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Eccellenze, autorità civili e religiose, signore e signori: Possa il Signore darvi pace.

Volevo iniziare il mio discorso sugli scritti di San Francesco d'Assisi con le parole che lui stesso usava per salutare chiunque incontrasse. Nel suo testamento, scritto alla fine della sua vita, afferma esplicitamente che il Signore Dio stesso gli rivelò questo saluto.

Gli scritti di Francesco sono pochi e brevi, ma straordinariamente intensi, profondi e in molti modi rivoluzionari, tanto che ancora oggi lo celebriamo come uno degli uomini che più influenzarono la vita della Chiesa e portarono innovazione nella cultura; a questo proposito, basta pensare al Cantico di Fratello Sole e alla sua importanza unica nella letteratura italiana vernacolare.

I suoi scritti sono generalmente catalogati in tre categorie: Regole e Esortazioni, in cui troviamo le due regole (1223); i due testamenti, quello molto breve di Siena (1226) e l'ultimo testamento, altre regole, gli ammonimenti e gli scritti per le Povere Clarisse. Poi troviamo le lettere: ai fedeli, ai governanti del popolo, al clero, all'intero ordine, insieme a lettere molto personali di valore universale, come una a un frate ministro, sul perdono. Infine, troviamo le Lodi e le Preghiere; il testo più noto del quale è certamente il Cantico di Fratello Sun.

Questi testi hanno suscitato interesse nel corso dei secoli non solo tra i francescani ma anche tra le persone e gli studiosi del francescanesimo. L'interesse per gli scritti di San Francesco è cresciuto nell'era moderna e contemporanea, a partire dagli studi di Paul Sabatier, con il suo volume del 1894 sulla vita di San Francesco, che diede origine alla cosiddetta "Questione Francescana", le diverse immagini di San Francesco che emergono da varie biografie del XIII e XIV secolo. La riscoperta dei suoi scritti ha offerto l'opportunità di riscoprire un Francesco originale, in cui lui stesso parla della sua vita e dell'ordine che ha fondato. Autori recenti come Raul Manselli, Kajetan Esser e Franco Cardini scrissero biografie moderne di Francesco incentrate sui suoi scritti.

Fratellanza, pace e dialogo sono tre pilastri dei suoi scritti. I suoi scritti testimoniano non solo tre valori universali, ma anche un percorso personale che trasformò profondamente la vita di San Francesco.

Consideriamo, ad esempio, la pace. Sappiamo che Francesco, da giovane, fu affascinato dall'ideale della cavalleria; voleva essere un uomo vittorioso in battaglia. Non era nato uomo di pace, ma lo divenne imparando dai suoi fallimenti, dall'orrore della guerra che aveva vissuto. Profondamente toccato dal suo incontro con Cristo, divenne un uomo di pace e riconciliazione, di misericordia, un costruttore di ponti.

Profondamente legato al tema della pace è quello della fraternità, cioè il riconoscimento degli altri come fratelli e sorelle. Totalmente assorbito dagli ideali di successo e vittoria, Francesco si sentì amareggiato nel suo incontro con i lebbrosi, con la deformità; l'altro appariva come qualcuno da sconfiggere o fuggire. Nel suo percorso di conversione, dopo aver profondamente accettato i propri limiti e la ferita del peccato, si schierò con i lebbrosi e fondò un ordine di fratelli, dove tutti i membri avevano pari diritti. Testimonia che il cambiamento è possibile nella vita: "Ciò che per me era amaro divenne dolcezza di anima e corpo," afferma nel suo testamento alla fine di his. L'altro diventa fratello e sorella.

L'incontro con Cristo gli rivelò che c'è un solo Padre per tutti e che siamo tutti figli di Dio, fratelli e sorelle. Ma questa esperienza di fratellanza non è limitata agli esseri umani. Il cantico di Fratello Sun, scritto in italiano vernacolare, mostra una straordinaria familiarità con tutte le creature. Non solo le persone—il Sole è suo fratello, la Luna sua sorella—lui loda Dio per e con tutte le creature in un'armonia che rivela la profonda connessione tra tutti gli esseri viventi. Inoltre, Dio è lodato per coloro che sanno soffrire pazientemente, per coloro che sanno perdonare; Anche per "Sister Death", come introduzione a Definitive Joy.

Infine, le relazioni fraterne sono caratterizzate dal dialogo; Ciò è evidente negli scritti di Francesco riguardo alla vita dei frati, che devono obbedire, ascoltarsi e servirsi a vicenda, fino al punto di dialogare con coloro che seguono altre fedi, come dimostra il famoso incontro con il sultano Malik Al Kamil, che riecheggia nel Capitolo XVI della Rule Non Bullata scritta da Francesco. Dice ai suoi frati che vanno tra i musulmani: "Non litighiamo o litigiamo, ma soggettiamoci a ogni creatura umana per amore di Dio (1 Pietro 2:13) e confessate che siete cristiani; ... e quando vedrete che piace al Signore, proclamiamo la parola di Dio."

Francesco ammira molte cose tra i fedeli dell'Islam; nella sua lettera ai sovrani dei popoli, sentiamo l'eco della sua ammirazione per il canto del muezzin, chiedendo ai sovrani in una sua lettera che "ogni sera sia annunciato, con un araldo o qualche altro segno, che lode e ringraziamento siano dati al Signore onnipotente Dio da tutto il popolo."

Torniamo così alla lode di Dio che Francesco elevò fino all'ultimo giorno della sua vita, quando, come ricorda Chesterton, commentando la morte del più santo degli italiani: "Finalmente, sotto il portico della Porziuncola, ci fu una calma improvvisa, in cui le figure scure rimasero immobili come statue di bronzo: perché quel grande cuore si era fermato, che non si era spezzata finché non aveva contenuto il mondo intero."
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