New York, 22. Un appello "a tutti i popoli della terra ad accettare la realtà del pericolo comune, l'imperativo e la responsabilità per un'immediata e decisiva azione e l'opportunità di un cambiamento" è stato rivolto dai leader religiosi nel mondo, in occasione del vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si tiene oggi, a New York, organizzato dal segretario generale Ban Ki-moon.
L'appello dei leader religiosi è un'iniziativa sorta nell'ambito dell'International Day of Prayer for Peace, celebrato il 21 settembre. La giornata di preghiera è stata organizzata da un gruppo di organismi, tra cui il Religions for Peace, il Committee of Religious alle Nazioni Unite, la Cappellania delle Nazioni Unite, il New York Interfaith Power and Light, in cooperazione con i promotori della campagna "TckTckTck" cui aderisce anche il Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec). In un video-messaggio, il segretario generale del Cec, Samuel Kobia ha detto che "i cambiamenti climatici sono una questione di giustizia, perché a esserne più colpite sono le comunità povere e vulnerabili che hanno contribuito di meno al riscaldamento globale e non hanno mezzi per adattarsi ai mutamenti". Nell'appello dei leader religiosi si riconosce "la responsabilità collettiva per il pericolo derivante dal cambio del clima e per la sofferenza che devono affrontare delle popolazioni più colpite ed emarginate. "Senza - è aggiunto - misure adeguate e urgenti, le piante e le specie animali, così come le persone e le culture continueranno sempre più a soffrire e a morire. Questa è la nostra preoccupazione". Per questo, si esortano, fra l'altro, i Paesi industriali "a contribuire responsabilmente agli sforzi di riduzione dell'inquinamento, facendo tagli più ampi delle emissioni di carbonio, dando prova di leadership nel loro comportamento etico".
Ai Governi, in particolare, i leader rivolgono l'esortazione a riconoscere "il ruolo cruciale delle popolazione indigene nella gestione dell'ambiente" e a far sì "che le voci delle nazioni e dei popoli più colpiti servano come testimonianza visibile che la crisi climatica va affrontata adesso". Inoltre, si evidenzia la necessità che "il mondo naturale venga considerato come un interlocutore ai "tavoli" di discussione e non come una merce da utilizzare esclusivamente per il piacere o il guadagno degli uomini". L'urgenza di rafforzare il dibattito sui mutamenti climatici e il sostegno alle popolazioni povere era stata posta recentemente al centro anche di una riflessione del cardinale Keith Michael Patrick O'Brien, arcivescovo di Saint Andrews and Edinburgh durante un incontro interreligioso di preghiera a New York. "Il progresso umano - ha sottolineato - non è né automatico né inevitabile. Ci troviamo di fronte al fatto che il domani è oggi e siamo di fronte alla ferocia dell'urgenza del momento".
(©L'Osservatore Romano - 23 settembre 2009)