A motivo dell'intima interdipendenza tra ebrei e cristiani, sia per questioni teologiche che storiche - al punto che si può parlare di legame a livello della loro stessa identità - non si può ignorare nella catechesi, nell'insegnamento e nella predicazione ecclesiale di indagare con sempre maggiore profondità questo singolare rapporto, fondato sull'unico disegno di salvezza del Dio dell'Alleanza.
Quando infatti si parla di rapporto tra ebrei e cristiani ci riferiamo ad un legame unico e speciale nell'ambito del dialogo interreligioso. Nella Dichiarazione Nostra Aetate sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, pubblicata il 28 ottobre 1965 - nel corso dei lavori del Concilio Vaticano II -, all'inizio del punto 4 si afferma: "Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo. La Chiesa di Cristo, infatti, riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il divino mistero della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti".
Rapporto quindi così speciale che, come abbiamo già detto, non solo si ferma alle questioni meramente storiche e archeologiche, che pure sono significative; quanto a raggiungere in profondità le loro stesse radici identitarie, così da svelare un singolare patrimonio comune. Un legame, quindi, quello tra le due fedi abramitiche, non solo formale ma anche sostanziale e spirituale. Comprendere infatti come ancora oggi gli ebrei professano e vivono la loro fede, aiuta gli stessi cristiani a conoscere non pochi aspetti della vita della Chiesa.
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