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arcobaleno-12Bene ha fatto il portavoce P. Lombardi a ribadire: "Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini e spera e si impegna perché ogni evento non sia occasione di una crescita ulteriore dell'odio, ma della pace" (vd qui)

Bisogna essere grati ai vescovi del Pakistan che ribadiscono "Nell’animo di un cristiano non c’è mai gioia per la morte di un uomo, anche se è un nemico. In occasione della morte di Bin Laden vorrei ricordare il comandamento supremo del messaggio cristiano: amate i vostri nemici" (vd qui)

Perché sebbene la "neutralizzazione" di Osama Bin Laden sia un evento di giustizia, ed un risultato significativo, la morte di un uomo non va festeggiata, mai.

Dietro i festeggiamenti c'è il rischio di celebrare quella mentalità manichea, che impermea il mondo, che i buoni sono tutti da una parte e i cattivi dall'altra e che "distruggere" un nemico sia un modo per negare e nascondere il male che ciascuno ha dentro.

La nostra comunità umana in questo è radicalmente immatura e oggettivamente malata. Il cambiamento del mondo non avviene solo quando si pongono degli atti di giustizia esterni a noi ma quando ciascuno guarda con verità e nell'intimo del proprio cuore e riconosce che è potenzialmente, anche, un nemico dell'uomo. Che è bisognoso di misericordia e di perdono e che non reputa nessuno, neanche i nemici "oggettivi" migliori di sé. Se è onesto con se stesso davanti a Dio lo sa bene.

Questo atteggiamento di verità non nega il perseguimento della giustizia esterna ed oggettiva, in tutte le forme lecite e necessarie, ma ri-significa in maniera radicale la nostra visione della persona, del mondo, delle cose e del creato. La nostra visione sociale e politica.

Qui si costruisce la Pace, nel riconoscere che per primi e dal di dentro abbiamo bisogno di ritornare a Dio e di pregare per ogni nostro nemico.

In ultimo non bisogna dimenticare che proprio perché il male è dentro di noi bisogna combattere ogni forma di terrorismo; sia quello palese che nasce dal fondamentalismo sia quello legittimato "in forma sotteranea" e da chi "mantiene" il potere economico ed ideologico che avvelena il cuore e il cervello con l'omologazione nichilista, contro la vita umana (dal suo sorgere al suo tramontare) e contro la famiglia.

Per questo Giovanni Paolo II non è stato un pacifista ma un uomo di Pace.

 

Staff ZM