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Roma, 22. Il prossimo, quale che ne sia la cultura o il Paese d'origine, ha sempre il volto di un fratello. E ha bisogno del Vangelo per costruire un futuro di speranza. Lo ha sottolineato il vescovo Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), nel messaggio indirizzato ai partecipanti al convegno dei direttori diocesani della fondazione Migrantes in corso - da ieri e fino a giovedì 24 - a Frascati sul tema "Nuovi cieli e nuova terra". La missione svolta dalla fondazione Migrantes - ha detto Crociata - "non può prescindere da quanto si agita, anche in fatto di migrazione, nella società civile, in particolare nel mondo del lavoro, dell'alloggio, della scuola, dell'unità familiare, come pure nell'acceso dibattito sulle politiche migratorie, sull'integrazione socio-culturale, sulla convivenza interetnica". E "il vostro lavoro - ha aggiunto - non è disincarnato, il prossimo con il quale ogni giorno v'imbattete ha sempre e ovunque volto umano, spesso alle prese con situazioni difficili e non di rado drammatiche".
Soprattutto, il segretario generale della Cei ha ricordato "quanto ci sia bisogno d'annuncio del Vangelo tra i migranti". In tanti - ha detto - "sono ancora del tutto digiuni di Vangelo e per essi la migrazione può diventare areopago di evangelizzazione". Altri, "anche se sono già nostri fratelli nella fede, a causa anche della vicenda migratoria, hanno bisogno di una nuova evangelizzazione". Altri ancora, invece, "hanno portato con sé un patrimonio inestimabile di pratica cristiana, di sane tradizioni, di autentica inculturazione della fede che ora tra di noi, nella nostra Chiesa italiana che è pure la loro Chiesa, merita di essere coltivato".
L'importanza dell'accoglienza viene sottolineata nel messaggio inviato dagli arcivescovi Antonio Maria Vegliò e Agostino Marchetto, rispettivamente presidente e segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. "Di fronte alla sempre più complessa realtà delle migrazioni - scrivono i presuli - l'accoglienza diviene l'elemento chiave per una pastorale in grado d'aiutare, nel contesto attuale economico, sociale e religioso, chi cerca una vita migliore lontano dalla propria patria". E "il calore della schietta accoglienza - proseguono - amica di chi è diverso da noi e viene da lontano è la testimonianza più bella e può predisporre all'annuncio diretto del Vangelo".
Al valore della testimonianza e alla necessità d'un impegno che accompagni e superi la fase dell'emergenza si è richiamato monsignor Piergiorgio Saviola, direttore generale della fondazione Migrantes. "Sappiamo bene - ha detto - che parole di fiducia e di speranza non hanno presa, se non sono percepite come fraterna partecipazione da parte nostra, come profonda solidarietà e se non sono accompagnate, quando possibile, da interventi concreti". Tuttavia, monsignor Saviola ha messo in guardia affinché "la nostra opera verso i migranti non si riduca a interventi di prima accoglienza" che finiscono per vedere lo stesso migrante esclusivamente "sotto il prevalente profilo della povertà". L'intervento di "emergenza continua a essere necessario e urgente, ma l'obiettivo nostro è quello di far uscire il migrante da un rapporto di dipendenza e di stimolarlo a rendersi autonomo, a camminare con i propri piedi, fino a poter programmare per la sua vita non più in una terra straniera, ma in una terra nuova, diventata per lui nuova patria".

(©L'Osservatore Romano - 23 settembre 2009)