coltiveranno una sana collaborazione tra di loro» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 76).
Constato inoltre con gioia che questa stessa volontà di servire insieme ogni persona, indipendentemente dalla sua origine, ispira da secoli la cooperazione tra la Francia e la Chiesa cattolica al servizio dei cristiani d’Oriente. L’azione educativa, sociale, culturale e umanitaria svolta nei Paesi del Medio Oriente, in collaborazione con diverse associazioni quali “Aiuto alla Chiesa che soffre” o «Œuvre d’Orient», costituisce un prezioso contributo al dialogo tra i popoli e alla tutela dei diritti di ogni persona.
Si tratta di una testimonianza eloquente in cui cultura e fede si presentano come i pilastri che favoriscono l’armonia tra diversi popoli e religioni al servizio della pace e della mediazione tra gli uomini. Anche in questo ambito l’educazione costituisce una sfida particolarmente importante. Essa rimane infatti uno dei principali settori di cooperazione, trovando in particolare un’espressione concreta e feconda attraverso il Fondo per le scuole d’Oriente. A questo proposito, desidero esprimere la mia gratitudine a tutte le persone impegnate in questo progetto che, sin dalla sua fondazione nel 2021, ha permesso di fornire sostegno a oltre duecentosessanta istituti scolastici in Medio Oriente, tra cui sette Università in Libano e l’Università di Betlemme.
Ma come evocare questa regione del mondo, dove duemila anni fa è nato il Principe della Pace, senza pensare anche a tutte quelle popolazioni colpite dalle conseguenze dei conflitti e a tutti coloro che sono afflitti dal flagello della guerra? Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tali sofferenze che feriscono la dignità umana e gridano giustizia a Dio. La gravità di queste situazioni deve interpellarci e chiama ciascuno, là dove si trova, a una vera conversione del cuore e a un cambiamento di atteggiamento. È riconoscendo umilmente il bisogno che abbiamo gli uni degli altri che potremo insieme impegnarci maggiormente nella costruzione della civiltà dell’amore nel cuore del nostro mondo, diventato così complesso e interdipendente (cfr Lett. enc. Magnifica humanitas, 182). Al tempo stesso, come affermava già al suo tempo il mio santo predecessore Giovanni XXIII, «giustizia, saggezza ed umanità domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti, si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti; si mettano al bando le armi nucleari; e si pervenga finalmente al disarmo integrato da controlli efficaci» (Lett. enc. Pacem in terris, 60). Infatti, si sta diffondendo sempre più la convinzione, errata, che il possesso di armi nucleari costituisca una garanzia di sicurezza, alimentando una nuova corsa agli armamenti difficilmente controllabile (cfr Lett. enc. Magnifica humanitas, 194). In realtà, la pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia.
Vi esorto quindi a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola “inevitabile”, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare società pacifiche, rispettose della dignità e dei diritti della persona e dei popoli. Di fronte ai rumori di guerra e alle crisi multiformi che scuotono il nostro mondo, la Francia ha la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa. Possa la Francia, fedele ai propri valori, tracciare il solco di una pace disarmata e disarmante, e offrire con responsabilità il proprio insostituibile contributo a favore della pace. Che la vostra libertà cresca incessantemente nell’impegno per il bene comune; la vostra fraternità abbracci l’intera umanità; e l’uguaglianza a cui aspirate si fondi sempre sui fondamenti della giustizia e della carità, senza eliminare le differenze tra le persone, ma facendole fruttificare armoniosamente a beneficio di tutta la società.
Signor Presidente, Signore e Signori, desidero esprimervi ancora una volta la mia gratitudine per questo incontro che, per riprendere le parole – significative per ciascuno – pronunciate da Vostra Eccellenza ai Vescovi di Francia nel 2018, evidenzia come «una Chiesa che pretenda di disinteressarsi delle questioni temporali non adempirebbe appieno alla propria vocazione; e un Presidente della Repubblica che pretenda di disinteressarsi della Chiesa e dei cattolici verrebbe meno al proprio dovere». [3] Siate certi della mia fervida preghiera per la vostra bella Nazione.
Dio le conceda pace, unità e prosperità affinché il mondo abbia la vita. Affido questi auspici alla materna intercessione della Beata Vergine Maria, Patrona principale della Francia.
Dio benedica la Francia e tutti i francesi!
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[1] S. Giovanni Paolo II, Discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (2 ottobre 1979), nn. 7 e 14.
[2] Cfr G. Bernanos, La France contre les robots, Rio de Janeiro 1946, p. 114.
[3] E. Macron, Discours du Président de la République devant les Evêques de France, Collège des Bernardins, 9 avril 2018.
© Bollettino Santa Sede - 25 settembre 2026