TAOISMO E CRISTIANESIMO

Se sei arrivato a questa pagina cercando il significato del TAU Francescano non lo devi confondere con il TAO e quindi ti invitiamo ad andare qui  significato del TAU

Il dialogo inter-religioso

L'APPROCCIO

In un incontro Inter-religioso è decisamente inadeguato porsi in atteggiamento di Epochè, perchè essa è psicologicamente impraticabile, fenomenologicamente inappropriata, filosoficamente carente, teologicamente debole e inoltre denuncia anche una certa ingenuità epistemologica.

Dunque volendo essere corretti dobbiamo metodologicamente precisare il nostro punto di partenza.
Il punto in questione è quello Cristiano/Cattolico.

Sarebbe improprio per un cristiano considerare la sua religione come una fra le tante; anche se ciò può essere vero dal punto di vista sociologico, il cristiano è seguace di Gesù Cristo, cioè una persona concreta esistita circa 2000 anni fa, realmente morto e risorto, vero Dio e vero uomo.
Per il cristiano Cristo non è un'idea è una compagnia concreta, attuale, costante.
Tale presenza gli è resa viva e presente in pienezza, oggi e ora dalla Chiesa.

Gesù ha testimoniato e asserito ciò che nessun maestro di spiritualità religiosa ha mai asserito e cioè: "IO, SONO LA VIA, LA VERITA' E LA VITA!"; e ancora: "IO E IL PADRE SIAMO UNA COSA SOLA!" (Gv. 14, 6.9).

Davanti a queste affermazioni non c'è spazio per un anarchia religiosa o una sorta di relativismo ma c'è da porsi la questione o con Lui o "contro" di Lui!
O Gesù di Nazareth ha ragione o è poco sano di mente... si introduce, così, l'argomento della "scommessa Pascaliana" che è tutt'altro che fideistico ma, pienamente ragionevole e richiama alla responsabilità di una scelta.

Ma allora, ci si potrebbe chiedere, a che pro uno studio o un dialogo con un altra religione?

E' presto detto. Troviamo la ricerca e la ricchezza del Dialogo proprio su un fondamento biblico: "...e lo creò a Sua immagine e somiglianza..." (Gn. 1, 26).

Dalla riflessione teologica posteriore sappiamo che l'Archetipo della creazione dell'uomo era proprio il Verbo fatto carne (Gv. 1.14).

Anche se la pienezza della Rivelazione è Cristo in un movimento Kenotico di cui la Chiesa cattolica è la "piena custode"; tuttavia è anche corretto asserire che la Chiesa cattolica (ineludibile in un vero e proprio incontro con Gesù Cristo) non esaurisce il Verbo di Dio fatto uomo; ed inoltre ad ogni uomo, fatto ad immagine del Verbo di Dio fatto carne, troviamo il seme di Dio uno e trino in cui ogni uomo vive e sussiste!

Si ribalta allora ogni approccio di dialogo e di intervento missionario basato su un integrismo religioso; il cristiano è portato sì a rivelare e testimoniare ciò che gli è stato donato dalla Chiesa, ma anche a far partorire in una sorte di "maieutica" il Cristo Signore presente nel fratello ateo o credente in un'altra religione.

Allora ci potremmo chiedere come interpretare tutto ciò che c'è di buono e di "divino" nelle altre religioni?

Ci aiutano ancora i primi versetti del libro della Genesi (Gn. 1, 269).
Se l'uomo è immagine e somiglianza di Dio, esiste in Lui l'ontologico "anelito" verso Dio uno e trino in Cristo Gesù che si è esplicitato diversamente per concezioni storiche, sociali e passioni individuali; tuttavia, per quanto buono, esso è un ANELITO ASCENSIONALE, non una RIVELAZIONE KENOTICA da Dio all'uomo.
Per questo solo il Verbo fatto carne avrebbe potuto rivelare con pienezza il volto di Dio Padre, di Dio Figlio di Dio Spirito Santo; se Dio non si fosse rivelato a noi con la passione che lo caratterizza, saremmo sempre stati degli infelici ontologicamente bisognosi di Dio luce della Vita che noi ciechi avremmo cercato e desiderato in vano senza trovarlo mai!

Principi metodologici di incontro



IL TAOISMO

Fatta questa giusta e corretta premessa del nostro punto di vista proseguiamo la nostra analisi.

I cinesi non hanno alcun libro sacro, propriamente detto, in cui Dio o i profeti parlano dell'uomo, anche se alcuni libri classici antichi vengono chiamati canonici, non entrano però nella categoria dei libri sacri propriamente detti. L'unico libro sacro per i cinesi è la natura, l'universo, tramite i quali Dio parla e insegna all'uomo.

Se i libri canonici hanno qualche importanza è solo perchè sono scritti dall'uomo leggendo e meditando sul grande libro della natura.

L'uomo antico ha un profondo contatto con la natura; gli stessi ideogrammi sono nati dalla contemplazione "significativa" della natura. Dice infatti il "LIBRO DELLE MUTAZIONI": "Ci sono segni in cielo e ci sono segni sulla terra. L'uomo li copia... ed ecco la scrittura".

 

Le due principali religioni cinesi, come ben si sa, sono il CONFUCIANESIMO e  il TAOISMO.

Mentre il 1º crede e adora un Dio incarnato nella natura, il Taoismo cerca un Dio assoluto che trascende la natura e il mondo.

Il Confucianesimo trova e riconosce positivamente tutti i segni rivelatori della natura come "parola" di Dio e accettai valori terreni tali quali sono.

Dall'insegnamento della natura crea una dottrina morale costruttiva per la vita dell'uomo e per la crescita della società umana.

Ha dunque una visione ottimistica del mondo.
Il Taoismo, invece, è molto critico di fronte alle realtà terrestri: vede e fissa lo sguardo sul rovescio della medaglia; cioè sull'aspetto negativo sia delle manifestazioni della natura, sia delle istituzioni della società umana. Come conseguenza non intende costruire la società e migliorare la vita dell'uomo ma in qualche modo la fugge.

Al "sociocentrismo" di Confucio, si contrappone il "cosmocentrismo" di Lao-Tse.
Il cielo per Lao-Tse divenne identico al Tao, principio immanente dell'universo e generatore di tutte le cose.

Il Tao, termine astratto di una "conceptio" inesprimibile, è senza forma, senza capo, senza suono, silenzioso e incolore, vuoto e impercettibile, esplosivo e impalpabile, profondo e oscuro, eterno e immutabile, creatore di tutte le cose e presente in tutte.

Pur essendo immobile e "inattivo" il Tao, manifesta due qualità immanenti; una di concentrazione in se stesso e di quiete detta YIN, l'altra che agisce e si espande nel tempo chiamata YANG.

Sotto l'influsso delle alternanti modalità di YIN e YANG, cielo e terra e tutti gli esseri vengono prodotti dal Tao e ritornano al Tao stesso; anzi per essere più precisi, non essendo che semplici manifestazioni di esso, rimangono sempre al Tao medesimo.

 

Se vogliamo applicare concetti e parole occidentali al Taoismo dobbiamo fare attenzione.

Termini come "DIO" e "UOMO", "SANTO", "SACRO" assumono infatti una valenza del tutto diversa.

Nel dialogo ecumenico e interreligioso, la discrezione, il rispetto e una sana ermeneutica sono il primo passo. Per esempio alcuni autori hanno avvicinato il termine Tao al termine Logos.
Certamente questi termini hanno il comune carattere di opporsi al mito, ma sono inseriti in un contesto decisamente diverso.

Vediamo come il Tao e il termine Santo differiscono terminologicamente.

Nella "traditio" giudeo-cristiana dell'occidente, Dio viene chiamato anzitutto SANTO=CADOSH.

Questo termine significa il trascendente, il "totalmente altro"; mentre il termine TAO significa l'Uno, il Costante che crea una atmosfera di fiducia e sicurezza.
Ora mentre il Santo è straordinario, il Tao è ordinario. Però nonostante la differenza con il termine Santo, il termine Tao non è di meno un veicolo adatto per un pre-dialogo al Vangelo. Ecco alcune delle sue caratteristiche in quel senso:

                        - fa distinzione fra le cose e la causa delle cose:

                        - considera le cose come contingenti e insegna all'uomo a rendersi indipendente da esse;

                        - vede invece la causa come l'Uno, il costante ed infonde la fiducia dell'uomo e l'amore verso questa.


In una parola il Taoismo non ha soltanto il merito di liberare l'uomo dai legami del godimento terrestre, ma anche quello di incitare all'apprezzamento delle gioie celesti. Inoltre prendendo il posto dei miti della Cina antica il Tao sembra aver preparato in terra cinese l'eventuale INTRONIZZAZIONE di Gesù Cristo. Ha profetizzato in tal senso per la bocca di YAO il mitico imperatore:

"Quando il sole e la luna illuminano anche se non si vogliono smorzare le torce, sarà difficile a questi di continuare adar luce.

Quando cadono le piogge invernali, se continuiamo ad innaffiare, non andrà forse perduta la nostra fatica? 
Se ci sei tu, o Maestro, il Regno sarà ben governato, se continuo io a dirigerlo mi devo ritenere come occupante  il posto in vano.

Domando dunque di consegnare a TE il trono!"

Non è dunque una speranza illusoria che il Tao possa rappresentare per la Chiesa d'oriente cinese, ciò che CADOSH e AGIOS furono in passato per la Chiesa d'occidente.

IL CONFRONTO TESTUALE

Vogliamo proseguire nella nostra ricerca facendo un audace confronto tra il "TAO-TE-CHING", testo fondamentale del Taoismo attribuito a Lao-Tse, e alcuni "passi" salienti del Cristianesimo Cattolico.

Il nostro intento è nello scoprire con discrezione e senza violenza ciò che nel "Tao-te-ching" vi è di quel "logos spermatikos" precedentemente accennato, e anche le due visioni teologiche, antropologiche che ci si presentano.
Scorrendo il cap. 1º del T.t.c. (Tao-te-ching), leggiamo:

                        "Il TAO che si può nominare

                        non è il TAO eterno

                        il nome che si può pronunciare

                        non è il NOME Eterno.. "

Appare chiaro leggendo questi versetti un certo carattere di trascendenza assoluta, apofatica; come già visto il Taoismo non vuole mettere un Dio "inscatolato" nella ristretta concezione dell'uomo, ma sempre al di là del dicibile e del pensabile, vuole in qualche maniera sottolineare il carattere APOFATICO del Tao. Lo stesso carattere di trascendenza appare all'inizio del Cantico delle creature di S. Francesco d'Assisi:

                        "Altissimo onnipotente bon Signore

                        tue so le laude, la gloria e l'honore

                        et onne benedizione

                        a te solo Altissimo se konfano et nullo homo

                        ene digno Te mentovare..."

Tuttavia la Trascendenza nel Cantico di S. Francesco non ha carattere apofatico, in quanto, sì, certamente, l'uomo non è degno "de te mentovare" ma in qualche modo lo loda e di Lui dice bene secondo il carattere della proporzione analogica; questo è possibile perchè con l'incarnazione del Verbo ha nobilitato e abilitato l'umano linguaggio e l'umano pensiero, non perchè racchiuda e concluda tutta la magnificenza di Dio, ma in qualche modo Lo contempli amorosamente e di Lui ne parli.

Infatti il concetto di analogia e soprattutto il criterio di incarnazione è sconosciuto al di fuori del Cristianesimo.

Continuiamo l'analisi teologica vedendo che il Tao ha una certa "dinamicità":

            "Il Tao non è sostanza

            è attività inesauribile,

            agire che non lo accresce,

            come è insondabile" (cap. 4)

Qui viene sottolineata "l'insostanzialità" (il "vuoto"), l'attuosità pura del principio, attuosità che non lo accresce e non lo diminuisce (perciò opposizione sia alla teoria del "farsi" o "divenire" dello Spirito, sia quella del suo degradarsi per emanazione).

L'immagine taoista è anche quella di un vaso che versando continuamente quello che contiene resta pieno e che pur riempendosi sempre di nuovo resta vuoto.
Questa concezione non è lontana dal Dio di Gesù Cristo, immutabile, perfetto e Santo, ma anch'egli attività inesauribile:

"Il Padre Mio opera sempre..." (Gv. 5,17).

Opera che per S. Francesco, nel Cantico delle creature, consiste in una continua creazione e provvidenza di tutta la realtà. 
Un concetto simile di provvidenza lo possiamo leggere al cap. 51 del Tao-Te-Ching:

"... la Via produce tutto

la Sua virtù nutre tutto

sviluppa e alimenta

completa e matura

conserva e sostiene..."

La differenza che salta immediatamente agli occhi e che mentre il TAO provvede nell'imutabilità, Dio provvede per Amore.
Una distinzione sostanziale.

Caratteristica del tutto particolare assume il termine "Vuoto" nel Taoismo:

"In genere: l'essere serve per mezzo utile nel non-essere (nel vuoto) stà l'essenza."  (cap. 11)

Per "vuoto" qui si intende il piano metafisico (vuoto = trascendenza); il Tao, dunque, come fondamento del Reale è su un piano Metafisico... richiama quello che Gesù dice alla samaritana:

"I veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità" (Gv. 4, 23)

Il Tao, inoltre, presenta anche il carattere "eternità":

"La Via è fondamento a se stessa". (cap. 25)

 Tuttavia il Tao è rigorosamente UNO per ragionevole riflessione dell'uomo:

"Il Tao produsse l'uno". (cap. 42)

La riveklazione Trinitaria in Cristo parla inevce di comunioneanche se non è possibile per l'uomo cogliere il mistero cristiano della SS: Trinità, se non per "rivelazione kenotica".

 

Notiamo ora le analogie e le differenze dal punto di vista antropologico.

"L'uomo reale permane nel non agire insegna senza parlare dirige senza toccare (senza comandare)

forma (fa divenire, conduce a sviluppo) senza appropriarsi compie senza fare (senza richiamar l'attenzione su ciò che fa).(cap. 2)

Le parole di questo capitolo sono certamente curiose ed inoltre per un occidentale portato a fare, a costruire, a dominare con la scienza, la tecnica, la cultura. Sembrano anche in antitesi con una concezione storica lineare (cioè, verso un progresso/compimento), caratteristica del pensiero ebraico-biblico; tuttavia non dobbiamo farci  trarre in inganno:

"(l'uomo reale) evita l'agire (centrato nell'io)." (cap. 3).

In questa fase del capitolo 3º, troviamo la "chiave" per leggere meglio il brano tratto dal capitolo 2º e cogliere l'identità del brano reale. L'uomo del Tao non è un "quietista" (anche se tale atteggiamento rimane un rischio nelle filosofie orientali), piuttosto un uomo che cerca di trascendere se stesso e le sue passioni per andare "fuori" da sè; è quello che in termini tecnici cristiani viene definita "conversione".

Anche se nel taoismo come nel confucianesimo, l'uscire da sè e il trascendersi non comprende immediatamente l'aprirsi verso l'altro, cadendo a volte in una forma particolare di "solipsismo"; in qualche maniera velata e forse diversa, l'io rimane sempre il "centro"; in definitiva non traspare come nel cristianesimo l'ontologica apertura comunionale che fa dell'uomo l'essere aperto all'altro e che trae essenza continua dall'Altro che è Dio. La comunione nel Cristianesimo non è accessoria.
Senza comunione non c'è santità e dunque trascendenza. 

 

Per il Tao l'uomo reale è dunque un virtuoso:

                        "Mai abbandona la sua calma gravità

                        anche nella gloria e fra gli splendori del mondo

                        resta solo con sè stesso, staccato dall'esteriore." (cap. 26)

 

L'uomo reale tutto orientato verso il Tao non si affanna per le cose di questo mondo; questa concezione ci richiama alla memoria il settore delle beatitudini di Mt. 6, 33ss.

L'uomo reale vive dunque come pellegrino in questo mondo:

                        "Chi ha in se la sua grande immagine (del Principio)

                        va nel mondo senza doveri

                        errante straniero che assiste." (cap. 35)

Nel cristianesimo medievale troviamo questa immagine di pellegrino e forestiero in questo mondo tanto cara a s. Francesco d'Assisi.
Tuttavia anche qua appare dubbia la tensione trascendente trasfigurante l'uomo, infatti, poichè il Tao è indefinibile, non dicibile, e ha carattere apofatico, l'uomo non lo incontra nel trascendersi ma incontra solo se stesso.
E' il triste destino di un anelito ontologico che non incontra una Rivelazione kenotica, che non incontra un EmmanueEl, un DIO-CON-NOI.

Questo è, a mio avviso, il limite di parzialità che il Taoismo incontra davanti al Cristianesimo.

Un' altra caratteristica che diverge totalmente da quella ebraico-cristiana, è quella della storia:

                        "Si segua la via degli antichi". (cap. 14)

La caratterizzazione dei maestri dei tempi antichi, modelli del taoismo, appare associata all'idea tradizionale del corso regressivo dell'umanità storica avvertito in modo vivo anche nel mondo estremo-orientale (un proverbio cinese dice: "L'antichità era come riso pieno, noi siamo come gusci vuoti"); nella concezione cristiana la storia, pur con le sue vicende negative, và decisamente verso un compimento escatologico ed una speranza di pienezza...
negare questo vorrebbe rendere vana l'incarnazione e la redenzione operata da Cristo.

Troviamo invece un certo legame analogico se leggiamo:

                       "Lo studio porta sempre più lontano

                        la Via seguita porta sempre più indietro

                        sino al non agire originario." (cap. 48)

Qui non si parla certo di una regressività nel sapere, non si esorta a studiare sempre meno per "cogliere" la Via, quanto piuttosto a non perdersi nella "nozione" umana, per afferrare ciò che è il principio originario che da senso al tutto...
è la distinzione "paolina" tra i sapienti nella "carne" di questo mondo, e i sapienti dello "Spirito", cioè coloro che gustano e desiderano solo Dio e ogni cosa riferiscono a Lui. La sapienza dello "Spirito" è la sapienza dei "poveri", degli "anawim", di quelli che, come s. Francesco nel cantico delle creature, riconosce ogni cosa e ogni creatura che come "vestigia", segno, dell'Onnipotente Amore Creatore (vd. anche "Itinerarium mentis in Deum" di s. Bonaventura).

 

Come si comporta l'uomo reale del Tao con gli altri, con il suo prossimo? Leggiamo:

                       "L'uomo Reale non ha affetti particolari è buono con i buoni

                        è buono con i non-buoni

                        questa è la perfezione della bontà,

                        è leale con i leali

                        è leale con gli sleali

                        questa è la perfezione della lealtà." (cap. 49)

Tale capitolo richiama alla mente il commento alla preghiera del Padre nostro che lo stesso Gesù fa quando parla del perdono ai suoi discepoli. L'uomo reale è tale, cioè buono e leale, perchè nel suo agire verso gli uomini è come il Tao; allo stesso modo il cristiano è tale quando ama tutti e ognuno come Dio Padre.

Inoltre nel Taoismo è frequente il paragone alla "infantilità" presa come paragone:

                       "Chi possiede appieno la virtù

                        rassomiglia al bambino...

                        spontaneità ordinaria e perfetta." (cap. 55)

Qui è facile fraintendere: perchè il bambino sta solo ad esprimere la condizione in cui vi è aderenza completa con l'essenza completa, con l'essenza primordiale e l'essenza di "io", per cui in essa si manifesta ed opera una spontaneità priva di tensioni, sicura e inesauribile. Quando invece interviene l'io, ed esso crede di potenziare e accrescere la vita eccitandola innaturalmente, si produce l'arresto del flusso e l'irrigidimento; ci si taglia fuori da una continuità immortale, trasparente alla luce del Principio.
Tale logica ha delle assonanze con l'evangelico:

                          ".... se non ritornerete come bambini..." (Mt. 18,3)

 

Possiamo trovare un'altra analogia con la dottrina "petrina" e "paolina"; sia s. Pietro che s. Paolo fanno derivare l'autorità civile e politica in qualche modo da Dio fonte prima di ogni autorità; Questo è un concetto che troviamo similmente nella dottrina del Tao:

                        "Per governare gli uomini cooperando con il cielo." (cap. 59)

L'idea che governare è cooperare con il cielo, in estremo oriente era così corrente, che per dire che un popolo non ha sovrano, si diceva:

                        "Quel popolo è senza Cielo".

ed inoltre per chiedersi se un dato sovrano era qualificato nella sua funzione si diceva:

                        "Ha egli quel che occorre per collaborare con il Cielo?"


Per concludere questo semplice percorso prendiamo un citazione dall'ultima parte del Tao-Te-Ching che ci richiama alla mente il pensiero già citato dell'intronizzazione di Cristo:

                        "Solo chi prende su sè le onte del Regno

                        ne è il capo sacerdotale

                        solo chi prende su sè le sventure del Regno

                        ne è il sovrano

                        questa è la misteriosa Verità!" (cap. 78)

Questi versetti richiamano alla mente la "lettera agli Ebrei", che sottolinea il carattere oblativo e la dignità del Sacerdozio di Cristo come "agnello senza macchia" che porta il peso "delle onte del Regno", del peccato del mondo:

solo chi si dona così senza riserve, facendosi "carico"dei fratelli ne è il "sovrano" proprio perchè ne è il "servo!"
Questa è la misteriosa Verità!

Anche se il carattere totalmente donativo del Cristianesimo che è la persona stessa di Gesù, sommo sacerdote e salvatore assume contorni comunque "protagonistici" nella dottrina del Taoismo: l'uomo e la sua perfezione non sono solo il punto di arrivo ma il fondamento profondo.
Nell'antropologia cristiana invece la misura del donarsi e dell'umiltà è una persona viva e non un'idea di uomo è Cristo Risorto, potenza di Dio e sapienza di Dio. 


Qui termina la nostra piccolissima ricerca che non vuole avere nessuna pretesa esaustiva ma solo aprire ampi spazi di dialogo e di scoperta nel dialogo interreligioso tra il Taoismo e il Cristianesimo; dialogo che può solo svolgersi con l'animo meravigliato di chi contempla i "semi" del Verbo unigenito fatto carne "sparsi" in ogni uomo. Riconoscerli vuol dire lodare Dio e portare ogni uomo a quella consapevolezza ontologica citata nel Vangelo di Giovanni:

 

"Senza di Me non potete far nulla!" (Gv. 14, 5).

 

 

              Per questa piccola ricerca sono stati consultati i seguenti testi:

            - "La Bibbia di Gerusalemme", Dehoniane Borla

            - Lao Tse, "Il libro del principio e della sua azione/Tao-Te-Ching", Ed. Mediterranee, Roma 1972

            - Segretariato per i non cristiani, "RELIGIONI-Temi fondamentali per una conoscenza dialogica",

              Ed. Esperienze,Cuneo, pp. 187-196/234-267.