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Don Di NotoL’ultimo servizio della nota trasmissione politico-satirica è molto più crudo del (già non delicato) trend della trasmissione, ma probabilmente risulta molto utile: il servizio esponeva un reportage sulla raccapricciante realtà (ed evoluzione) delle perversioni pedofiliche. Grazie a don Fortunato.

di Claudia Cirami

Un pugno nello stomaco. Ecco cos’è stato il servizio di Matteo Viviani, trasmesso dalla Iene il 5 Maggio: la porta spalancata sull’orrore. Viene in mente quando la Vergine Maria, a Fatima, ha mostrato l’inferno ai pastorelli.
La differenza è che, nel servizio, non si vedeva nulla di spaventoso: si sentiva soltanto. Non c’era audio dal vivo, si assisteva a dei racconti, delle ricostruzioni. Ed è già abbastanza. Perché la pedofilia, con i correlati della pedopornografia e della infantofilia, è l’inferno in terra. E i demoni sono tra noi. Ha iniziato una ragazzina, Alice, che ha raccontato di un set abominevole, lei che interpretava Biancaneve e una serie di bambini nella parte dei nani: l’abominio è in alcune donne truccate da streghe che irrompono sulla scena e poi sgozzano uno ad uno i bambini, finché Alice sviene. Su questo caso non si può dire molto di più – si avverte nel servizio – perché sta indagando la magistratura. È vero? Non è vero? Giuseppe Sartori, professore di neuropsicologia forense, intervistato da Matteo Viviani, non conferma né smentisce: anche visionando un altro filmato, dove qualche anno prima, la ragazzina vive un rivissuto, dice che non si può distinguere facilmente tra la realtà e l’eventuale patologia (per esempio, la ragazzina potrebbe avere una personalità di tipo istrionico). Eppure, le lacrime di Alice inquietano: sembrano sgorgare da un dolore sincero, profondo, come la sua ansia di fronte all’obiettivo della telecamera (c’erano telecamere anche nel suo ricordo). Quello che, tuttavia, Le Iene cercano di mostrare – con un certo coraggio, e capiremo poi il perché – è che, se sul caso di Alice ancora non si può dire una parola definitiva, la pedopornografia esiste, così come è provata l’esistenza degli snuff movie, che sono film terrificanti dove si torturano persone, anche fino alla morte. I protagonisti di questi film sono spesso bambini, che diventano, dunque, vere e proprie vittime sacrificali di perversioni orripilanti da parte di adulti che pagano (e tanto) per vedere un film dove qualcuno muore sul serio. Le Iene portano dati e testimonianze. Esistono inchieste, arrestati. Le intercettazioni sgomentano, annichiliscono. Di fronte a questo orrore gli uomini di buona volontà – secondo una locuzione che riesce ad inglobare credenti e non credenti che non mettono a tacere la propria coscienza – dovrebbero sollevarsi e provare tutte le strade possibili per fermare questa piaga, che ha nome “violenza” e, se si tratta di bambini, “pedofilia” che non è amore per il bambino, come l’etimologia vorrebbe indicare, ma, nei fatti, violenza, odiosa violenza nei suoi confronti. Il servizio continua con la telefonata di un’altra ragazzina che racconta di altri abusi, forse perpetrati dal padre. Perché, purtroppo, la pedofilia non conosce una sola categoria di persone: è una piaga a cui collaborano familiari dei bambini, amici di famiglia, personale educativo (anche religioso, talvolta), e altri ancora. Le lacrime, le grida della bambina, il «perché a me?» vanno diritte al cuore e fanno male. Ognuno di noi conosce bambini e il solo pensiero che dei mostri – perché di questo si tratta – possano aver rubato l’infanzia in questo modo a creature piccole, innocenti, capaci di uno sguardo stupito e ancora colorato sul mondo è insostenibile. Non si possono nemmeno avere risposte alla domanda della bambina. Vengono in mente solo le lacrime di quella bimba che pianse davanti a Papa Francesco, ponendo una domanda sul dolore innocente. Il servizio prosegue e si conclude con Don Fortunato di Noto. In una prospettiva di donazione di se stessi agli altri, si saprà solo nella vita ultraterrena quanto bene ha fatto questo sacerdote con la sua battaglia, in fondo solitaria (anche se assistito dai membri dell’Associazione Meter), perché dovrebbe essere un eroe nazionale e, invece, si parla troppo poco di lui. Dal 2000, dice a Le Iene, vive con una scorta che lo segue quando deve spostarsi. Pur essendo siciliano, non lo hanno minacciato i mafiosi: lo minacciano i pedofili. Perché la sua vocazione nella vocazione è stata proprio quella di lottare contro il crimine della pedofilia. Don Fortunato di Noto aggiunge anche un particolare agghiacciante: negli ultimi anni, è aumentato il filone di filmati e foto che riguardano l’infantofilia, cioè abusi e violenze perpetrate contro bambini sotto i 3 anni, alcuni anche neonati o con poche settimane di vita. Le Iene ci risparmiano questi filmati – anche perché il solo vederli è reato – ma il racconto di don Fortunato Di Noto ci apre la porta su un’oscura caverna piena di figure orribili e di azioni ignobili. Dietro il successo della pedopornografia on line, c’è naturalmente una questione di soldi. Video e filmati costano tanto, anche 500 euro per una foto, e ci sono migliaia di acquirenti in tutto il mondo. Don Fortunato Di Noto spiega che più rimaniamo in silenzio, più siamo conniventi con questo mercato degli orrori che ha come vittime i bambini. Aver parlato di questo è un merito che non possiamo non riconoscere alle Iene, i cui servizi non sempre sono apprezzabili, ma è importante riconoscere quando c’è del buono. Averci mostrato le lacrime di ragazzine che hanno probabilmente subito abusi è un’opera meritoria. La speranza è che il ricordo di quei pianti e di quel grido «perché a me?» non si spenga con un tasto del telecomando. Perché noi possiamo riprendere tranquillamente le nostre vite, quei bambini no.

© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 7 maggio 2016

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