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cardinal eduardo francisco pironiodi LEONARDO SANDRI

Ho avuto la gioia di poter avere accanto al mio cammino di formazione in seminario per alcuni anni l’allora rettore don Eduardo Pironio, prima che fosse promosso vescovo ausiliare di La Plata. Da quella sede, qualche giorno prima della mia ordinazione sacerdotale, avvenuta il 2 dicembre 1967, monsignor Pironio mi scrisse un biglietto augurale che conservo ancora con cura, e mi colpisce farlo riemergere e darne lettura proprio poco dopo la celebrazione del mio giubileo d’oro sacerdotale.
Egli diceva: «Carissimo Sandri: che gioia sapere che entro poco tempo, sarai sacerdote! Come sento rivivere nel tuo, fresco e generoso, la gioia del mio sacerdozio! Ti raccomando alla Vergine in un modo speciale. Ella — sotto l’azione dello Spirito — formerà in te il nuovo Cristo. Io desidero che la tua vita sia semplicemente questo: una permanente presenza di Cristo tra gli uomini. Ho vissuto e sofferto molto nella mia lunga vita sacerdotale. Per questo ho un certo diritto a dire che mi sento felicissimo di essere sacerdote e che le anime non attendono altra cosa da noi se non l’“uomo di Dio”. Ti offro di cuore la semplicità della mia preghiera, la gioia della mia croce e la sincerità del mio affetto di fratello e amico. E ti prego di raccomandarmi al Signore nelle tue grandi date e di benedirmi. Con Cristo e Maria Santissima». Ciascuno di noi qui presenti e molti altri lo hanno potuto conoscere in diversi incarichi di responsabilità, all’interno dell’episcopato argentino e latino americano prima, e poi negli incarichi presso la Curia romana, e nonostante le fatiche che ha pure dovuto affrontare lo ricordiamo tutti con una profonda pace del cuore e un sorriso che non era soltanto sulle labbra ma nello sguardo, come proveniente dal cuore. Mi pare di poter dire con franchezza che questo è potuto accadere perché egli ha sempre mantenuto chiara la consapevolezza della sorgente, il suo sacerdozio: è singolare quanto egli afferma nel biglietto indirizzatomi, di aver vissuto e sofferto molto nella vita sacerdotale e per questo di essere felicissimo di essere sacerdote. Qualcuno al giorno d’oggi storce il naso a sentire definire il sacerdote secondo la definizione alter Christus , ma quando ci troviamo di fronte a figure come quelle del cardinale Pironio capiamo che questo timore non ha fondamento: un profondo radicamento nel Signore Gesù che porta ad assumere proprio come il Maestro una grande attenzione umana, semplice, concreta e quotidiana, alla vita degli uomini che gli sono affidati. Ricordo allora i colloqui che padre Pironio intratteneva con noi seminaristi personalmente, visitandoci nelle stanze, domandandoci della vita, degli studi, e cercando anche di trovare delle famiglie che potessero aiutarci economicamente. In quei dialoghi, lo ricordo, insisteva sullo sviluppare in noi la devozione a Maria Santissima nostra Madre, come garanzia di fedeltà nel nostro futuro sacerdozio. Un rettore che sapeva prendere delle decisioni — come nel caso di un seminarista allontanato per un episodio grave di indisciplina — ma anche capace di stare vicino alla nostra crescita superando delle barriere formali, come quando durante la vacanza presso la casa estiva del seminario La Montenera (Pilar) venne con noi fino al fiume Luján e salì con noi sulle barchette per fare un giro sull’acqua, cosa che per quei tempi era fuori luogo anche solo pensare. E anche negli anni successivi, quando entrambi eravamo a Roma, rammento tanti episodi che esaltano il suo animo sacerdotale: tra gli altri, la delicatezza con la quale si prendeva cura del fratello Angel, anche durante la malattia, e l’amicizia mostrata nei confronti del cardinale Quarracino, ricoverato al Fatebenefratelli per un ictus prima di prendere il volo di ritorno per Buenos Aires, che volle venire a visitare al pronto soccorso insieme a monsignor Manuel Fernández (Manolo) e al sottoscritto. Il “sigillo sacerdotale” dell’affidamento del cardinale Pironio alla Vergine Maria lo custodisco con affetto nella mia casa, in quella statuetta in legno della Val Gardena della Virgen del acompañamiento che egli volle regalarmi quando stavo per partire per il Venezuela come nunzio, nel 1997: fu il nostro ultimo incontro. Possiamo dire con franchezza che non sempre il cardinale Pironio è stato ben compreso nel suo tratto e nelle sue scelte, sia in America latina come qui a Roma: questo non ci deve scandalizzare o rendere partigiani dividendoci tra noi in schieramenti come il mondo (e forse — direbbe lo scrittore Benson amato e citato da Papa Francesco — il padrone del mondo) vorrebbe, ma farci attraversare ogni tempesta con la serenità che il servo di Dio aveva. Che cioè la Chiesa è di Cristo e lui rimane sulla barca per farci affrontare il mare della missione, portando il suo Vangelo.

© Osservatore Romano - 31 maggio 2018