Le esequie del cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, morto domenica 19 novembre, sono state celebrate la mattina di martedì 21, all’altare della Cattedra della basilica vaticana. Il rito è stato presieduto dal vice decano del collegio cardinalizio, del quale pubblichiamo di seguito l’omelia. Hanno concelebrato venti porporati, tra i quali, Pietro Parolin, segretario di Stato, e tredici tra arcivescovi e vescovi. Insieme con i familiari del compianto cardinale — tra cui due sorelle, Adriana e Lidia, un cugino, Alberto, e un nipote, Luca — erano presenti i rappresentanti dei cavalieri del Santo Sepolcro e numerose persone che a vario titolo avevano collaborato con lui. Con i membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, erano gli arcivescovi Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, e Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, e i monsignori Borgia, assessore, e Bettencourt, capo del Protocollo. Il cardinale Cordero Lanza di Montezemolo sarà sepolto nella basilica papale di San Paolo fuori le Mura.di GIOVANNI BATTISTA RE
«Le anime dei giusti — ci ha detto la prima lettura — sono nelle mani di Dio». Il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, dopo 92 anni di vita tutta trascorsa nel servizio del Papa e della Chiesa, è ora nelle mani di Dio. La lunga malattia, con alterne fasi, lo aveva preparato a questo supremo inc o n t ro . Quando andai a trovarlo, dopo il ritorno nel suo appartamento in seguito a un prolungato ricovero in ospedale, mi colpi la serenità con cui stava aspettando l’ultima chiamata del Signore. Era sostenuto dalla consapevolezza che il tramonto della scena di questo mondo, coincide con l’entrata nella gioia eterna del Signore. A lui egli si è sforzato di consacrare l’intera sua esistenza. Apparteneva a una antica famiglia patrizia piemontese, per generazioni a servizio dei Savoia. Andrea di Montezemolo era nato a Torino, figlio della medaglia d’oro colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, fucilato qui a Roma alle Fosse ardeatine il 24 marzo del 1944, nella disumana rappresaglia nazista per l’attentato di via Rasella. Da alcune settimane il colonnello Giuseppe di Montezemolo era stato arrestato dalle SS tedesche perché era il capo del Fronte militare clandestino di Roma e rinchiuso nel carcere di via Tasso. Il cardinale aveva 19 anni quando questa enorme tragedia colpì lui e la sua famiglia, la quale solo alcune settimane dopo venne a conoscenza della drammatica notizia. La madre del cardinale, Amalia Dematteis, fu uditrice laica durante il concilio Vaticano II . Dopo essersi laureato in architettura a 24 anni e aver iniziato per breve tempo l’esercizio della professione, Andrea di Montezemolo decise di dedicare la sua vita completamente a Dio. Entrò nel collegio Capranica e iniziò gli studi di filosofia e di teologia alla Pontificia università Gregoriana. Fu ordinato sacerdote della diocesi di Roma nel marzo del 1954. Conseguita la laurea anche in diritto canonico, a 34 anni entrò nel servizio diplomatico della Santa Sede. Dopo vari anni di servizio in tre nunziature, fu chiamato in Segreteria di Stato, nella sezione che allora portava il nome di Consiglio per gli affari pubblici e, più tardi, fu nominato segretario della Pontificia commissione «Iustitia et Pax». Ordinato arcivescovo titolare nel 1977, fu rappresentante del Papa in varie nazioni, incominciando come pro nunzio apostolico in Papua Nuova Guinea e delegato apostolico nelle Isole Salomone. Nei vari paesi a cui fu assegnato, svolse con grande impegno e dedizione il compito di nunzio apostolico, affiancando l’episcopato locale nelle iniziative ecclesiali e curando i rapporti con le autorità civili. Negli anni in cui fu in Terra santa come delegato apostolico per Gerusalemme e la Palestina, monsignor Andrea di Montezemolo fu l’artefice dei negoziati, che portarono alla firma del noto «Accordo fondamentale» della Santa Sede con le autorità israeliane, nel quale fu riconosciuta la natura unica delle relazioni tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico, gettando le basi per i rapporti diplomatici fra la Santa Sede e lo Stato di Israele. Fu così che egli divenne il primo nunzio apostolico in Israele. Successivamente Andrea di Montezemolo fu trasferito alla nunziatura apostolica in Italia e nel maggio del 2005 fu nominato arciprete della basilica di San Paolo fuori le mura e poco dopo creato cardinale. Fu per lui motivo di grande gioia occuparsi della basilica che si eleva sopra il sepolcro dell’apostolo Paolo. In tale incarico, egli lavorò con instancabile dedizione per il buon svolgimento dell’Anno paolino, inaugurato dal Santo Padre nel giugno del 2008. La competenza da lui acquisita negli anni giovanili in architettura gli fu utile nei restauri che promosse in vari punti della basilica Ostiense. In particolare, volle che fosse rinnovato l’accesso alla tomba di san Paolo, e promosse un’indagine scientifica all’interno del sarcofago tradizionalmente ritenuto di san Paolo, L’accurato esame confermò trattarsi effettivamente della tomba dell’ap ostolo delle genti. Il cardinale fece inoltre esaminare col metodo del «carbonio 14» i resti rinvenuti nel sarcofago, ottenendo così una conferma che tali resti mortali appartenevano all’apostolo Paolo, che lì fu sepolto dopo aver subito il martirio presso le Tre Fontane. In occasione di questi lavori, nello scavo al lato settentrionale della basilica, furono messi in luce i ruderi di un monastero risalente ai secoli VII e VIII . Del cardinale di Montezemolo è nota la passione e la competenza che aveva per l’araldica ecclesiastica e per i numerosi stemmi vescovili di cui fu autore. Mentre nella preghiera affidiamo a Dio l’anima del cardinale di Montezemolo, la liturgia ci invita a elevare lo sguardo oltre le frontiere della morte, e ci sospinge ad andare col pensiero verso quel mondo in cui il cardinale è entrato e che un giorno sarà anche il nostro. Ci sono di conforto le parola di Cristo che sono risuonate nella pagina del Vangelo: «Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me anche se morto vivrà e chi vive e crede in me non morirà in eterno». Erano parole ben note al cardinale di Montezemolo, che in esse ha creduto e sperato, e che nella sua vita ha cercato di orientare verso Cristo quanti ha incontrato sul suo cammino. Circa i profondi sentimenti religiosi del defunto, è illuminante la seguente preghiera che egli, nel periodo in cui era arciprete della basilica di San Paolo, aggiunse come appendice al suo testamento: «O Signore ti prego concedimi: / una generosa grazia che mi guidi, / una forte volontà che ti cerchi, / una umile sapienza che ti conosca, / una profonda fede che ti adori, / una sincera gratitudine che ti lodi, / una fiduciosa speranza che mi conforti, / una bruciante carità che mi consumi, / una onesta condotta che mi corrobori, / una viva penitenza che mi purifichi, / una umile attesa che mi perdoni, / una paziente perseveranza che ti attenda, / una sicura fiducia che ti raggiunga. /Amen». Ora questa sua «perseveranza nell’attendere la venuta» di Cristo, con cui si conclude questa sua preghiera, ha trovato il suo compimento nell’i n c o n t ro con Dio, nell’immensità del suo amore e della sua misericordia.
© Osservatore Romano - 22 novembre 2017