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Maison BaikhitaQuesta mattina, alle ore 8.40, il Santo Padre Leone XIV si è trasferito in auto al Centro di accompagnamento e integrazione sociale Maison Bakhita.

Al Suo arrivo, il Papa è stato accolto dall’Arcivescovo Metropolita di Parigi, S.E. Mons. Laurent Ulrich, dalla Direttrice del Centro e dalla coordinatrice dell’incontro.

All’interno del Centro, il Santo Padre ha svelato una placca commemorativa.

Dopo le parole di benvenuto della Direttrice, sono seguite le testimonianze di un rifugiato afghano, di una assistita dell’Associazione À Bras Ouverts e di una assistita dell’Associazione Aux Captifs la Libération.

Quindi, il Santo Padre ha pronunciato il Suo Saluto.

Al termine, hanno avuto luogo lo scambio dei doni, la recita del Padre Nostro e la Benedizione.

Alle ore 9.45 circa, Papa Leone XIV si è trasferito in auto all’Institut Catholique de Paris per l’incontro con i membri dell’Assemblea sinodale provinciale, i Catecumeni e i Neofiti.

Pubblichiamo di seguito il Saluto che il Santo Padre Leone XIV ha pronunciato nel corso della Visita al Centro di accompagnamento e integrazione sociale Maison Bakhita:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Sono contento di iniziare con voi questa seconda giornata a Parigi, in una casa che testimonia a tutta la città che è possibile incontrarsi e vivere insieme nella dignità e nella pace. Ringrazio l’Arcidiocesi di Parigi, le Suore scalabriniane e tutti gli operatori e i volontari che fanno vivere questo luogo e sono a servizio di chi vi trova accoglienza, ascolto, formazione e amicizia. Rivolgo un “grazie” particolare a coloro che hanno condiviso la loro testimonianza.

Il nome del vostro Centro di accompagnamento e integrazione sociale, che fa riferimento a Santa Bakhita, ci stimola a riconoscere il ruolo fondamentale delle donne nella costruzione di una civiltà dell’amore, alternativa alla cultura che disgrega le comunità e rende malate di solitudine le città. La storia della Chiesa e dell’umanità, a ben vedere, non è scritta da chi sembra vincere, imponendosi e occupando lo spazio, ma da chi “fa spazio”, avvia processi di pace, genera fiducia e incoraggia alla vita. Non si tratta di semplici sentimenti, ma di decisioni e investimenti controcorrente, di cui comprendiamo sempre meglio rilievo pubblico e la promessa di futuro. Santa Bakhita ci impegna a vedere chi non è visto, a riscattare chi oggi l’economia e la cultura rendono schiavo, a onorare la dignità infinita di ogni fratello e sorella, nei quali Gesù stesso bussa alla nostra porta.

Carissimi, «la realtà è che i poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo. Infatti, non è sufficiente limitarsi in modo generale a enunciare la dottrina dell’incarnazione di Dio; per entrare davvero in questo mistero, invece, bisogna specificare che il Signore si fa carne che ha fame, che ha sete, che è malata, carcerata» (Esort. ap. Dilexi te, 110). Il Cristo povero e crocifisso si lascia incontrare e amare in uomini e donne che ci chiamano a uscire da noi stessi e a osare la carità.

Sorelle e fratelli, l’intuizione più importante che ispira il vostro impegno riguarda lo scambio di doni che in ogni incontro si rinnova. Nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare; nessuno è così ricco da non avere qualcosa da ricevere. C’è vita in abbondanza dove il limite di ciascuno si apre alla misteriosa presenza degli altri, nei quali è l’Altro per eccellenza, il Dio della vita, a farsi vicino. Questo non nega la fatica che il peccato ha introdotto nella storia, ma ci aiuta a non restarne prigionieri. Noi annunciamo che la redenzione è possibile, è iniziata, è in corso e ci coinvolge, come membra vive del Corpo di Cristo.

E non dimentichiamo che «non può l'occhio dire alla mano: "Non ho bisogno di te"; oppure la testa ai piedi: "Non ho bisogno di voi". Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie» (1Cor 12,21-22). Sono parole di San Paolo ai cristiani di Corinto, una delle più ricche e dinamiche metropoli del suo tempo. Là il Vangelo era stato accolto da persone di diversa provenienza ed estrazione sociale, fra cui molti poveri e schiavi (cfr 1Cor 1,26-29), come alcuni di voi oggi. «Ma Dio – scrive ancora l’Apostolo – ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre» (1Cor 12,24-25). 

Vi ringrazio, dunque, del vostro lavoro, insieme a tutte le persone che, nella Francia intera, svolgono questo servizio in istituzioni simili. Continuate a testimoniare quella cura gli uni degli altri che, attraverso l’accoglienza fraterna, i percorsi formativi, il dialogo con la città, eleva lo spirito e umanizza il mondo. Intercedano per voi Santa Bakhita e i grandi testimoni della carità che hanno modellato la presenza della Chiesa in Francia, specialmente nelle epoche di travagliato cambiamento. Grazie! Il Signore vi benedica.

© Bollettino Santa Sede - 26 settembre 2026