di MAURIZIO FONTANA Un tabernacolo in un caravan di un luna park. È il “segreto”, la fonte quotidiana di energia di due suore che, nel parco giochi che sorge proprio accanto alla chiesa di Regina Pacis, spendono la loro vita annunciando il vangelo tra giostre, autoscontro e tiri al bersaglio.
Su quel piccolo tabernacolo di legno, domenica pomeriggio, ha poggiato la sua mano il Papa raccogliendosi in preghiera. Francesco è entrato nella roulotte con la stessa semplicità che si respira in ogni angolo di questa singolare oasi di spiritualità ritagliata nel parco giochi dalle Piccole sorelle di Charles de Foucauld. Poi, dopo aver salutato e benedetto tutti i giostrai — una comunità di ventotto famiglie italiane che l’anno scorso hanno festeggiato il cinquantesimo anniversario del Parco Lido — ha raggiunto la folla di fedeli che lo attendeva lungo le strade e sul piazzale davanti alla chiesa. Gli occhi azzurri di suor Geneviève, 72 anni, brillano ancora di felicità mentre racconta la visita del Papa. Con lei sono suor Anna Amelia e anche suor Maria Giancarla, che di tanto in tanto giunge a Roma e aiuta le consorelle nella loro attività di evangelizzazione, che conta ormai quarantasei anni. Da sei anni, dopo la chiusura del luna park dell’Eur, sono a Ostia. «Di Papa Francesco — ci dice suor Geneviève — ci ha colpito la profonda umanità, la sua attenzione a ogni singola persona». Le fa eco una signora che lavora in uno dei baracconi: «Si vede che è stato in mezzo alla gente e capisce i nostri problemi». Dopo il fuoriprogramma al Parco Lido, alle 15.40 Francesco è giunto nel cortile che è alle spalle di Santa Maria Regina Pacis. Ad accoglierlo c’erano il cardinale vicario Agostino Vallini, il vescovo ausiliare del settore sud Paolo Schiavon, il vescovo ausiliare eletto Paolo Lojudice, il parroco don Ludovico Barbangelo, della società dell’ap ostolato cattolico, con i viceparroci don Joseph Michael Agudelo De la Cruz, don Raffaele Zaccagnino, don Thomas Rzempoluch, e con il collaboratore don Giovanni Patanè. Era presente il reggente della prefettura della Casa pontificia, monsignor Sapienza. Subito il Papa è stato accompagnato nella grande palestra parrocchiale dove solitamente si allenano i bambini del minibasket Stelle Marine di Ostia. I piccoli atleti affollavano gli spalti, ma al centro i protagonisti del primo incontro erano gli ammalati e gli anziani. Un incontro tra generazioni prontamente sottolineato dal Pontefice: «È bello questo: nella palestra dove giocano i bambini, i giovani, oggi ci sono gli ammalati, gli anziani, quelli che hanno saggezza della vita, anche quelli che hanno la saggezza del dolore, della pazienza!». Proprio agli ammalati Francesco ha dedicato un’attenzione particolare: li ha salutati uno a uno, li ha accarezzati, baciati, ha scambiato qualche parola. E per sottolineare la sua vicinanza a tutti ha scherzato anche su se stesso: «E pregate per me, anche, che sono un po’ anziano, un p o’ malato, ma non tanto!». Dopo aver abbracciato ed essersi lasciato abbracciare da centinaia di ragazzi dell’oratorio e del gruppo scout che lo aspettavano in cortile, il Pontefice si è diretto in una delle sale parrocchiali per incontrare una rappresentanza delle famiglie dei battezzati nel corso dell’anno. Francesco si è piegato sulle mamme con i bimbi in braccio, ha regalato carezze e piccoli buffetti, ai più piccoli ha chiesto sorridendo: «Mi dai un bacetto?». Poi, rivolto ai genitori, li ha invitati a custodire il tesoro della fede, a mantenersi fedeli nel cammino accanto ai loro figli, non frequentatori saltuari della parrocchia solo in occasione dei sacramenti, ma costanti, «sempre in cammino», sempre «vicini». Congedatosi dalle famiglie, il Pontefice ha quindi raggiunto la sagrestia dove, dopo aver salutato la comunità dei pallottini alla quale è affidata la guida della parrocchia — era presente anche il provinciale, don Nicola Gallucci — ha confessato quattro fedeli (un sacerdote, due ragazzi e una suora) e si è preparato per la celebrazione eucaristica. Durante il rito, diretto dal maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie monsignor Marini, il vescovo di Roma ha usato un calice appartenuto a Papa Pio XI: venne donato da Papa Ratti al cardinale Serafino Vannutelli per il cinquantesimo di ordinazione sacerdotale. Il porporato, ordinario di Porto - Santa Rufina, divenuto decano del collegio cardinalizio aveva ricevuto il titolo di vescovo della diocesi suburbicaria di Ostia e lasciò alla parrocchia di Santa Maria Regina Pacis il dono del Pontefice. Al termine della messa, concelebrata anche dai sacerdoti della prefettura, il parroco ha ringraziato il Papa per le quotidiane esortazioni alla testimonianza e per la salutare scossa data a tutta la comunità con la sua visita. «Nonostante le difficoltà e ancora qualche timore», ha detto, tutti si impegneranno a «osare di più» e a «portare con gioia la buona notizia». L’ultimo saluto del Pontefice è stato per la folla di fedeli che riempiva il piazzale davanti alla chiesa e che lo ha atteso per diverse ore. Verso le 19, dopo la benedizione impartita dal sagrato, Francesco ha fatto ritorno in Vaticano.
© Osservatore Romano - 4-5 maggio 2015
Il Papa a Ostia: visita alla parrocchia Regina Pacis