La morte improvvisa di Jason Arday, trovato senza vita a Londra a soli quarantun anni, impone anzitutto rispetto. Di fronte a questo dramma, con gli inquirenti che suggeriscono l'ipotesi del suicidio, le polemiche devono arrestarsi: chi può preghi, chi non può rispetti questo dolore con il silenzio. Ma una riflessione è necessaria.
Per comprendere questa tragedia, occorre ricordare chi era Arday. La sua biografia sembrava un film: affetto da ritardo dello sviluppo e autismo, non verbale fino a 11 anni, aveva imparato a leggere e scrivere a 18. Eppure, era diventato il più giovane professore nero nella storia di Cambridge, occupando la cattedra di Sociologia dell’Educazione. Un'ascesa irresistibile, accompagnata da racconti di imprese sportive inverosimili, come aver corso 600 miglia in 6 giorni.
Continua su Il Timone