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aiuto fraterno
«Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime» (Lc. 21,10-19)

Α kai Ω

ὑπομονῇ (hypomonē), la Perseveranza, viene tradotta dalla KJV (King James Version) come Pazienza ed è ben giusto che la Perseveranza e la Pazienza co-esistano nella Persecuzione perché esse si poggiano sulla Speranza, quella che non marcisce, che è l’Amore di Cristo riversato nei nostri cuori.

La Persecuzione non è sempre un atto di contrarietà ma talvolta anche un atto o un gesto o un clima di indifferenza.

Il discepolo di Gesù non cerca il plauso, la conferma, cerca piuttosto la salvezza, propria ed altrui, perché ha lo sguardo oltre, su orizzonti di Bene che ordinariamente vengono negati, fuggiti, obnubilati anche se – ed è questo il dramma – se ne ha terribilmente bisogno.
La salvezza delle anime, come suprema lex («omnis institutio ecclesiasticarum legum ad salutem referenda est animarum», S. Ivo Carnutensis, Epistola LX
non riguarda solo la propria salvezza ma anzitutto quella dei fratelli e delle sorelle, quegli unici volti, irripetibili, per cui Cristo ha sofferto, è morto ed è risorto. Tutti, ciascuno.

Quel moto irriducibile che tutto ri-crea è soggetto ad inevitabile persecuzione, dura o molle, continua, costante o intermittente come alte ondate dopo una secca.
Tocca il corpo, tocca la mente e tocca le anime, il cuore del cuore.

Ecco quello, il cuore, è il luogo più profondo da far brillare perché quando l’Amore di Cristo, il Dio del Terzo giorno, viene riversato nei nostri cuori il corpo può straziato, le menti confuse e gli affetti più radicali dilaniati ma l’anima conserva il suo fulcro che la mantiene salda in Cristo e conquista, come un guerriero e come una madre (perché pari sono), nel più totale rispetto, le anime dei fratelli e delle sorelle a Cristo.
Questo è tutto.
Anzi, è più di tutto perché è eredità immarcescibile il porre i fratelli e le sorelle in Cristo. E scomparire.

Lì il discepolo pone la Persona, tanto amata (specie quella di chi in vari modi ti perseguita) nell’Eternità.
E tutto si compie nelle vie dell’Amore che tutto sostiene.

C’è forse regalo più bello di questo dono donato che diventa donante per pura grazia e regalia di partecipazione?

PiEffe