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Veglia di preghiera con i giovaniAlle ore 20.10 di questa sera, il Santo Padre Leone XIV ha lasciato la Nunziatura Apostolica e in auto si è trasferito a Plaza de Lima per la Veglia di preghiera con i giovani.

Al suo arrivo, dopo il giro in papamobile tra le circa 600 mila persone presenti, il Papa accompagnato dall’Arcivescovo Metropolita di Madrid, l’Em.mo Cardinale José Cobo Cano, è salito sul palco.

Dopo il canto di benvenuto, il saluto del Cardinale José Cobo Cano e una rappresentazione scenica Godspell, ha avuto inizio il dialogo di Papa Leone XIV con alcuni ragazzi.

Al termine, il Pontefice ha firmato il retro della croce dei giovani e si è ritirato brevemente in sagrestia, mentre sul palco veniva eseguito un canto. Quindi è tornato presso l’altare per l’Adorazione Eucaristica e la Benedizione.

Successivamente il Papa ha fatto rientro in auto alla Nunziatura Apostolica di Madrid.

Pubblichiamo di seguito il testo del Dialogo del Santo Padre con i giovani durante la Veglia di Preghiera in Plaza de Lima:

(1) Sappiamo che Sant’Agostino è molto importante per Lei, ma quali altri Santi e quali altri riferimenti L’hanno aiutata nella Sua crescita come cristiano?

(2) Vorrei farLe una domanda sui Suoi anni come missionario in Perù. Quale ricordo o quale esperienza conserva come un tesoro di quegli anni?
 

Bene, innanzitutto: un saluto a tutti voi! Grazie per essere qui e grazie per condividere la fede con tutta Madrid e con tutta la Spagna. Alla prima domanda, riguardo ad alcuni santi che sono stati per me punti di riferimento durante la mia crescita e gioventù, ma anche come vescovo e come Papa… Avete già menzionato sant’Agostino – e tutti sappiamo che sant’Agostino è una figura molto importante per tutta la Chiesa – ma ho anche pensato a uno dei Padri della Chiesa orientale che si chiamava san Giovanni Crisostomo. Il suo nome significa “bocca d’oro”, un titolo che questo Padre della Chiesa si è meritato per la sua bella eloquenza. Fu studioso di filosofia prima del suo Battesimo, avvenuto nel 368 d.C. Si impegnò poi nell’esegesi della Sacra Scrittura, insieme ad altri giovani di Antiochia, sua città natale. Dopo un’esperienza da eremita, si dedicò al servizio della Chiesa come sacerdote e poi come vescovo. E qui ne approfitto per dire a tutti voi: non abbiate mai paura di pensare a una vocazione alla vita sacerdotale, alla vita religiosa o ad altri servizi nella Chiesa!

Giovanni Crisostomo, che portava nel cuore questo amore per la Parola di Dio, dopo essere stato sacerdote e vescovo, ha dato una testimonianza molto grande, soprattutto con la coerenza della sua vita. Se predicava, era perché viveva quel messaggio. Mi hanno specialmente colpito le sue catechesi, i suoi discorsi, le sue omelie e i suoi scritti che coniugano l’amore per la verità e la rettitudine della sua vita.

Aveva anche molto coraggio: non aveva paura di parlare davanti all’imperatore, di dire cose che erano a favore della giustizia e non solo per compiacere l’altro. Era un uomo di parola.

L’altro santo cui ho pensato è san Tommaso da Villanova, agostiniano, che fu chiamato a diventare pastore della Chiesa. Era spagnolo. Studiò all’Università di Alcalà, guadagnandosi con la sua sapienza la stima dell’Imperatore Carlo V. Poi fu nominato vescovo di Valencia, e avviò un’intensa opera di riforma della Chiesa, soprattutto del clero, spronando i fratelli all’impegno nella preghiera, alla vita di castità e all’obbedienza. Per la sua ardente carità è conosciuto fino ad oggi come “il vescovo dei poveri”. Questa carità mi ha incoraggiato nei momenti di prova e nei momenti di servizio

L’altro compagno di viaggio è san Turibio da Mogrovejo, anch’egli è spagnolo. Nel XVI secolo fu missionario in Perù, dove si dedicò con grande zelo all’evangelizzazione, studiando le lingue locali. San Turibio unì un’intensa vita di preghiera all’impegno per la giustizia, soprattutto contro i soprusi coloniali e la corruzione. Perciò è per me un modello di dedizione al popolo, specialmente ai più poveri, nel nome di Cristo.

Guardando la vita di questi santi, mi sono detto, come sant’Agostino: se ne sono stati capaci loro, perché non io? (cfr Confessiones, VIII, 27). Una domanda che affido volentieri anche a voi, invitandovi a scegliere esempi di vita buona, che risultino attraenti sia per voi stessi sia per gli altri.

Riguardo agli anni vissuti in Perù, come missionario e poi come vescovo, ricordo soprattutto la testimonianza di fede della gente, segnata da molte difficoltà, ma piena di speranza. Proprio l’incontro con le ferite e anche con le gioie del popolo mi ha fatto crescere nel cammino alla sequela di Gesù. Mentre lo annunciavo, anch’io venivo trasformato dal Vangelo, trasformato dalla vita e dalla fede di questi popoli, spesso materialmente molto poveri, ma ricchi nella fede. E sperimentando questa fede nella parola del Signore, ho visto come la Parola di Dio può trasformare il conflitto in pace. Può essere fonte di riconciliazione, di pace e di giustizia.

(3) Che cosa Lei pensa che potrebbe aiutarci a riconoscere la voce di Dio in mezzo a tante altre voci?

(4) Come possiamo noi, che pure siamo in ricerca, accompagnare altri nel loro percorso di scoperta della bellezza della fede?
 

Anzitutto, possiamo parlare di come ascoltare questa voce di Dio: come discernere se è veramente Dio che sta parlando o un altro, un’altra attrazione, un’altra difficoltà.

Per riconoscere la voce di Dio, può aiutarci anzitutto il silenzio.

Penso che sia molto importante che ciascuno di noi cerchi di sviluppare la capacità di stare in silenzio. Molte volte camminiamo con le cuffie, ascoltiamo musica, siamo distratti e non sappiamo stare in silenzio. Penso che molte volte sia proprio in questa esperienza di silenzio che Dio può parlarci: lì possiamo discernere la voce di Dio.

Quando cerchiamo il silenzio, decidiamo che cosa non ascoltare e da quali rumori non essere distratti. Liberandoci dal frastuono di mille voci, riconosciamo che alcune illudono i nostri desideri, altre ci comprano senza nutrirci, altre parlano per tornaconto. Nel silenzio capiamo che le ideologie passano, mentre la verità resta.

Qui vorrei anche sottolineare l’importanza di cercare la verità, perché molte voci, molte cose nei social ci ingannano e ci raccontano menzogne. Cercate sempre la verità! Dio è verità! Se qualcosa ti allontana da Dio, non è verità! Non dimenticatelo!

In secondo luogo, state certi che Dio conosce bene la tua voce, la vostra voce: Egli vi ascolta e vi risponderà. Non abbiate paura di esprimere quel che sentite nel cuore. C’è un salmo che dice: «Chi ha fatto l’orecchio, forse non sente?» (Sal 94,9). Questo nostro discorso interiore diventa una preghiera, una lode, una domanda quando viene affidato all’unico che lo può ascoltare. La preghiera, infatti, è una voce libera proprio perché non parla per rendere conto, per far vedere che siamo preparati o per farci sentire importanti. Quando noi stessi diventiamo preghiera, il Signore ci risponde con il suo Verbo, diventato uomo per noi, affermando che ci ama con tutto sé stesso.

In terzo luogo, dunque, per riconoscere la voce di Dio occorre ascoltare la Parola. La Parola di Dio è viva, perché è Cristo, la cui voce continua a risuonare nella Chiesa che è il suo Corpo. Egli compie tutte le Scritture, quel testamento antico e nuovo dato agli uomini come promessa di salvezza. L’adorazione eucaristica, che stasera condividiamo, è proprio il luogo giusto per fare silenzio, liberare il cuore e dire noi stessi dinanzi al Signore, dialogando con Lui, eloquente nel suo amore fatto cibo per tutta l’umanità.

Inoltre, carissimi, per accompagnare a scoprire la bellezza della nostra fede, ricordate che nessuno di noi è nato maestro, e del Signore siamo tutti discepoli. Condividete dunque il vostro cammino spirituale, testimoniandolo con coerenza di vita: la volontà di seguire Gesù ci rinnoverà costantemente, soprattutto nell’ora della fatica.

In questo è importante vedere che nessuno è solo credendo in Gesù. Guardate quanti siete qui! E così anche in comunità, nei gruppi giovanili, in famiglia: lì tutti possiamo imparare la bellezza della nostra fede. Condividendo il vostro cammino spirituale, la volontà di seguire Gesù vi rinnoverà costantemente.

Egli sta al nostro passo e illumina la via: sull’esempio del Maestro, proprio così vi invito a fare, come pastori, educatori e amici. Se pregate con amore, i giovani apprezzeranno l’importanza della preghiera. Se siete ardenti di fede, trasmetterete il suo vivo fuoco.

Cercate tutti nei vostri cuori questo fuoco dell’amore di Dio! Lì c’è la presenza di Gesù, e la vicinanza di Gesù si percepisce anche nei momenti delle nostre cadute, perché Gesù mai ci abbandona. Soprattutto quando diventiamo mano tesa, abbraccio fraterno, quando cerchiamo opportunità per servire gli altri e quando cerchiamo come toccare la vita dell’altro con le sue ferite, nella sua tristezza, nelle sue difficoltà: lì la fede in Gesù Cristo diventa viva, e Gesù stesso ci aiuterà a sostenerci a vicenda nel cammino.

(5) Come possiamo vivere da giovani cristiani impegnati in questa società?

(6) Qual è la missione concreta che Lei vuole affidare ai giovani della Chiesa?
 

Bene, congratulazioni per il tuo matrimonio Fernando! Qui ho visto anche altre coppie che stanno per sposarsi: congratulazioni e benedizioni! Perché, se prima ho detto “non abbiate paura di pensare a una vocazione”, anche il matrimonio è una vocazione. Non abbiate paura di sposarvi e di formare una famiglia!

Lungo i secoli della storia della Chiesa, noi cristiani siamo vissuti in ogni tipo di società, attraversando i cambiamenti delle culture che abbiamo condiviso e contribuito a formare. C’è un testo antico – si chiama Lettera a Diogneto – che ci consegna a proposito una bella intuizione: «Come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani» (VI). Ecco il nostro modo di vivere: i discepoli di Gesù sono sempre contemporanei, ma mai prigionieri del tempo che passa. In Cristo siamo liberi! Cristo ci ha liberato con il suo amore: grazie a quest’amore, restiamo sempre liberi davanti a ogni forzatura e inganno. Siamo liberi dalle mode, perché discepoli della verità; siamo aperti al futuro, perché sappiamo che non ci attende la morte. Al contrario, il senso della storia culmina nell’eterna comunione di vita, che Dio prepara per tutti. In questa prospettiva, soprattutto voi giovani siete chiamati a dare direzione nuova alla società, diventando protagonisti del cambiamento a cominciare dai vostri legami quotidiani, da quel che vivete in famiglia, all’università, e nel lavoro. Vedendo voi, cari giovani, pieni di questo entusiasmo contagioso motivato dalla fede, penso con speranza alla capacità che avete di testimoniare Cristo nel mondo, inclusa la realtà digitale, per comunicare i valori e la bellezza del Vangelo (cfr Christus vivit, 105; Saluto nel giubileo dei missionari digitali, 29 luglio 2025). Andate, questa missione è vostra!

Vi invito perciò, tutti insieme, a essere sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13). Per vivere così, occorre anzitutto interpretare la società presente, abitandola con saggezza, per poterla poi trasformare come testimoni del Vangelo. Il giovane cristiano, infatti, diventa luminoso nella gioia come nella prova, dando sapore alla realtà perché la abita come una persona che trae il gusto della vita da dentro di sé, senza aspettare che glielo diano la ricchezza, il piacere o il potere. Questa è la nostra libertà, che ha la sua sorgente nella fede, capace di dare luce e buon sapore ad ogni società, ad ogni esperienza umana. Quando la vita non sa di niente, invece, è come se ci venisse tolta: non la sentiamo più nostra. Davanti al vuoto dell’indifferenza e del qualunquismo, davanti alla violenza della guerra e della menzogna, siate voi stessi scintilla di un’umanità nuova.

E allora, voglio affidare a tutti voi una  missione: essere umani. Sì, siate umani! Uomini e donne in carne e ossa. Non apparenze, ma volti affidabili. Persone che cercano la giustizia perché ne hanno fame, come del pane quotidiano. Persone che desiderano una vita onesta e retta, perché fanno volentieri agli altri quel che vorrebbero che gli altri facessero a loro. Siate umani come lo è Cristo, l’uomo perfetto, il Risorto che condivide con noi la storia, in ogni tempo. Coltivando quest’impegno, guardate agli Apostoli, ai primi cristiani, abitanti di un mondo pagano. Sul loro esempio, siate missionari del Vangelo davanti alle povertà materiali e spirituali del nostro tempo, ben sapendo che la nostra fede è uno stile di vita, che si compie nella carità. È questa, carissimi giovani, la virtù che più di tutte cambia la storia. Voi potete cambiare la storia! Fatelo con amore! Grazie.

© Bollettino Santa Sede - 6 giugno 2026