Papa Francesco e Papa Leone XIV sono stati presi alla lettera da quando hanno rilanciato l’«antropocentrismo». O meglio, hanno sostenuto con forza l’«antropocentrismo situato»[1], ovvero la centralità dell’uomo condivisa con tutte le creature. Francesco aveva spiegato meglio, circa una «costrizione»: se è pur vero che «la visione giudaico-cristiana del mondo» considera l’uomo al centro del creato, «oggi siamo costretti a riconoscere che è possibile sostenere solo un “antropocentrismo situato”».
Ancora più esplicito è Leone XIV: «[…] invito a contemplare nel volto del Figlio una magnifica umanità che illumina anche il tempo dell’IA». Il papa invita cioè, in Gesù Cristo, non tanto a guardarne la divinità (teocentrismo), ma l’umanità (antropocentrismo). È però lo stesso Gesù che dirotta tutta l’attenzione verso Dio, non verso l’umanità, sebbene redenta e unita alla divinità: «Chi ha visto me, ha visto il Padre», cioè ha visto Dio. Le parole del Salvatore sono un rimprovero all’apostolo Filippo, che si era fermato solo sull’aspetto umano del Cristo.
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