Visitando una qualsiasi libreria (virtuale o fisica), troveremo che tra i libri in vendita ce ne sono parecchi che promettono di rivelarci delle presunte “verità sconvolgenti” su Gesù di Nazaret. C’è chi sostiene che fosse in realtà un principe erede di antiche dinastie egiziane, chi afferma che la sua crocifissione sia stata una farsa orchestrata da servizi segreti ante litteram, chi lo vuole come un alias di Giovanni Battista, chi lo trasforma nel segreto rampollo di una regina ellenistica, ecc. Sul lettore completamente digiuno di studi storici, tale tipologia di narrazioni tende ad esercitare un fascino che oserei definire quasi magnetico. L’idea che ci sia una sorta di “storia segreta”, occultata per millenni dai “poteri forti” e dalle istituzioni religiose interessate a difendere i propri interessi ha certamente un potere attrattivo innegabile, in grado di rendere quello che si presenta come un saggio storico appassionante come un thriller di sapore hollywoodiano. Ciononostante, dietro il velo del sensazionalismo e delle quarte di copertina accattivanti, si nasconde una metodologia che è eufemistico definire disastrosa. Non stiamo infatti qui parlando di interpretazioni storiche audaci o minoritarie (come per il Gesù storico possono esserlo quelle di Bermejo Rubio o di Piovanelli), ma di vera e propria “fuffa” editoriale, di pseudo-storiografia che si maschera da indagine “indipendente” e pretende di presentarsi come avente un valore scientifico. Ma come può un lettore inesperto e privo di una conoscenza approfondita delle fonti e delle lingue antiche riuscire a distinguere il lavoro del vero storico (come John P. Meier, Ed P. Sanders, o in Italia Mauro Pesce e Giorgio Jossa) dalle fantasie di un autore di letteratura cospirazionista?Continua sul sito di Adriano Virgili