
".. egli portava con sé l’immagine del Crocifisso,
non scolpita da artista umano in tavole di pietra o di legno,
ma tracciata nella sua carne dal dito del Dio vivente."
LETTURE: Gal 6,14-18; Sal Cfr Gal 2; Fil 1; Lc 9, 23-26
Il Serafico Padre s. Francesco nutrì, fin dalla sua conversione, una fervidissima devozione a Cristo Crocifisso, devozione che diffuse sempre con le parole e la vita.
Nel settembre del 1224, mentre sul monte della Verna era immerso nella meditazione, il Signore Gesù, con un prodigio singolare, gli impresse nel corpo le Stimmate della sua Passione. Benedetto XI concesse all'Ordine Francescano di celebrare annualmente il ricordo.
Francesco, mediante le sacre Stimmate, prese l’immagine del Crocifisso
Dalla «Legenda minor» di san Bonaventura (Quaracchi, 1941, 202-204).
Francesco, servo fedele e ministro di Cristo, due anni prima di rendere a Dio il suo spirito, si ritirò in un luogo alto e solitario, chiamato monte della Verna, per farvi una quaresima in onore di san Michele Arcangelo. Fin dal principio, sentì con molta più abbondanza del solito la dolcezza della contemplazione delle cose divine e, infiammato maggiormente di desideri celesti, si sentì favorito sempre più di ispirazioni dall’alto.
Un mattino, verso la festa dell’Esaltazione della santa Croce; raccolto in preghiera sulla sommità del monte, mentre era trasportato in Dio da ardori serafici, vide la figura di un Serafino discendente dal cielo. Aveva sei ali risplendenti e fiammanti. Con volo velocissimo giunse e si fermò, sollevato da terra, vicino all’uomo di Dio. Apparve allora non solo alato ma anche crocifisso.
A questa vista Francesco fu ripieno di stupore e nel suo animo c’erano, al tempo stesso, dolore e gaudio. Provava una letizia sovrabbondante vedendo Cristo in aspetto benigno, apparirgli in modo tanto ammirabile quanto affettuoso ma al mirarlo così confitto alla croce, la sua anima era ferita da una spada di compaziente dolore.
Dopo un arcano e intimo colloquio, quando la visione disparve, lasciò nella sua anima un ardore serafico e, nello stesso tempo, lasciò nella sua carne i segni esterni della passione, come se fossero stati impressi dei sigilli sul corpo, reso tenero dalla forza fondente del fuoco.
Subito incominciarono ad apparire nelle sue mani e nei suoi piedi i segni dei chiodi; nell’incàvo delle mani e nella parte superiore dei piedi apparivano le capocchie, e dall’altra parte le punte. Il lato destro del corpo, come se fosse stato trafitto da un colpo di lancia, era solcato da una cicatrice rossa, che spesso emetteva sangue.
Dopo che l’uomo nuovo Francesco apparve insignito, mediante insolito e stupendo miracolo, delle sacre stimmate, discese dal monte. Privilegio mai concesso nei secoli passati, egli portava con sé l’immagine del Crocifisso, non scolpita da artista umano in tavole di pietra o di legno, ma tracciata nella sua carne dal dito del Dio vivente.
MESSALE
Antifona d'Ingresso Gal 6, 14
Quanto a me non ci sia altro vanto
che nella croce dei Signore nostro Gesù Cristo,
per mezzo della quale
il mondo per me è stato crocifisso,
come io per il mondo.
Colletta
O Dio, che per infiammare il nostro spirito
con il fuoco dei tuo amore,
hai impresso nel corpo dei serafico Padre san Francesco
i segni della passione del Figlio tuo:
concedi a noi, per sua intercessione,
di conformarci alla morte del Cristo
per essere partècipi della sua risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Gal 6,14-18
Io porto le stimmate di Gesù nel mio corpo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma, sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio.
D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi : difatti io porto le stimmate di Gesù nel mio corpo.
La grazia dei Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Cfr Gal 2; Fil 1
Sono stato crocifisso con Cristo.
L’uomo è giustificato
per mezzo della fede in Gesù Cristo.
Abbiamo creduto in Gesù Cristo
per essere giustificati per la fede.
Cristo sarà glorificato nel mio corpo,
sia che io viva sia che io muoia.
Cristo mi ha amato
e ha dato se stesso per me.
Per me il vivere è Cristo
e il morire un guadagno;
perciò desidero di essere sciolto dal corpo
per essere con Lui.
Canto al Vangelo Gal 2, 20
Alleluia, alleluia.
Sono stato crocifisso con Cristo
e non sono più io che vivo,
ma Cristo vive in me.
Alleluia.

Vangelo Lc 9, 23-26
Chi perderà la propria vita per me, la salverà.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù diceva a tutti: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell'uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi».
Parola del Signore.
Commento
LA CARNE SI CONFORMA ALL'AMORE
La somatizzazione disordinata dal peccato porta il peso della colpa ma il legame stretto tra soma, psiche e spirito, nella grazia, nel discepolo di Cristo, porta alla Bellezza ed alla Conformazione.
«L’incendio indomabile dell’amore per il buon Gesù erompeva in lui con vampe e fiamme di carità così forti, che le molte acque non potevano estinguerle» (FF 1224).
Così parte dell’inizio del racconto di San Bonaventura sulle stimmate di San Francesco.
Un santo dottore che con acume unico vede il mistero che si cela dietro un evento così straordinario di conformazione.
Uno sfraghis, un marchio nella carne del Poverello, da parte di Cristo che pone l’autentica sulla sua vita.
Non è solo un dono esterno ma un depositarsi nella carne, un manifestarsi l’amore che Francesco portava nel cuore.
E, sia ben chiaro, Francesco non cercava autentiche da mostrare. Non doveva vendere nulla, non doveva ostentare nulla, non doveva rassicurare il sé davanti ai suoi occhi, al mondo e alla Chiesa.
Al poverello interessava solo guardare e stupire davanti all'amato per amare meglio Lui e i fratelli e le sorelle. Questa la minorità che è allineata con la sincerità onesta del cammino spirituale.
Per questo motivo di spoliazione di sé la carne obbedisce alla grazia esterna ed alla grazia battesimale interiormente donata e coltivata, giorno dopo giorno, nel cuore, con habitus mirabile.
Una ricostruzione pensata come figlio nel Figlio. Una ri-generazione (Gv. 3,1-21), una ricostruzione tissutale; magari dolorosa ma obbediente allo Spirito Santo.
«Così il verace amore di Cristo aveva trasformato I’amante nella immagine stessa dell’amato» (FF 1228).
Stimmate uniche nella storia della cristianità, fatte di veri chiodi di carne ribattuti con “capocchia” di chiodo e chiodo ripiegato sul dorso della mano.
E questo ricorda e testimonia quanto è importante la nostra carne per Cristo se essa ha avuto tanto e può giungere a tanto.
La vetta di uno è la vetta di tutti, per il principio dei vasi comunicanti nello Spirito.
La santità, infatti, non è un emergere dell'io ma del noi in Cristo. Perché la Carità e comunione comunionale.
Le stimmate di Francesco sono sue ma anche le mie.
Sì, è lo sfraghis vero, quello del Battesimo, caparra dell’azione dello Spirito in noi che può portare il nostro corpo ad una personalissima, unica e carnale conformazione a Cristo.
Se lo portiamo nel cuore.
Se abbiamo nostalgia di Lui.
Nell'ora della Grazia, che è per me ed è per noi. Ed è questa la nostra unica vocazione mentre ogni ricerca del sé altrove è dissipazione e distrazione e, purtroppo, talvolta un opporsi allo Spirito del Signore, presi da priorità che non lo sono.
L'empietà, tanto più per chi ha ricevuto il dono della Fede, è proprio questo: patinata (patinatissima) dissipazione e distrazione. Il credente invece grida perché il turbinio dei fatti e degli eventi non stacchi mai il cuore da questa unica ed irripetibile conformazione a Cristo.
PiEffe
Dall'editorialino de La Croce quotidiano
© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 17 settembre 2016
Abbonatevi a La Croce
http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora