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SAN SIRICIO PAPADiventa Papa nel 384 e subito stabilisce un rapporto di fiducia e collaborazione con Sant’Ambrogio di Milano. Siricio è un Pontefice moderato ed equilibrato, fra l’altro il primo secondo gli storici ad affermare il primato del “maggior Pietro” e a farsi chiamare “Papa”.  (Vaticannews.va)

La figura di San Siricio Papa, venne a lungo offuscata dal giudizio negativo che, sul suo conto, emerge dalle opere del grande San Girolamo, cioè di un personaggio per molti versi eccezionale soprattutto per la sua prodigiosa cultura ma facile ai giudizi avventati, ispirati a personale simpatia o antipatia, come ben sa chi ne abbia letto le vivacissime Lettere.

Si può dire che la scarsa simpatia del grande studioso sul conto del Papa Siricio abbia pesato su questo personaggio per quasi quattordici secoli, perché soltanto nel 1748 San Siricio fu accolto nel Martirologio Romano dal Papa Benedetto XIV. Questi era abbastanza ferrato, come storico e come canonista, da poter dissentire dalle secolari prevenzioni di San Girolamo!
Siricio fu successore di San Damaso, e resse il pontificato dal 383 al 399.Damaso era stato il grande protettore di San Girolamo, ma Siricio ebbe anch'egli un fortissimo campione al quale appoggiarsi, e la sua scelta fu quanto mai saggia, perché cadde su Sant'Ambrogio, Vescovo di Milano.
Milano era ormai la capitale dell'Impero di Occidente, e il Vescovo Ambrogio vi aveva raggiunto un'autorità senza precedenti. Un Papa più meschinamente geloso avrebbe esitato a rafforzare il prestigio di quel personaggio dinanzi al quale il Vescovo di Roma rischiava di passare in seconda linea.
Invece, il romano Siricio, desideroso soprattutto del bene della Chiesa, affidò ad Ambrogio buona parte della direzione degli affari ecclesiastici, facendone quasi un socio nel governo della Chiesa. Da parte sua, Ambrogio non approfittò di tale posizione e restò sempre in deferente atteggiamento nei confronti del Vescovo di Roma.
San Siricio, da parte sua, fu il Pontefice della moderazione e dell'equilibrio. Si sentiva veramente padre - o meglio servo - di tutti i fedeli, e rifuggiva dai particolarismi che spesso dividevano le varie Chiese. " Noi - diceva con bellissima espressione - portiamo il fardello di tutti coloro che sono gravati; o piuttosto è il beato Apostolo Pietro che lo porta in noi ".
Il focoso San Girolamo, che si lanciava come una catapulta contro gli avversari veri o supposti, non poteva andar d'accordo con quel Papa nemico degli estremismi e dell'intemperanze. Si allontanò infatti da Roma per ritirarsi, asceta macerato e studioso insonne, in una grotta presso Betlemme, dove a buon conto ebbe per compagno, simbolico animale!, un ringhioso leone.
Eppure anche Girolamo, nel suo giostrare di infaticabile polemista, si trovava al fianco, di quando in quando, proprio il Papa Siricio, moderato e moderatore, ma non per questo tardo a difendere la verità e la giustizia.

Questo Papa non ambizioso né invidioso che sentiva veramente, sulle sue vecchie spalle, il fardello della universale comunità dei credenti, l'eredità gravosa di Pietro, di colui cioè che scioglie, ma è legato; che apre, ma è prigioniero. (Santiebeati.it)




Vasini Leonardo di porto maurizio 1763SAN LEONARDO DA PORTO MAURIZIO, FRANCESCANO

Sacerdote francescano dalla “parola bruciante”, percorse l’Italia “per ammonire e convertire folle immense”, richiamando “alla penitenza ed alla pietà”, vivendo in prima persona una “intima unione con Dio”. È San Leonardo da Porto Maurizio nelle parole di San Giovanni Paolo II, che nel 1980 visitò la parrocchia di Acilia, nei pressi di Roma, intitolata al predicatore ligure.

Il tema della Via Crucis

San Leonardo da Porto Maurizio - al secolo Paolo Girolamo Casanova - nasce a Porto Maurizio, l’attuale Imperia, il 20 dicembre 1676, e studia a Roma presso il Collegio Romano, per poi entrare nel Ritiro di San Bonaventura, sul Palatino, dove veste il saio francescano. Dedicandosi alla predicazione, fra Leonardo ha costantemente in mente il supplizio della Croce. Assieme alla devozione al Nome di Gesù e alla Vergine Maria, è sempre presente nelle sue orazioni il tema della Via Crucis, devozione tipicamente francescana, alla quale egli dette grande diffusione. Folle immense accorrono ad ascoltare le sue predicazioni, rimanendone impressionate e lasciandosi commuovere. "È il più grande missionario del nostro secolo", disse Sant'Alfonso Maria de' Liguori. I viaggi per le missioni popolari lo portano in tutta Italia, in particolare in Toscana. Inviato anche in Corsica per ristabilire la concordia tra i cittadini, riesce a ottenere un inatteso abbraccio di pace, nonostante le gravi divisioni tra gli abitanti.

Predicatore instancabile

Consumato dalle fatiche missionarie, torna prima in Liguria, quindi a Roma. Predicatore instancabile nell'Anno Santo del 1750, indetto da Papa Benedetto XIV, quando erigerà nel Colosseo 14 edicole per il pio esercizio della Via Crucis e una grande croce nell’area dell’anfiteatro. Ma si tratta della sua ultima fatica. Muore il 26 novembre 1751 a San Bonaventura al Palatino, già venerato come Santo dai romani e non solo. Beatificato il 19 marzo 1796, la cerimonia di canonizzazione ha luogo, invece, il 29 giugno 1867, durante il Pontificato di Papa Pio IX, particolarmente devoto a San Leonardo. Pio XI, nel 1923, lo nomina Patrono dei missionari nei Paesi cattolici; dalla metà degli anni Novanta il francescano è anche Patrono della città di Imperia.
(Vatican News)




BEATO GIACOMO ALBERIONE

Fossano, Cuneo, 4 aprile 1884 - Roma, 26 novembre 1971

Giacomo Alberione nacque il 4 aprile 1884 a San Lorenzo di Fossano (Cuneo), da una povera e laboriosa famiglia di contadini. A sette anni sentì la vocazione al sacerdozio. Entrò nel seminario di Bra, ma dopo quattro anni di permanenza una crisi gli fece lasciare il seminario. Nell’autunno del 1900 tornò ad indossare l’abito del seminarista, questa volta nel collegio di Alba. Nella notte che segnava il passaggio al nuovo secolo, durante la veglia di adorazione eucaristica solenne nel Duomo, mentre era inginocchiato a pregare visse un’intensa esperienza Giacomo Alberionespirituale. In essa percepì con chiarezza la sua futura missione: vivere e dare al mondo Gesù Cristo via verità e vita, utilizzando, a tal fine, tutti i mezzi più celeri ed efficaci che il progresso umano offre per la comunicazione tra le persone. Per realizzare questa missione, fondò la Famiglia Paolina, composta da cinque Congregazione religiose, quattro Istituti di consacrati secolari ed un’Associazione di laici. La morte lo colse a Roma, all’età di 87 anni, il 26 novembre 1971, dopo aver ricevuto la visita di San Paolo VI. Il 26 giugno 1996 San Giovanni Paolo II ne ha riconosciuto le virtù eroiche dichiarandolo Venerabile. Lo stesso Pontefice il 27 aprile 2003 lo ha proclamato Beato. La sua tomba si trova a Roma presso la Basilica di Santa Maria Regina degli Apostoli alla Montagnola. Le diocesi di Alba e Fossano, nonché la Famiglia Paolina, celebrano la sua memoria liturgica il 26 novembre.

Martirologio Romano: A Roma, beato Giacomo Alberione, sacerdote, che, sommamente sollecito per l’evangelizzazione, si dedicò con ogni mezzo a volgere gli strumenti della comunicazione sociale al bene della società, facendo dei sussidi per annunciare più efficacemente la verità di Cristo al mondo, e fondò per questo la Congregazione della Pia Società di San Paolo Apostolo. (santiebeati.it )