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"In nome del diritto alla non discriminazione delle persone in stato vegetativo questa sentenza ne autorizza paradossalmente l'abbandono terapeutico e assistenziale", in "netto contrasto" con la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, che "vieta di sottrarre loro alimentazione e idratazione". Così il Centro di Ateneo di Bioetica dell'Università Cattolica esprime la sua "disapprovazione" nei confronti della sentenza del Tar del Lazio sugli stati vegetativi, che - spiega il direttore, Adriano Pessina - "sembra di fatto avallare una forma di suicidio assistito in cui il paziente può essere lasciato morire per mancanza di alimentazione e idratazione in base ad una volontà pregressa che potrebbe non essere più attuale. Inoltre, nemmeno una volontà in atto di morire potrebbe pretendere di essere riconosciuta come un valore da tutelare e come una delle libertà civili da garantire giuridicamente". "La difesa della libertà e dell'autodeterminazione trova nel criterio dell'indisponibilità della vita il suo fondamento", si legge nella nota, in cui si afferma che il Tar "stravolge il significato stesso del diritto costituzionale alla salute", e soprattutto "infligge un duro colpo al modello del sistema sanitario nazionale e alla natura fiduciaria del rapporto medico-paziente, trasformata in un contratto anticipato che valorizza solo le scelte di morte".
L'Associazione Scienza & Vita prende atto "con disappunto" della sentenza emessa dal Tar Lazio, in relazione all'asserito "diritto" di rifiutare alimentazione e idratazione artificiali. "Sebbene il Tar Lazio abbia ritenuto inammissibile il ricorso per difetto di giurisdizione, in quanto trattasi di diritti soggettivi - si legge in una nota - afferma comunque principi che, tra l'altro, introducono l'abbandono di ‘cura', ovvero di quelle forme come alimentazione e idratazione che sono da considerare sostegno vitale e non terapie. Si disattenderebbe, altrimenti, il fondamento della relazione medico-paziente che si basa sul dovere di ‘cura', ovvero della presa in carico di ogni persona ancor più nelle gravi disabilità o in stati terminali, senza per questo ricorrere ad accanimenti o abbandoni eutanasici". In questo modo, per Scienza & Vita, "si introduce una cultura per il diritto a morire - avallato da volontà ricostruite - a fronte del favor vitae di rango costituzionale", e "si contraddicono la Costituzione Italiana, il Codice deontologico dei medici, la Convenzione dell'Onu sui diritti delle persone con disabilità". Di qui la richiesta di "un'assunzione di responsabilità che impedisca il piano scivoloso di una cultura eutanasica dissimulata da una falsificante interpretazione del principio di autonomia".
"Ciò che ci indigna di più non è il contenuto della sentenza ma il modo falso con cui essa è stata riportata dai mezzi di comunicazione". Lo afferma Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, a proposito della decisione del Tar Lazio sul provvedimento Sacconi in materia di idratazione e alimentazione di persona in stato vegetativo persistente. "Non si può scrivere spiega Casini - che ‘il Tar ha accolto il ricorso del Movimento di difesa dei cittadini' quando invece lo ha bocciato dichiarandolo inammissibile; non si può scrivere che ‘il Tar ha stabilito che a nessuna persona cosciente o in stato di incoscienza possono essere imposte alimentazione e idratazione artificiali' quando invece non ha stabilito un bel nulla". Al contrario: "il Tar ha dichiarato di non poter decidere su questa questione perché riguarda l'esistenza o la inesistenza di un diritto, questione su cui esso non ha alcuna competenza". Di qui la necessità di "riflettere sull'uso politico dell'attività giurisdizionale", che però "non dovrebbe condizionare chi dovrebbe tenere ben distinte le notizie dalle opinioni". Il Mpv, che era intervenuto nella procedura per sostenere la inammissibilità del ricorso - conclude Casini - è ovviamente più che soddisfatto del risultato ottenuto ed auspica che il testo di legge sul fine vita già adottato dal Senato e possa al più presto divenire norma vigente".
"Idratazione e alimentazione sono atti dovuti". A ricordarlo è Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma "Gli amici di Luca", all'indomani del pronunciamento del Tar del Lazio sugli stati vegetativi. "Non ci può essere obbligatorietà o imposizione", spiega De Nigris, che invita a "fare chiarezza" in questo ambito, "contando sugli orientamenti delle associazioni che tutelano le famiglie". "Non si può innescare in Italia una battaglia ideologica che ricade sui bisogni delle persone gravemente cerebrolese", come le persone in stato vegetativo, il grido di allarme di De Nigris, secondo il quale "dobbiamo avere il coraggio di guardarle senza vergogna e rispondere ai loro bisogni". Per De Nigris, inoltre, alimentazione e idratazione "non sono terapie": prova ne sia il fatto che "le famiglie nel rientro a casa, dopo un lungo ricovero ospedaliero, imparano a gestire in maniera autonoma questa procedura anche con alimenti frullati". Qualora invece dovesse essere ribadita la natura terapeutica dell'idratazione e del nutrimento artificiale - è la provocazione di De Nigris - "allora sarebbe giusto che fossero inserite nel piano sanitario nazionale e venissero adeguatamente finanziate, prevedendo l'istituzione di una rete di cure così come è prevista l'istituzione di una rete per le cure palliative e la terapia del dolore".
"Una sentenza degna di Ponzio Pilato". È il commento di Carlo Costalli, presidente nazionale del Movimento cristiano lavoratori (Mcl), in riferimento alla decisione del Tar Lazio sul provvedimento Sacconi in materia di idratazione e alimentazione di persona in stato vegetativo persistente. "Il Tar di fatto evita di decidere, riconoscendo la sua non competenza in materia e tuttavia, allo stesso tempo, esprime commenti e opinioni ideologiche in proposito e delega ad altri giudici la competenza a decidere. È un fatto gravissimo - sottolinea Costalli -, che dimostra ancora una volta come un gruppo di magistrati, assolutamente irrispettoso del ruolo del Parlamento, pur eletto dal popolo, e persino della Costituzione, continui a manipolare a suo piacimento le leggi pretendendo di decidere sulla vita e la morte dei cittadini". "Di fronte a quest'ennesimo e assurdo pronunciamento dei giudici", aggiunge Costalli, "occorre che il Parlamento approvi con la massima urgenza una legge giusta, che vieti di sospendere l'idratazione e l'alimentazione, colmando definitivamente un vuoto normativo che alcuni irriducibili tentano di strumentalizzare per riaffermare il proprio potere. È l'unica strada per far sì che la politica torni ad avere il ruolo che naturalmente le spetta".

© SIR - 18 settembre 2009