Il Comune di Torino ha autorizzato la costruzione di una moschea, negli spazi dell’ex fonderia Nebiolo, un grosso complesso industriale degli anni Venti nel quartiere Aurora. La moschea rientra in un più ampio progetto di riqualificazione dell’ex fonderia che prevede uno studentato universitario, una biblioteca e spazi in cui organizzare attività culturali, formative e iniziative dedicate al dialogo interreligioso. La Confederazione Islamica Italiana (CII), che riunisce varie associazioni, ha detto che circa l’80 per cento degli spazi dell’ex fonderia sarà destinato a funzioni diverse dal culto.
E’ appena iniziato il dibattito sulla costruzione e già gli animi si sono infiammati. Fratelli d’Italia, attraverso Maurizio Marrone, il vicepresidente della Regione Piemonte, prepara un intervento sulla normativa regionale, per fermare l’operazione. Si muove anche Futuro Nazionale, che annuncia un esposto alla Prefettura, una segnalazione alla Regione sul permesso e un’interpellanza parlamentare sui finanziamenti. «È un’assurdità imporre a Torino Nord la seconda moschea d’Europa con un minareto di 20 metri — dice Marrone — significa aprire le porte all’islamizzazione selvaggia della nostra città». L’attacco è diretto anche al sindaco Stefano Lo Russo: «Se intende trasformare Barriera e Aurora in Ceuta — afferma — troverà la nostra ferma opposizione istituzionale». Il Pd torinese replica alle critiche, sostenendo che il progetto di culto islamico, sarà «Un luogo di culto moderno, a norma, aperto al territorio è la miglior garanzia per la sicurezza di tutti». E accusa Marrone di fare «disinformazione a scopo di propaganda elettorale». Paolo Piro, nel suo libro, “Mediterraneo: L’ombra del Jihad sulla Lunga Terra”, Edizioni Cantagalli (2026) scrive: «l’occidentale che vuole comprendere la prospettiva islamica sul mondo, su Dio e sull’uomo deve accantonare la propria, perché la visione islamica della realtà presenta tratti del tutto alternativi a quella occidentale e cristiana, ogni tentativo di immaginare dei parallelismi finisce con l’essere fuorviante. La moschea non è la chiesa, l’imam non è il prete, il Corano non è la Bibbia, la sottomissione non è la conversione, il minareto non è il campanile, la madrasa non è il catechismo, il venerdì di preghiera non è la domenica festiva, la società civile non è l’ummah, la politica non è l’organizzazione della società, il bene e il male non sono il fondamento della legislazione che ha come riferimento la sharia, cioè il permesso e il vietato, le leggi non sono quelle che fa il parlamento» (p.77). Tutto questo, scrive Daniele Fazio nella recensione al libro, “scaturisce da una antropologia diversa da quella ellenistico-cristiana: l’Islam disconosce il concetto di persona”. Il progetto di costruzione di una moschea così grande è motivo di forte preoccupazione. Non può non allarmare dopo tutto quello che si vede in Europa, in Paesi come la Francia, l’Inghilterra, la Germania, nel Nord Europa, dove la convivenza tra popolazione autoctona e immigrati di etnia islamica è diventata impossibile. I segnali di una vera e propria nuova invasione, dopo secoli di tregua, ci sono tutti. “L'Islam ha rialzato la testa e cerca di nuovo di conquistare l'Europa per poi sottometterci alla legge islamica, dove religione e potere politico si fondono in una dittatura”, scrive l’amico Giacomo Roggeri in un post su Fb. “La perdita della fede degli europei ha creato un vuoto che l'islam cerca di colmare, collaborando assieme alla sinistra europea tutta, nello strappare le radici cristiane per sostituirsi alla Chiesa di Gesù Cristo, Via Verità e Vita”. La leggerezza politica di certi amministratori comunali di sinistra che concedono” lasciapassare” a comunità islamiche sono da inquadrare in una cultura relativista della politica moderna che vuole una società totalmente slegata dai valori cristiani e dalla verità sull'uomo che tante volte San Giovanni Paolo II ci ha ricordato, nonchè dalla legge naturale. Pertanto, non stupisce questa leggerezza di un sindaco, della già gloriosa e cristiana Torino, città piena di Santi e Sante, nel concedere lo spazio per la moschea. Ma dietro questa leggerezza ci sono secoli di pensiero rivoluzionario, culminati con il 1789 che non si è limitato solo a tagliare la testa al Re ma che ha costruito una società totalmente slegata dalla cristianità uccidendo migliaia di preti e suore e distruggendo un numero incredibile di chiese e monasteri e diffondendo una cultura anticristiana. I frutti di quel pensiero hanno portato a questa società relativista, e oggi gli eredi di quel pensiero, verso il baratro finale. Vogliono far morire definitivamente i residui del cristianesimo togliendo il poco ossigeno che ancora giunge alle radici della cristianità. Bene fa l'On. Marrone a spendersi per impedire la costruzione di questa moschea ed ha tutto il mio appoggio. L'Islam va fermato prima che sia troppo tardi. Torino è città di una grande eredità cristiana, di grandi Santi ed è la città dove si conserva il lenzuolo che avvolse Gesù dopo la crocifissione. Torino deve rimanere terra cristiana e non deve diventare una città dove la fede in Cristo sia cancellata, mescolandola ad altre false religioni, come se una fosse pari all'altra e quindi tutte inutili e dannose come la politica relativistica le considera. Intanto noi cristiani non dobbiamo dimenticare che abbiamo il dovere anche oggi, di cristianizzare la società.
Torino, 6 ottobre 2026
S. Bruno DOMENICO BONVEGNA