Ci sono storie che segnano un’epoca e che costringono una società a guardarsi allo specchio. Isabel Vaughan-Spruce è una volontaria per la vita inglese, è co-direttrice della March for Life UK, ed è oggi uno dei simboli di quella che possiamo definire una persecuzione nei confronti dei pro-life, una delle lotte più evidenti e drammatiche nel Regno Unito; una lotta per la libertà di pensiero, di coscienza e di religione che interessa tutto il mondo occidentale.
Quale è stata la sua “colpa”? Avere stazionato in piedi, in totale silenzio e in uno spazio pubblico, pregando nell’intimo del proprio cuore nei pressi di un centro abortivo.
Nessun cartello, nessun megafono, nessuna ostruzione, nessuna parola pronunciata. Soltanto una presenza pacifica. Eppure, per questo semplice atto di fede e di testimonianza per la vita, Isabel è diventata la prima persona ad essere incriminata penalmente in Gran Bretagna in base alle recenti leggi nazionali sulle cosiddette buffer zone (“zone di rispetto”).
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