Il dono dell'Intelletto

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- Introduzione
- Nel Vecchio testamento
- Nel Nuovo Testamento

- Tradizione e Magistero
Attualizzazioni (da implementare)





 

 Introduzione

L'intelligenza è la conoscenza intima di un oggetto: intelligere est intus legere, leggere dentro.
Ciò che è rivelato per intuizione dal dono di scienza viene visto fino alle midolla dal dono dell'Intelletto che completa l'intuizione con il suo "leggere dentro". Tale capacita di scoprire, vedere, analizzare, intelligere, razionalizzare è la proprietà del dono dell'Intelletto.
Tale dono va riferito anzitutto alla capacità di "intelligere" la Parola di Dio.
Ripetiamo, ad ogni modo, che questo dono ha senso compiuto solo in relazione al dono di Scienza e al dono di Sapienza.
Se infatti il dono di Scienza costituisce l'oggetto in sé da vedere e la sua co-intuizione (che nel nuovo testamenteo, lo abbiamo visto è anzittuto Cristo) e il dono della Sapienza costituisce la luce e l'assaporamento di ciò che si vede, il dono dell'intelletto ne è lo strumento, l'occhio, con cui si vede l'oggetto.
 

Occorrono dunque tutti e tre:

Oggetto = Scienza
Occhio = Intelletto
Luce e gusto nel vedere = Sapienza


Nella mentalità ebraica, che è più sintetica che analitica, questa distinzione è nominalmente fatta in via retorico-poetica più che razionale:

Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza (Scienza) e di timore del Signore

(Is 11.2-3)


Noi abbiamo seguito una via esperienziale ma la misura e il modo, le proprozioni, dei doni dello Spirito spettano solo a Dio che è sovrano assoluto dei suoi regali; anche se a tutti e a ciascuno dei battezzati questi doni sono concessi completamente per vivere nello Spirito Santo.

Il dono dell'Intelletto non si sovrappone al dono "naturale" dell'intellligenza ma la completa per comprendere meglio Dio, le cose di Dio, se stessi, la creazione e ogni relazione.


 

Il dono dell'Intelletto nel Vecchio Testamento

Abbiamo già detto che il dono dell'Intelletto va riferito più propriamente (ma non esclusivamente) alla meditazione, l'analisi, la "scrutatio" della Parola di Dio.
Capire fino in fondo cosa Dio vuole dire e come lo vuole dire.

In merito alle tre categorie:
1 - Dio e i suoi misteri
2 - Le creature in rapporto a Dio
3 - Le nostre azioni e la storia per roientarle verso Dio
Noi siamo piutosto ignoranti.
Il dono della fede (lagata strettamente al Timor di Dio, alla Pietà e alla Scienza) ci fa credere ma il "come" è una penetrazione propria del dono dell'Intelletto.

La nostra ignoranza è duplice.
Da una parte è sana e connaturata alla nostra condizione umana in crescita.
Leggiamo nel Genesi al capitolo primo:

[27]Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.

[28]Dio li benedisse e disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra».

[29]Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. [30]A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. [31]Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.


Il dono della fecondità è legato al soggiogare e dominare che in questo caso va inteso proprio nel modo di conoscere, scoprire. Quindi l'uomo è custode anche con il dono dell'Intelletto della Creazione che è in rapporto a Dio.
Quando si dice che che i primogenitori erano all'oscuro della conoscenza e si fa riferire "la conoscenza" al frutto dell'albero proibito, si fa una violenza biblica e meschina. Peccando infatti l'uomo non è "emancipato" ma si è "rotto dentro". L'albero del bene e del male ha un altro significato che vedremo in seguito.
Dio, piuttosto, invita alla conoscenza, allo scoprire, allo sperimentare ma nel senso di non danneggiare e di non distruggere la creazione; piuttosto di rispettarla e di custodirla nel Suo nome.
Potremmo dire (anche se questi criteri sono solo nostri e non biblici) che il metodo sperimentale, la scienza moderna, è incoraggiata subito da Dio ma che essa ha valore stretto in rapporto a Dio. Come d'altronde riteneva Galileo.
In tal senso l'uomo ha un'ignoranza dovuta al suo crescere.
Questa ignoranza è sana perché è l'ignoranza che ha il bimbo sulle cose e non è viziata dal sospetto.

Cosa avvenne con il peccato?
Leggiamo al capitolo terzo sempre del Libro della Genesi:

[1]Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «E' vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». [2]Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, [3]ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». [4]Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! [5]Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». [6]Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. [7]Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.


[8]Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. [9]Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?». [10]Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».


[11]Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».


[12]Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato». [13]Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».


[14]Allora il Signore Dio disse al serpente:


«Poiché tu hai fatto questo,
sii tu maledetto più di tutto il bestiame
e più di tutte le bestie selvatiche;
sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
[15]Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stripe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».


[16]Alla donna disse:


«Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà».


[17]All'uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,
maledetto sia il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.
[18]Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l'erba campestre.
[19]Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finchè tornerai alla terra,
perchè da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!».


[20]L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.


[21]Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì.


[22]Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!». [23]Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. [24]Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita.


L'esegesi completa di questo brano non ci aiuterebbe e ci porterebbe fuori strada; basti dire che interrotto l'equilibrio con Dio e la fiducia in Lui, l'uomo e la donna interrompono la visione sana anche di se stessi e dell'altro (diventano nudi e scaricano la propria responsabilità).
Questo avvia una ferita che impedisce di vedere le cose di Dio, i misteri, se stessi, la creazione e la storia con l'intelletto originario e qui subentra una ignoranza che, rischia, talvolta, di diventare invincibile.
L'uomo vede ma non capisce, si è disordinato dentro; proprio per questo vede male e non sempre riesce a "intelligere".
Questa non avviene in maniera radicale (come sostengono alcune correnti protestanti) ma avviene per via esperienziale.
L'uomo non è così corrotto da non comprendere più ogni cosa in relazione a Dio ma vive una fase che rischia di essere sbilanciata e talvolta involutiva.
Come a dire vede ma vede non come dovrebbe. Vede in bianco e nero e pensa che la realtà sia così e non a colori come Dio l'ha creata e continuamente la crea. Ha un difetto visivo che gli pregiudica un corretto apporto alla realtà di Dio, di se stesso, della creazione e delle relazioni.
Il dono dell'Intelletto si inserisce qui. Ristabilisce l'equilibrio originario.
Dio lo dona con liberta come e quando vuole ma lo dona in via esclusiva e completa, per sua scelta, attraverso il battesimo e i sacramenti di iniziazione.
Per questo chi è battezzato sarà salvo. Solo chi è battezzato (e vive nel suo battesimo) finalmente può vedere e vedere bene.
Il dono dell'Intelletto è il collirio necessario che guarisce l'occhio e la sua capacità di scrutare.
Ciò non toglie che Dio dona la salvezza anche in modi che solo Lui conosce e che seguono vie non ordinarie. Leggiamo nel decreto Ad Gentes al cpaitolo I, 4 "Indubbiamente lo Spirito Santo operava nel mondo prima ancora che Cristo fosse glorificato".
L'uso della retta coscienza ma soprattutto della legge di Dio e successivamente dei comandamenti di Gesù, il magistero della Chiesa, la vita nello Spirito Santo, aiutano l'uomo a "intelligere". Ma la retta coscienza sarebbe monca, imperfetta, se il dono dell'Intelletto non fosse profuso per via straordinaria attraverso i sacramenti di iniziazione e la vita nei comandamenti.
Se infatti tutto ha avuto inizio dal sospetto su Dio inoculato da satana; tutto viene ristabilito con l’esperienza (Battesimo) e la rivelazione (Kerygma e catechesi) di Dio Padre (anzi caro Papà) fatta alle “nostre midolla”.
Qui, allora, si sana l’occhio e si può "intelligere" dentro Dio e i suoi misteri. La storia, se stessi, le relazioni, le scelte.

Questa fase di restaurazione è iniziata nel vecchio testamento con il dono della legge mosaica.
I dieci comandamenti aiutano l’uomo a intelligere; leggiamo infatti l’elogio della legge divina nel salmo 119:

[1]Alleluia.
 
Beato l'uomo di integra condotta,
che cammina nella legge del Signore.
[2]Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.
 
[3]Non commette ingiustizie,
cammina per le sue vie.
[4]Tu hai dato i tuoi precetti
perché siano osservati fedelmente.
 
[5]Siano diritte le mie vie,
nel custodire i tuoi decreti.
[6]Allora non dovrò arrossire
se avrò obbedito ai tuoi comandi.
[7]Ti loderò con cuore sincero
quando avrò appreso le tue giuste sentenze.
[8]Voglio osservare i tuoi decreti:
non abbandonarmi mai.
 
[9]Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Custodendo le tue parole.
[10]Con tutto il cuore ti cerco:
non farmi deviare dai tuoi precetti.
[11]Conservo nel cuore le tue parole
per non offenderti con il peccato.
[12]Benedetto sei tu, Signore;
mostrami il tuo volere.
[13]Con le mie labbra ho enumerato
tutti i giudizi della tua bocca.
[14]Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia
più che in ogni altro bene.
[15]Voglio meditare i tuoi comandamenti,
considerare le tue vie.
[16]Nella tua volontà è la mia gioia;
mai dimenticherò la tua parola.
 
[17]Sii buono con il tuo servo e avrò vita,
custodirò la tua parola.
[18]Aprimi gli occhi perché io veda
le meraviglie della tua legge.
[19]Io sono straniero sulla terra,
non nascondermi i tuoi comandi.
[20]Io mi consumo nel desiderio
dei tuoi precetti in ogni tempo.
[21]Tu minacci gli orgogliosi;
maledetto chi devìa dai tuoi decreti.
[22]Allontana da me vergogna e disprezzo,
perché ho osservato le tue leggi.
[23]Siedono i potenti, mi calunniano,
ma il tuo servo medita i tuoi decreti.
[24]Anche i tuoi ordini sono la mia gioia,
miei consiglieri i tuoi precetti.
 
[25]Io sono prostrato nella polvere;
dammi vita secondo la tua parola.
[26]Ti ho manifestato le mie vie e mi hai risposto;
insegnami i tuoi voleri.
[27]Fammi conoscere la via dei tuoi precetti
e mediterò i tuoi prodigi.
[28]Io piango nella tristezza;
sollevami secondo la tua promessa.
[29]Tieni lontana da me la via della menzogna,
fammi dono della tua legge.
[30]Ho scelto la via della giustizia,
mi sono proposto i tuoi giudizi.
[31]Ho aderito ai tuoi insegnamenti, Signore,
che io non resti confuso.
[32]Corro per la via dei tuoi comandamenti,
perché hai dilatato il mio cuore.
 
[33]Indicami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la seguirò sino alla fine.
[34]Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge
e la custodisca con tutto il cuore.
[35]Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi,
perché in esso è la mia gioia.
[36]Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti
e non verso la sete del guadagno.
[37]Distogli i miei occhi dalle cose vane,
fammi vivere sulla tua via.
[38]Con il tuo servo sii fedele alla parola
che hai data, perché ti si tema.
[39]Allontana l'insulto che mi sgomenta,
poiché i tuoi giudizi sono buoni.
[40]Ecco, desidero i tuoi comandamenti;
per la tua giustizia fammi vivere.
 
[41]Venga a me, Signore, la tua grazia,
la tua salvezza secondo la tua promessa;
[42]a chi mi insulta darò una risposta,
perché ho fiducia nella tua parola.
[43]Non togliere mai dalla mia bocca la parola vera,
perché confido nei tuoi giudizi.
[44]Custodirò la tua legge per sempre,
nei secoli, in eterno.
[45]Sarò sicuro nel mio cammino,
perché ho ricercato i tuoi voleri.
[46]Davanti ai re parlerò della tua alleanza
senza temere la vergogna.
[47]Gioirò per i tuoi comandi
che ho amati.
[48]Alzerò le mani ai tuoi precetti che amo,
mediterò le tue leggi.
 
[49]Ricorda la promessa fatta al tuo servo,
con la quale mi hai dato speranza.
[50]Questo mi consola nella miseria:
la tua parola mi fa vivere.
[51]I superbi mi insultano aspramente,
ma non devìo dalla tua legge.
[52]Ricordo i tuoi giudizi di un tempo, Signore,
e ne sono consolato.
[53]M'ha preso lo sdegno contro gli empi
che abbandonano la tua legge.
[54]Sono canti per me i tuoi precetti,
nella terra del mio pellegrinaggio.
[55]Ricordo il tuo nome lungo la notte
e osservo la tua legge, Signore.
[56]Tutto questo mi accade
perché ho custodito i tuoi precetti.
 
[57]La mia sorte, ho detto, Signore,
è custodire le tue parole.
[58]Con tutto il cuore ti ho supplicato,
fammi grazia secondo la tua promessa.
[59]Ho scrutato le mie vie,
ho rivolto i miei passi verso i tuoi comandamenti.
[60]Sono pronto e non voglio tardare
a custodire i tuoi decreti.
[61]I lacci degli empi mi hanno avvinto,
ma non ho dimenticato la tua legge.
[62]Nel cuore della notte mi alzo a renderti lode
per i tuoi giusti decreti.
[63]Sono amico di coloro che ti sono fedeli
e osservano i tuoi precetti.
[64]Del tuo amore, Signore, è piena la terra;
insegnami il tuo volere.
 
[65]Hai fatto il bene al tuo servo, Signore,
secondo la tua parola.
[66]Insegnami il senno e la saggezza,
perché ho fiducia nei tuoi comandamenti.
[67]Prima di essere umiliato andavo errando,
ma ora osservo la tua parola.
[68]Tu sei buono e fai il bene,
insegnami i tuoi decreti.
[69]Mi hanno calunniato gli insolenti,
ma io con tutto il cuore osservo i tuoi precetti.
[70]Torpido come il grasso è il loro cuore,
ma io mi diletto della tua legge.
[71]Bene per me se sono stato umiliato,
perché impari ad obbedirti.
[72]La legge della tua bocca mi è preziosa
più di mille pezzi d'oro e d'argento.
 
[73]Le tue mani mi hanno fatto e plasmato;
fammi capire e imparerò i tuoi comandi.
[74]I tuoi fedeli al vedermi avranno gioia,
perché ho sperato nella tua parola.
[75]Signore, so che giusti sono i tuoi giudizi
e con ragione mi hai umiliato.
[76]Mi consoli la tua grazia,
secondo la tua promessa al tuo servo.
[77]Venga su di me la tua misericordia e avrò vita,
poiché la tua legge è la mia gioia.
[78]Siano confusi i superbi che a torto mi opprimono;
io mediterò la tua legge.
[79]Si volgano a me i tuoi fedeli
e quelli che conoscono i tuoi insegnamenti.
[80]Sia il mio cuore integro nei tuoi precetti,
perché non resti confuso.
 
[81]Mi consumo nell'attesa della tua salvezza,
spero nella tua parola.
[82]Si consumano i miei occhi dietro la tua promessa,
mentre dico: «Quando mi darai conforto?».
[83]Io sono come un otre esposto al fumo,
ma non dimentico i tuoi insegnamenti.
[84]Quanti saranno i giorni del tuo servo?
Quando farai giustizia dei miei persecutori?
 
[85]Mi hanno scavato fosse gli insolenti
che non seguono la tua legge.
[86]Verità sono tutti i tuoi comandi;
a torto mi perseguitano: vieni in mio aiuto.
[87]Per poco non mi hanno bandito dalla terra,
ma io non ho abbandonato i tuoi precetti.
[88]Secondo il tuo amore fammi vivere
e osserverò le parole della tua bocca.
 
[89]La tua parola, Signore,
è stabile come il cielo.
[90]La tua fedeltà dura per ogni generazione;
hai fondato la terra ed essa è salda.
[91]Per tuo decreto tutto sussiste fino ad oggi,
perché ogni cosa è al tuo servizio.
[92]Se la tua legge non fosse la mia gioia,
sarei perito nella mia miseria.
[93]Mai dimenticherò i tuoi precetti:
per essi mi fai vivere.
[94]Io sono tuo: salvami,
perché ho cercato il tuo volere.
[95]Gli empi mi insidiano per rovinarmi,
ma io medito i tuoi insegnamenti.
[96]Di ogni cosa perfetta ho visto il limite,
ma la tua legge non ha confini.
 
[97]Quanto amo la tua legge, Signore;
tutto il giorno la vado meditando.
[98]Il tuo precetto mi fa più saggio dei miei nemici,
perché sempre mi accompagna.
[99]Sono più saggio di tutti i miei maestri,
perché medito i tuoi insegnamenti.
 
[100]Ho più senno degli anziani,
perché osservo i tuoi precetti.
[101]Tengo lontano i miei passi da ogni via di male,
per custodire la tua parola.
[102]Non mi allontano dai tuoi giudizi,
perché sei tu ad istruirmi.
[103]Quanto sono dolci al mio palato le tue parole:
più del miele per la mia bocca.
[104]Dai tuoi decreti ricevo intelligenza,
per questo odio ogni via di menzogna.
 
[105]Lampada per i miei passi è la tua parola,
luce sul mio cammino.
[106]Ho giurato, e lo confermo,
di custodire i tuoi precetti di giustizia.
[107]Sono stanco di soffrire, Signore,
dammi vita secondo la tua parola.
[108]Signore, gradisci le offerte delle mie labbra,
insegnami i tuoi giudizi.
[109]La mia vita è sempre in pericolo,
ma non dimentico la tua legge.
[110]Gli empi mi hanno teso i loro lacci,
ma non ho deviato dai tuoi precetti.
[111]Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti,
sono essi la gioia del mio cuore.
[112]Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti,
in essi è la mia ricompensa per sempre.
 
[113]Detesto gli animi incostanti,
io amo la tua legge.
[114]Tu sei mio rifugio e mio scudo,
spero nella tua parola.
[115]Allontanatevi da me o malvagi,
osserverò i precetti del mio Dio.
[116]Sostienimi secondo la tua parola e avrò vita,
non deludermi nella mia speranza.
[117] Sii tu il mio aiuto e sarò salvo,
gioirò sempre nei tuoi precetti.
[118]Tu disprezzi chi abbandona i tuoi decreti,
perché la sua astuzia è fallace.
[119]Consideri scorie tutti gli empi della terra,
perciò amo i tuoi insegnamenti.
[120]Tu fai fremere di spavento la mia carne,
io temo i tuoi giudizi.
 
[121]Ho agito secondo diritto e giustizia;
non abbandonarmi ai miei oppressori.
[122]Assicura il bene al tuo servo;
non mi opprimano i superbi.
[123]I miei occhi si consumano nell'attesa della tua salvezza
e della tua parola di giustizia.
[124]Agisci con il tuo servo secondo il tuo amore
e insegnami i tuoi comandamenti.
 
[125]Io sono tuo servo, fammi comprendere
e conoscerò i tuoi insegnamenti.
[126]E' tempo che tu agisca, Signore;
hanno violato la tua legge.
[127]Perciò amo i tuoi comandamenti
più dell'oro, più dell'oro fino.
[128]Per questo tengo cari i tuoi precetti
e odio ogni via di menzogna.
 
[129]Meravigliosa è la tua alleanza,
per questo le sono fedele.
[130]La tua parola nel rivelarsi illumina,
dona saggezza ai semplici.
[131]Apro anelante la bocca,
perché desidero i tuoi comandamenti.
[132]Volgiti a me e abbi misericordia,
tu che sei giusto per chi ama il tuo nome.
[133]Rendi saldi i miei passi secondo la tua parola
e su di me non prevalga il male.
[134]Salvami dall'oppressione dell'uomo
e obbedirò ai tuoi precetti.
[135]Fà risplendere il volto sul tuo servo
e insegnami i tuoi comandamenti.
[136]Fiumi di lacrime mi scendono dagli occhi,
perché non osservano la tua legge.
 
[137]Tu sei giusto, Signore,
e retto nei tuoi giudizi.
[138]Con giustizia hai ordinato le tue leggi
e con fedeltà grande.
[139]Mi divora lo zelo della tua casa,
perché i miei nemici dimenticano le tue parole.
[140]Purissima è la tua parola,
il tuo servo la predilige.
[141]Io sono piccolo e disprezzato,
ma non trascuro i tuoi precetti.
[142]La tua giustizia è giustizia eterna
e verità è la tua legge.
[143]Angoscia e affanno mi hanno colto,
ma i tuoi comandi sono la mia gioia.
[144]Giusti sono i tuoi insegnamenti per sempre,
fammi comprendere e avrò la vita.
 
[145]T'invoco con tutto il cuore, Signore, rispondimi;
custodirò i tuoi precetti.
[146]Io ti chiamo, salvami,
e seguirò i tuoi insegnamenti.
[147]Precedo l'aurora e grido aiuto,
spero sulla tua parola.
[148]I miei occhi prevengono le veglie
per meditare sulle tue promesse.
[149]Ascolta la mia voce, secondo la tua grazia;
Signore, fammi vivere secondo il tuo giudizio.
[150]A tradimento mi assediano i miei persecutori,
sono lontani dalla tua legge.
[151]Ma tu, Signore, sei vicino,
tutti i tuoi precetti sono veri.
[152]Da tempo conosco le tue testimonianze
che hai stabilite per sempre.
 
[153]Vedi la mia miseria, salvami,
perché non ho dimenticato la tua legge.
[154]Difendi la mia causa, riscattami,
secondo la tua parola fammi vivere.
[155]Lontano dagli empi è la salvezza,
perché non cercano il tuo volere.
[156]Le tue misericordie sono grandi, Signore,
secondo i tuoi giudizi fammi vivere.
[157]Sono molti i persecutori che mi assalgono,
ma io non abbandono le tue leggi.
[158]Ho visto i ribelli e ne ho provato ribrezzo,
perché non custodiscono la tua parola.
[159]Vedi che io amo i tuoi precetti,
Signore, secondo la tua grazia dammi vita.
[160]La verità è principio della tua parola,
resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia.
 
[161]I potenti mi perseguitano senza motivo,
ma il mio cuore teme le tue parole.
[162]Io gioisco per la tua promessa,
come uno che trova grande tesoro.
[163]Odio il falso e lo detesto,
amo la tua legge.
[164]Sette volte al giorno io ti lodo
per le sentenze della tua giustizia.
[165]Grande pace per chi ama la tua legge,
nel suo cammino non trova inciampo.
[166]Aspetto da te la salvezza, Signore,
e obbedisco ai tuoi comandi.
[167]Io custodisco i tuoi insegnamenti
e li amo sopra ogni cosa.
[168]Osservo i tuoi decreti e i tuoi insegnamenti:
davanti a te sono tutte le mie vie.
 
[169]Giunga il mio grido fino a te, Signore,
fammi comprendere secondo la tua parola.
[170]Venga al tuo volto la mia supplica,
salvami secondo la tua promessa.
[171]Scaturisca dalle mie labbra la tua lode,
poiché mi insegni i tuoi voleri.
[172]La mia lingua canti le tue parole,
perché sono giusti tutti i tuoi comandamenti.
[173]Mi venga in aiuto la tua mano,
poiché ho scelto i tuoi precetti.
[174]Desidero la tua salvezza, Signore,
e la tua legge è tutta la mia gioia.
[175]Possa io vivere e darti lode,
mi aiutino i tuoi giudizi.
[176]Come pecora smarrita vado errando;
cerca il tuo servo,
perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

Poiché l’Intelletto è dono dell’intelligere ogni cosa in Dio, esso è anche dono di profezia.
Infatti ciò che il dono di Scienza fa co-intuire, il dono dell’Intelletto fa vedere e scoprire in merito anche alla storia e agli avvenimenti.
Per questo è dono non solo concesso ai profeti (Da Isaia a Zaccaria) ma anche ai governanti (Mosé, Giosuè, Davide, Salomone) che pre-vedono ciò che è bene agli occhi di Dio per sé e soprattutto per il popolo.
Leggiamo nel primo libro di Samuele al capitolo 16 versetto 7:

Il Signore rispose a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né all'imponenza della sua statura. Io l'ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l'uomo. L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore».

Proprio per il guardare al "cuore" Dio vede oltre. Questa dimensione naturale in Dio diventa per l'uomo profetica grazie al dono dell'Intelletto che consente di vedere "al cuore" delle situazioni, della storia, delle scelte. Per tale motivo il dono dell'Intelletto è sia un dono profetico che un dono indispensabile nel discernimento.

L’approccio alla scrittura con il dono dell’Intelletto ha in genere quattro vie privilegiate:

quella letterale
quella tropologica o morale
quella allegorica
quella anagogica
ma possiede anche un approccio che potremmo definire accomodatizio o implicito.

Nel primo, quello letterale la parola è presa per il significato proprio. Per esempio l’approccio di San Girolamo o di alcuni santi come San Francesco su alcuni passi del Vangelo ruguardanti la povertà o l'evangelizzazione.
Nel secondo quello tropologico si intellige sui costumi e la morale. L’intendere per esempio di San Gregorio.
Nel terzo modo quello allegorico si vede la Scrittura in rapporto a Cristo e alla Chiesa militante. Un approccio questo fatto proprio da Santi come Ambrogio e Agostino.
Nella quarta via, quella anagogica si vede la scrittura in merito all’aspetto trionfante e della vita beata con chiari riferimenti escatologici e talvolta mistici. La mistica delle sante è piena di approcci di questo tipo alla Scrittura. Santa Chiara, Santa Caterina da Siena, Beata Angela da Foligno.
Nella quinta via accomodatizia ci si serve di una sentenza, di un passo o di una frase del testo sacro per esprimere qualcosa che lo Spirito Santo non intendeva dire direttamente con quelle parole ma che non è in contrasto con il cuore del vangelo e con l’economia del piano salvifico in Cristo. Questo è un uso fatto spesso da San Bernardo. E’ un uso implicito dunque. Lo Spirito Santo nascondeva in quella parte della Scritura qualcosa che poteva essere utilizzato (con discontinua continuità) per illuminare un altro aspetto della vita con Dio, con se stessi, con le relazioni e con la creazione.

Il dono dell'Intelletto nel Nuovo Testamento
Gesù nei suoi discorsi unisce spesso la mananca di intelletto alla durezza di cuore.
"Anche voi siete ancora senza intelletto?".  (Mt 15,16)
Gesù rimproverà i suoi perché constatata, con amarezza, che nonostante lo "stare con Lui" non comprendavno il cuore dell'annuncio; non facevano uso dell'Intelletto per andare al cuore della rivelazione.

Così richiama
i Farisei al cap 23 del vangelo di Matteo:

[15]Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi.
 
[16]Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si è obbligati. [17]Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l'oro o il tempio che rende sacro l'oro? [18]E dite ancora: Se si giura per l'altare non vale, ma se si giura per l'offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. [19]Ciechi! Che cosa è più grande, l'offerta o l'altare che rende sacra l'offerta? [20]Ebbene, chi giura per l'altare, giura per l'altare e per quanto vi sta sopra; [21]e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l'abita. [22]E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso.

Leggiamo ancora nel Vangelo di Luca al cap. 11:

[37]Dopo che ebbe finito di parlare, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli entrò e si mise a tavola. [38]Il fariseo si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. [39]Allora il Signore gli disse: «Voi farisei purificate l'esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di iniquità. [40]Stolti! Colui che ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l'interno? [41]Piuttosto date in elemosina quel che c'è dentro, ed ecco, tutto per voi sarà mondo. [42]Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre. [43]Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. [44]Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».

Gesù richiama i suoi uditori a "risvegliare" l'intelletto a non essere chiusi, stoliti, duri di cuore. A vedere oltre; anzi a vedere come le cose sono in realtà.
L'Intelletto infatti è il dono che vede e scruta la realtà. Nessuno è più realista di chi è ripieno del dono dell'Intelletto.

Ai discepoli di Emmaus (e dunque a noi) dice nel vangelo di Luca al capitolo 24:


[25] Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! [26]Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».

Ciò significa che il dono dell'Intelletto è indispensabile per comprendere la Pasqua e gli eventi della Pasqua. Attualizzarli nella nostra storia, di ieri e di oggi.
Capire che Dio è il Dio del terzo giorno e che per comprenderlo abbiamo vivamente bisogno del dono dello Spirito dell'Intelletto.
Senza questo dono ci fermiamo alla superficie degli eventi come i discepoli di Emmaus. Non cogliamo ciò che è avvenuto e ciò che avviene. Non vediamo come Dio realmente cambia la nostra storia e la storia. Siamo ciechi e abbiamo il cuore "raffreddato". Non comprendiamo la nostra vocazione e i nostri doni. non riconosciamo il suo camminarci accanto.
La Parola di Dio, invece, meditata con cuore disarmato aiuta a scaldare "il cuore nel petto" e a capire e vedere finalmente le cose così come esse sono.
Per tale motivo il dono dell'Intelletto è il dono del realista ed è il dono Pasqua.
La teologia e l'esperienza della Croce, sanamente vissuta, fa veramente "intus legere" ogni cosa con il collirio giusto. Fa andare alle midolla del reale e delle meraviglie che Dio compie il quale, nell'Intelletto, fa nuove tutte le cose.

Le lettere Paoline sono un fiorire del dono dell'intelletto.
Paolo era un fariseo, un uomo forte e intelligente. Dopo la conversione diventa realmente l'apostolo scienziato. Salito al terzo Cielo nel dono di Scienza poi con il dono dell'Intelletto scruta il mistero nascosto nel cuore del Padre da secoli eterni come nessuno altro. Leggiamo nell'eulogia agli Efesini al capitolo primo:

[3]Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro GesùCristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. [4]In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, [5]predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, [6]secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; [7]nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. [8]Egli l'ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, [9]poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito [10]per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra. [11]In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà, [12]perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo. [13]In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, [14]il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria.

Paolo prima vede (Scienza), poi legge dentro (Intelletto), poi fa assaporare e istruisce (Sapienza) coloro che incontra e coloro che il Padre gli ha affidato.
Egli è Scienziato, Teologo, Saggio Pastore.
il capolavoro di questo percorso è proprio nella lettera ai Romani dove Paolo legge dentro il mistero del peccato e della Grazia come nessuno mai. Egli coglie dentro il mistero della Grazia la Vita nuova nello Spirito (Cap. 8) e comprende il mistero della figliolanza in Cristo.
L'intelletto di Paolo rivela le oscurità della fede rispondendo al bisogno di verità di ogni uomo e di ogni tempo.

Nella stessa lettera Paolo richiama la necessità del dono dell'Intelletto; leggiamo al capitolo primo:

[18]In realtà l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia, [19]poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. [20]Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; [21]essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. [22]Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti [23]e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. [24]Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, [25]poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. [26]Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. [27]Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. [28]E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, [29]colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, [30]maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, [31]insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. [32]E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.

Qui appare chiaro come il dono naturale dell'intelletto non è stato coltivato dall'uomo il quale si è imbarbarito nelle sue passioni ferite e disordinate allontanandosi sempre più da Dio e anzi cambiando il valore del reale chiamando male il bene e bene il male. Giustificandosi. Facendo nascere il politicamente corretto. Facendo fiorire l'ipocrisia e il suo "fratello" il moralismo.
Se invece fosse stato coltivato l'intelletto naturale, il reale, l'onesto, la retta coscienza si sarebbe fatta strada al dono dello Spirito dell'Intelletto che avrebbe portato a compimento il vero volto di Dio e avrebbe reso sempre più adulto e sano l'uomo.
Da questo passo della lettera ai Romani notiamo dunque come la stoltezza, la mancanza di intelletto porti al degrado morale con la parvenza di sapienza. E' il cammino delle ideologie e delle eresie.
Si dissocia sempre più il disegno di armonia primigenia in cui l'intelletto naturale era via, percorso e caparra del dono dell'Intelletto. Pertanto come dicevamo prima l'uomo vede senza vedere, vede e non comprende, si parla addosso ma non ascolta.
Costruisce ideologie ma si rovina. Castelli di pensiero magari affascinanti ma tossici più del veleno perché spengono la visione della realtà e assolutizzano la "ragione" che manca asolutamente di ragionevolezza e dunque di Intelletto.
Produce degrado culturale ed etico con la parvenza di emancipazione e di civiltà.
Anche per questo è attualissima la Lettera ai Romani.
 


 Tradizione e Magistero 

Il dono dell'Intelletto si è rivelato particolarmente necessario nella storia della Chiesa nel momento in cui l'esperienza del Risorto e di tutti i misteri di Gesù sono stati chiamati ad essere annunciati, donati e condivisi attraverso il Kerygma e la catechesi.
Infatti è proprio grazie a questo dono che nascono i primi grandi annunci apostolici e poi sub-apostolici in "Spirito e Potenza".
Anche le stesse scritture neo-testamentarie sono frutto di questo dono.
Nel momento stesso in cui la Traditio vissuta nella carne, e nel sangue, dai protagonisti della "compagnia" di Gesù, gli apostoli, i discepoli, le pie donne e, non dimentichiamo, la Beata Vergine Maria, il dono dell'Intelletto ha fornito l'altezza e la profondità di quanto vissuto e di quanto ascoltato.

In sostanza il dono dell'Intelletto ha fatto ben di più che il riportare dei "fatti" dell'esperienza del collegio apostolico e dei discepoli. Il dono dell'Intelletto è entrato in profondità nelle parole di Gesù facendole comprendere pienamente alla luce del fatto della Resurrezione, dell'ascensione al Cielo e della discesa dello Spirito.

Pertanto tale dono ha compiuto e compie nella Chiesa la capacità di "intelligere", di guardare dentro, il mistero stesso di Cristo.
E' infatti in un certo senso limitativo dire che il dono dell'intelletto ci fa leggere dentro le scritture, infatti tale dono è in un certo qual modo la scaturigine stessa delle scritture; non c'è Sacra Scrittura senza i doni dello Spirito Santo e soprattutto senza il dono dell'Intelletto.

Pertanto il dono dell'Intelletto è prezioso per l'approccio alla Sacra Scrittura perché è il dono stesso che l'ha, in certo qual modo, generata e compiuta attraverso il processo del Canone Biblico.
Tuttavia tale dono è legato strettamente a tutti gli altri e a quelli che, almeno operativamente, come abbiamo visto, lo precedono, e cioè il Timor di Dio, la Pietà, la Scienza.

Se infatti togliamo il Timor di Dio, fondamento della fede, non c'è scrutatio della Fede con l'Intelletto. Se togliamo la Pietà che è figliolanza ed intimità con Dio, non c'è scrutatio biblica.
Se infine non abbiamo il dono di Scienza non vediamo secondo Dio e non abbiamo né un corretto piano antropologico, ecclesiologico, cosmologico e soteriologico e pertanto non possiamo scrutare correttamente.

In tal senso, dunque, il dono dell'Intelletto è un dono legato strettamente alla formazione della comunità, della Chiesa e della guida dei pastori. Se non c'è il dono dell'intelletto non c'è tradizione e non c'è Chiesa.

E' il dono che guida i pastori, i teologi, i catechisti, i predicatori e anche i mistici.
Anche se è vero che la mistica si avvale sostanzialmente del dono di Scienza per scrutare e vedere Dio e i suoi misteri, è tramite il dono dell'Intelletto che l'uomo può balbettare e condividere quanto veduto ai fratelli e nella comunità. Pertanto tale dono si rese particolarmente vivo in ogni riforma religiosa nella Chiesa a cominciare da quella del monachesimo.

Non sempre il dono dell'Intelletto sviluppa una sensibilità di "intelligere" uguale per tutti.
Per qualcuno sarà "letterale" vedendo il significato delle parole prese nel proprio significato; per altri sarà più "tropologica" riguardando l'etica e i costumi; per altri sarà più "allegorica", per altri "anagogica" e per altri ancora "accomodatizia", la quale ci consente di vedere qualcosa che lo Spirito Santo desidera dire con un significato indiretto su quelle parole o quei fatti.

Pertanto, come vediamo il dono dell'intelletto possiede molteplici funzioni e molteplici approcci nella scrutatio dei fatti e della Parola di Dio.

E' dunque un dono indispensabile ai pastori.
Dobbiamo chiedere a Dio costantemente questo dono per i nostri pastori, facendo digiuno e penitenza per essi, affinché possano guidare e guidarci secondo Dio.

Il Magistero stesso della Chiesa è un dono e una scaturigine dell 'Intelletto. Se dunque l'Intelletto genera il Magistero e lo guida, è lo stesso Intelletto che permette di capirne le profondità, le ampiezze e le bellezze.
Sarà poi compito della Sapienza saperne gustare e applicare quanto scrutato con il corollario necessario del Consiglio e  della Fortezza.

Il dono dell'Intelletto è il dono per i teologi, che svolgono per la Chiesa e nella Chiesa il compito delicato di intelligere nei misteri di Dio. Tuttavia sempre coltivando e cercando i dono del Timor di Dio, che è la fede - in Cristo e nella Chiesa -, il dono della Pietà che dona umiltà, confidenza, amore verso Dio e verso i fratelli, il dono della Scienza che è dono di contemplazione e di stupore, dono dell'infanzia spirituale.


La Congregazione per la Dottrina della Fede è un organo preziosissimo per tutti a cominciare dai teologi perché li aiuta a non deviare "né a destra, né a sinistra" di quanto ricevuto da Cristo e dalla Chiesa.


Il dono dell'Intelletto si lega inoltre ai ministeri di pastorale "supplementare" come quello della direzione spirituale. Senza questo dono, per il direttore e per il diretto, è impossibile leggere dentro la storia e la propria storia.