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cristo1Qui, crediamo, sta il fulcro di questa festa che ci coinvolge tutti e ciascuno. Nello sguardo autenticvo del reale, il dono della santità e della figliolanza in Cristo unico Redentore e Signore risorto.
Siamo Figli di Dio, siamo chiamati e amati dal Padre, siamo destinati alla gioia.

La santità non è altro che la consapevolezza radicale di appartenere alla Gioia e di essere nella Gioia, per sempre, dall'Eternità e verso l'Eternità. "Dove stai andando?" Qualcuno potrebbe chiederti...  e tu rispondi: "sto camminando nell'Eternità e per l'Eternità. Vieni con me?"

La santità è cogliere la luce oltre la notte del quotidiano. La luce c'è... è il peccato e le dissipazioni che ce la fanno dimenticare, obnubilare, calpestare.
L'eroismo vero è quello della gioia e il martirio vero è quello della gioia.
L'annuncio e la missione veri sono quelli della gioia.

Dalla gioia vera, temperata, discreta, radicale, intima e contagiosa si gioca la nostra vita di cattolici. Ogni no è detto prima ancora perché c'è un Si! a Dio. Ogni rinuncia ha senso perché c'è il Sì della gioia, con la gioia e nella gioia.

Sì alla vita, si alla vita che procede dal Padre. Si alla Signoria di Cristo, Si alla Gioia e alla bellezza. Sì alla Scienza è il Sì allo Spirito Santo, fonte di ogni Scienza, Intelletto e Sapienza.
Ogni liturgia non è altro che la manifestazione e lo svelamento di questa Gioia e del Suo ontologico peso.

satana è appunto il ladro della Gioia. Egli opera come può per distoglierci dalla realtà della Gioia, mettendo nel cuore depressione, scoramento, tristezza, pessimismo, paralisi e terrore.
Non parliamo di quella depressione che è malattia o, talvolta, di quella "notte" come transito stato funzionale alla gioia, ma di quella tristezza e accidia cronica in cui più che concentrare lo sguardo su Gesù, fissiamo lo sguardo sul limite e sulla paura. Paralizzati disperiamo. Né parliamo di quella paralisi e di quelle catene che sono la memoria del peccato commesso.

Chi di noi si accosta al sacramento della riconciliazione dicendo anzitutto:
"Padre ho peccato contro la gioia, ho dato spazio alla tristezza più che a Cristo nella mia vita!?".

Misuriamo dunque la nostra santità sulla gioia e sulla certezza di appartenere al Padre. In questa appartenenza radicale, irremovibile, donata dall'alto e dall'interno e conservata con appartenenza eresa totale, viviamo i nostri passi.

Qui diciamo tutti i no che servono, a cominciare dal peccato, sapendo che dal "Sì di Dio in Cristo" nasce ogni Gioia per noi e per chi ci è accanto. Persibno di chiunque incontriamo.

Questo "Sì" è il luogo per chi smette di avere paura e smette di fuggire da Dio e, fianlmente smette di fuggire da sé stesso, e dalla gioia presente e che, pregustata, lo attende.


Francesca & Paul

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