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Alcuni giorni fa è stato approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera un emendamento che modifica la legge n°40 sulla procreazione assistita: è stata abrogata la norma secondo la quale la madre di un bambino nato attraverso tali tecniche non può essere disconosciuto al momento della nascita. Ciò significa che da ora sia le madri dei bambini nati naturalmente che quelle dei bambini nati attraverso tali tecniche, avranno lo stesso “diritto” di sottrarsi dal loro ruolo di genitore. Praticamente l’emendamento costituisce un atto dovuto per riconoscere lo stesso diritto a tutti, anche se il disconoscimento di un bambino tanto desiderato e nato solo dopo un percorso lungo e faticoso, fatto di cure mediche ed ospedali, è una possibilità meramente teorica.

Certamente il disconoscimento di un bambino è un fatto molto triste, si fa fatica a definire “diritto” la possibilità di non amare il proprio figlio, ma tale norma costituisce comunque una grande possibilità per tantissimi bambini di essere adottati da famiglie che non possono avere figli. Ogni bambino, ogni nuova vita umana ha il diritto di essere amata ed accolta in una famiglia.

Con questa norma, così emendata, cade ogni alibi che giustifichi l’esistenza di una legge che renda lecita l’interruzione volontaria della gravidanza. Se ora chiunque ha la possibilità, garantita dalla legge, di non riconoscere il proprio figlio, in modo che questo possa essere adottato, che senso ha ancora l’aborto? Ovviamente interrompere una gravidanza significa sopprimere una vita umana innocente, quindi non c’è alcuna giustificazione per questo atto gravemente contrario alla legge morale naturale, ma anche volendo fare un discorso totalmente laicista, cioè ostinandosi a difendere un tale abominio sostenendone la liceità, come è possibile non ammettere che una legge sull’interruzione di gravidanza non ha più alcuna valida ragion d’essere?

© http://luis-apologeticon.blogspot.it/ - 10 novembre 2012