Due fogli manoscritti di santa Teresa di Gesù sono stati recuperati dalle forze dell’ordine spagnole, durante l’«operazione Camarín» contro il traffico illegale di opere d’arte. Le carte, provenienti dall’antico convento delle carmelitane scalze del Cuore di Gesù e di san Giuseppe di Medina del Rioseco, sono una testimonianza della difficile “battaglia terrena” che ha dovuto affrontare Teresa durante la sua coraggiosa opera di riforma della vita monastica spagnola, come si legge sul quotidiano spagnolo «La Razón» del 14 luglio scorso. I fogli sono stati ritrovati insieme a una ventina di altri esemplari di arte religiosa. Si tratta di due lettere inviate al frate Gerónimo Gracián, uno dei suoi più stretti collaboratori e dei suoi più cari amici. Gracián aiutò Teresa a rifondare su basi evangeliche l’ordine del Carmelo, in mezzo a complesse, interminabili dispute e lotte di potere, che vedevano spesso i carmelitani calzati e i carmelitani scalzi schierati su due fronti opposti. I messaggi sono stati scritti in un momento difficile, quando sia Gerónimo Gracián che san Giovanni della Croce sono perseguitati dalle autorità ecclesiastiche dell’epoca. Non solo. In questo momento — siamo nell’agosto del 1578 — Teresa di Gesù ha sessantatré anni, mentre Gracián è un giovane frate, dall’intelligenza brillante e di bell’aspetto. Entrambi dovranno attraversare un autentico calvario a causa dell’invidia e delle chiacchiere che la loro profonda amicizia suscita nella loro comunità religiosa. Soprattutto Gracián viene attaccato duramente dai confratelli carmelitani scalzi, che cercano di cacciarlo dalla Spagna. Il valore dei due fogli manoscritti è inestimabile. Tra le opere recuperate dagli agenti del Seprona (Servicio de Protección de la Naturaleza) di Valladolid c’è anche un quadro di Maria Maddalena che rinuncia ai suoi gioielli, del XVII secolo, che era stato fatto passare per un ritratto di Isabella di Ungheria. L’«operazione Camarín» è iniziata nel marzo scorso, quando gli agenti hanno notato una compravendita sospetta di un quadro in una casa d’aste madrilena, e ha avuto buon esito grazie alla collaborazione di molte istituzioni della zona di Valladolid, dal Museo provinciale «Fabio Nelli» alla delegazione diocesana del patrimonio dell’arcivescovado della città.
© Osservatore Romano - 19 luglio 2018