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Logo viaggio in SpagnaAlle ore 7.55 ora locale (8.55 ora di Roma) Papa Leone XIV si è congedato dalla Casa Vescovile di Las Palmas e ha raggiunto in auto la base aerea di Gran Canaria-Gando dove, dopo essersi congedato da alcune Autorità locali, è partito alle ore 8.56 alla volta di Santa Cruz de Tenerife.

L’atterraggio all’Aeroporto internazionale di Tenerife Norte - Los Rodeos è avvenuto alle ore 9.15 (10.15 ora di Roma).

Al suo arrivo all’aeroporto, il Papa è stato accolto da alcune Autorità locali.

Successivamente, alle ore 9.40 (10.40 ora di Roma), il Santo Padre si è trasferito in auto al Centro di accoglienza Las Raíces per l’incontro con i migranti lì ospitati.

Giunto a destinazione, Papa Leone XIV è stato accolto dal Direttore del Centro di accoglienza Las Raíces.

Dopo le parole di benvenuto del Vescovo di San Cristóbal de La Laguna, Tenerife, S.E. Monsignor Eloy Alberto Santiago Santiago, della Ministra dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e delle Migrazioni e le testimonianze di due migranti, il Santo Padre ha rivolto un saluto ai presenti.

Successivamente, il Pontefice ha visitato una tenda e ha salutato alcuni migranti.

Quindi, al termine dell’incontro, il Papa si è trasferito in auto a Plaza de Cristo per l’incontro con le realtà di integrazione dei migranti.

Pubblichiamo di seguito le parole di saluto che il Papa ha rivolto ai presenti nel Centro di accoglienza Las Raíces:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Ringrazio la Signora Ministro per le sentite parole che mi ha rivolto, come pure il Direttore di questo centro.

Oggi nella Chiesa celebriamo la solennità del Sacro Cuore di Gesù, che per i cristiani rappresenta l’amore misericordioso e infinito di Dio per ogni essere umano. In questo contesto, è provvidenziale poterci incontrare, vederci e soprattutto sapere che, al di là del nostro luogo di provenienza, l’amore di Dio non conosce confini, non fa distinzioni, si dona a tutti e ci raccoglie nell’unità. Vedendo i vostri volti e ascoltando le vostre testimonianze, penso ai vostri cuori, feriti da tante difficoltà ma anche consolati dall’amore ricevuto grazie ad altri cuori aperti, generosi e misericordiosi. Il Cuore di Cristo ha sofferto ed è stato trafitto per amore, ed è stato anche consolato da persone compassionevoli che si sono avvicinate per alleviare il suo dolore.

Per spiegare l’universalità dell’amore, Gesù prese come esempio il gesto di servizio di un uomo di un altro popolo e di un’altra religione che ebbe compassione di una persona ferita e maltrattata (cf. Lc 10,25-37). Sospinti dall’amore di Dio, che ci aiuta a sanare le ferite e ad essere caritatevoli verso chi soffre, il santo Fratel Pietro e san Giuseppe de Anchieta partirono da queste isole Canarie per annunciare il Vangelo in America, aprendo nuovi orizzonti missionari. Anche loro furono migranti che si diressero verso l’ignoto, portando come principali beni la fede, la speranza e la carità. 

In quelle terre sconosciute, i santi migranti e missionari seppero dare ciò che avevano e allo stesso tempo accogliere ciò di nuovo che veniva offerto loro. Perciò invito anche voi a offrire il tesoro di umanità, di sogni e di cultura che avete portato in queste isole, e ad essere aperti a ricevere ciò che vi viene dato.

Dobbiamo vivere questo scambio con responsabilità, pensando al futuro delle generazioni future, alle quali vogliamo tramandare il patrimonio di una civiltà dell’amore, dove le migrazioni hanno una parola importante da dire, perché «possono diventare un’occasione di incontro e di arricchimento reciproco tra popoli» (Magnifica humanitas, 81). Cari fratelli e sorelle, tutti — in qualche modo — siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino verso la patria celeste. Aiutiamoci a fare di questo viaggio un evento più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno. In questo senso, ringrazio per la collaborazione da parte del Governo, delle diverse istituzioni e di tanti uomini e donne di buona volontà, che rendono possibile questo concreto aiuto umanitario, che restituisce speranza e dignità a tante persone.

Mi ha colpito il nome del vostro Centro di accoglienza, che si chiama “Le Radici”. Al mio Predecessore, il caro Papa Francesco, che desiderava tanto poter essere con voi, piaceva usare l’immagine delle radici per indicare la necessità di non dimenticare le origini, di rimanere uniti e di confidare nel Signore. «Perché chi confida nel Signore “è come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi” (Ger 17,8)» (Christus vivit, 133). Quest’immagine delle radici vi aiuti a rimanere saldamente radicati nel Signore (cf. Col 2,7), affinché nessuna tempesta possa allontanarvi dalla sua presenza, che fortifica e dà vita. Cari amici, vi porto nel cuore e vi ricordo nelle mie preghiere. Che Dio vi benedica, che benedica le vostre famiglie e tutti coloro che vi vogliono bene. E che la Beata Vergine Maria, Conforto dei migranti, vi accompagni e vi assista sempre con la sua materna protezione. Tante grazie!

© Bollettino Santa Sede - 12 giugno 2026