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ASIASIRIA Aleppo il Vescovo Joseph Tobji il terremoto apre un nuovo tempo di prova anche per la fedeSi è conclusa la visita del Prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, l’Arcivescovo Claudio Gugerotti, in Siria e Turchia, stabilita d’intesa con le Nunziature Apostoliche dei due Paesi dopo il terribile sisma che li ha colpiti e le cui scosse sono continuate per diversi giorni.

In particolare, durante le due giornate trascorse ad Aleppo, sabato 18 e domenica 19, è stato possibile incontrare numerose famiglie che, dopo il terremoto, hanno trovato accoglienza temporanea in spazi gestiti dalle comunità religiose, cristiane e musulmane, o in edifici pubblici come una scuola. A tutti è stato possibile esprimere la vicinanza e l’affetto del Santo Padre, che tutti hanno accolto con viva commozione. Comune è emersa la testimonianza di quanta indicibile sofferenza sia stata vissuta in un contesto già stremato da dodici anni di guerra. Diversi sono stati i momenti particolarmente intensi, come quelli della visita a due mamme – ospitate in una scuola e in una moschea – che proprio nelle ore del dramma avevano dato alla luce i loro bambini, che sono stati presentati al Prefetto avvolti in alcune coperte. Oppure la visita ad un ragazzo con disabilità, ospite presso il Collegio di Terra Santa, molto destabilizzato e impaurito dalle ore del terremoto, che pian piano stava riacquistando la normale tranquillità. O di una anziana, costretta a letto e rimasta sola nella sua casa durante le scosse; ora è accudita dalle Suore di Madre Teresa. La condizione di anziani soli in casa, a causa dell’emigrazione dei congiunti, e privi di pensione è molto frequente e drammatica.

Particolare attenzione e tempo sono stati dedicati soprattutto all’incontro con i Vescovi e i responsabili delle Agenzie Caritative che operano in Siria o che si sono attivate per venire incontro all’emergenza del terremoto: è stato possibile quindi anzitutto ascoltare la descrizione degli interventi attuati e l’esposizione dei bisogni urgenti da parte delle comunità cristiane locali, cattoliche e non. Oltre alla realtà di Aleppo – ove è stata attivata una commissione di emergenza che coinvolge tutte le confessioni cristiane della città – è stato possibile approfondire quelle del litorale - e di Lattaquie in particolare - e della provincia di Idlib, che non è sotto controllo governativo e dove sono rimaste circa 210 famiglie cristiane assistite non solo pastoralmente da due frati della Custodia di Terra Santa, con quanto è possibile ricevere nonostante le enormi difficoltà di approvvigionamento. In ciascuno di questi luoghi è stato diverso l’impatto del terremoto, il numero dei morti, e le possibilità di attivare risposte di emergenza con personale preparato, come diversa è l’accessibilità degli aiuti di ogni tipo, dai generi di prima necessità, come cibo, coperte, prodotti igienici e sanitari, a quelli finanziari per poter reperire quant’altro sia necessario. Vi sono difficoltà serie soprattutto per le rimesse in danaro, che il Dicastero cercherà di risolvere con gli strumenti di cui dispone. Si è avuta l’impressione che il sisma abbia ulteriormente indebolito una popolazione sfinita dalla guerra e dagli effetti delle sanzioni, che hanno reso quella Terra irriconoscibile rispetto alla relativa prosperità precedente: per questo il Prefetto ha molto sottolineato come sia necessario, superata l’emergenza, preparare un futuro che sia anche testimonianza e impegno dei cristiani a favore dell’intera popolazione siriana. Si dovrà pensare ad iniziative di formazione e accompagnamento della gioventù, favorendo microprogetti per aiutare gli abitanti, falcidiati da una drammatica disoccupazione e sprofondati in una indigenza che colpisce il 90% dei cittadini, perché si sostengano con il proprio lavoro che dia dignità e autosufficienza, evitando l’emorragia dell’emigrazione. Va posta attenzione anche all’assistenza sanitaria a livello ospedaliero o ambulatoriale, ora fatiscente, che venga in soccorso soprattutto dei più poveri, che ora ne sono sprovvisti in modo pressoché totale. Ma per questo le Chiese hanno bisogno che siano garantiti gli aiuti da parte delle Agenzie caritative (sia quelle aderenti alla ROACO, come pure le diverse Caritas Nazionali ed altre), impegnandosi a garantire un lavoro coordinato nell’individuazione dei bisogni, nell’elaborazione dei progetti e nella loro adeguata rendicontazione ai benefattori. In questo senso, d’intesa con la Nunziatura Apostolica a Damasco, la cui attività è instancabile ed essenziale per la concertazione degli interventi, si lavorerà per dare sostegno alla Commissione Episcopale per il Servizio della Carità, con inserimento di ulteriori figure di collaboratori qualificati. Un apposito conto corrente verrà messo a disposizione dal Dicastero, per garantire la possibilità di trasferimenti sicuri, vagliati e rendicontati. Analoghe osservazioni sono state sviluppate anche nella breve tappa nella capitale Damasco, ove il Prefetto Mons. Gugerotti ha potuto incontrare il Patriarca Melkita S.B. Youssef Absi, Presidente dell’Assemblea dei Vescovi cattolici di Siria, insieme con altri Presuli della città, come pure con delegati della Chiesa Armena Apostolica e di quella Greco-Ortodossa. Durante la sosta in Siria un missile israeliano ha provocato ulteriori vittime.

Dopo il trasferimento a Istanbul lunedì sera, la mattina di martedì 21 è stata dedicata, presso “Casa Roncalli”, all’incontro con i membri della Conferenza Episcopale Turca, con i delegati delle Caritas delle diverse circoscrizioni e di un rappresentante di Caritas Internationalis. Alla presenza del Nunzio Apostolico, S.E. Mons. Marek Solczyński, si è potuto ascoltare in modo particolare le notizie provenienti dal Vicariato di Anatolia, il cui territorio coincide con quello più colpito dal sisma. Persino la sera precedente alla riunione una nuova, forte scossa aveva riportato in strada e poi nei centri di accoglienza migliaia di persone. Si sta ancora scavando per cercare superstiti, benché le temperature che vanno innalzandosi facciano preoccupare per la situazione sanitaria in un contesto ove era già presente un focolaio di colera. La città di Antiochia è praticamente distrutta, come purtroppo accadde nel passato in altri terremoti, mentre altre zone hanno subito pesanti danni. I calcoli delle possibili vittime, oltre a quelle già recuperate, fa ipotizzare cifre raccapriccianti. Le comunità cristiane si sono attivate per garantire la possibile ospitalità, progettando anche come accogliere coloro che sono rimasti senza casa, entro strutture comunitarie oppure pensando all’affitto temporaneo di unità abitative. Le attività di assistenza, salvo le prime ore dell’emergenza, devono costantemente monitorare le esigenze che si manifestano, e cercare il modo di venirvi incontro nel rispetto della normativa sullo stato di emergenza emanata dalle Autorità civili. Il Dicastero ha recepito la raccomandazione rivolta a tutti coloro che vogliono portare aiuto: quella cioè di entrare in contatto con la Conferenza Episcopale e i Delegati di Caritas Turchia, per evitare che modi di agire generosi ma improvvidi vengano vanificati da confische o blocchi di aiuti per mancanza di conoscenza dei canali possibili. Martedì prossimo in un incontro via zoom tutte le informazioni saranno condivise dal Dicastero con le organizzazioni che fanno parte della ROACO.