Solidarietà a Benedetto XVI anche dal Libano, dove alcuni vescovi si sono riuniti per esprimere la loro vicinanza al Papa. "Uno scandalo che scoppia nella Chiesa - ha dichiarato il vescovo di Beirut dei caldei, monsignor Michel Kassarji, - non può essere usato per screditarla. Purtroppo c'è molta superficialità che crea delle opinioni altrettanto superficiali. La Chiesa, e il Papa in testa, stanno fronteggiando con fermezza questo scandalo e questo è bene che si sappia. La fiducia nella Chiesa non può essere minata da fatti del genere che non coinvolgono tutti coloro che in essa sono impegnati a vario titolo. Mai come adesso è necessaria la testimonianza della preghiera". "Stiamo assistendo - rileva a sua volta il vescovo di Alep dei caldei, in Siria, monsignor Antoine Audo - a una grave forma di propaganda anticattolica da fronteggiare e che ci mette in difficoltà. Ci conforta la fermezza di Benedetto XVI nel trattare la cosa. Da parte nostra stiamo facendo il possibile per informare correttamente i nostri fedeli anche se è difficile in quanto non abbiamo mezzi di comunicazione sociale". La Chiesa cattolica "è l'unica ad aver avuto il coraggio di guardare al suo interno per porre riparo agli errori e questo va messo ben in evidenza", ha sottolineato il vicario patriarcale di Gerusalemme dei Latini, Salim Sayegh: "Siamo vicini - ha detto - a Benedetto XVI in questo momento in cui lui e la Chiesa vengono attaccati e nutriamo profonda fiducia in tutte le iniziative adottate per evitare che simili cose possano ripetersi. Qui in Giordania i nostri fedeli sono vicini al Pontefice impegnati a testimoniare tutta la loro fede. Crediamo che questa sia la migliore risposta a chi, sparuti gruppi fondamentalisti, vogliono senza successo strumentalizzare questa vicenda".
Intanto ieri il cardinale Carlo Maria Martini ha precisato il suo pensiero, erroneamente riportato nell'edizione domenicale del quotidiano "Die Prese", a proposito del tema del celibato. Il porporato ha detto di essere "molto sorpreso" nel vedere ripresa anche sui media italiani "una espressione che non corrisponde al mio pensiero". Il giornale - ha detto - non ha interloquito con me direttamente, ha piuttosto ripreso una mia lettera ai giovani austriaci. Ma il testo di tale lettera da me approvato diceva: "Occorrerebbe ripensare alla forma di vita del prete" intendendo così sottolineare l'importanza di promuovere forme di maggiore comunione di vita e di fraternità tra i preti affinché siano evitate il più possibile situazioni di solitudine anche interiore". "Sono pertanto rimasto molto sorpreso - ha proseguito l'ex arcivescovo di Milano - nel vedermi attribuita un'espressione che non corrisponde al mio pensiero. Anzi, ritengo sia una forzatura coniugare l'obbligo del celibato per i preti con gli scandali di violenza e abusi a sfondo sessuale".
(©L'Osservatore Romano - 31 marzo 2010)