Mariane

Maria, Madre nella fede maestra di paternità e maternita nello Spirito

Catechesi a cura di Paul Freeman - S. Maria degli Angeli 1993

sacrificio-isacco-caravaggio.jpgQuesta mattina ero indeciso se attingere alla fonte della liturgia con le letture del giorno, oppure preparare qualcosa di particolare per il nostro cammino, e allora ho pensato bene anche se siamo un po'  in anticipo di amministrarvi una riflessione sulla figura di Maria, di Maria la madre di Gesù e Maria nostra madre.
Questo perché nel mese di Maggio abbiamo questa occasione preziosa in cui possiamo entrare in intimità con Lei.
Abbiamo ascoltato dal Vangelo come Giovanni la prese in casa sua; ecco prendere Maria nella nostra casa vuol dire fare quello che ha fatto Giovanni
e Giovanni è uno che ha vissuto con lei gomito a gomito, è stata la sua presenza per quasi trentanni, così dice la tradizione, prima che lei fosse assunta in cielo.
Giovanni ha conosciuto Maria, questa testimone silenziosa, discreta, di eventi straordinari, i più grandi che sono mai apparsi sulla terra.
Giovanni l'ha conosciuta con una intimità non comune, perché con lei parlava di Gesù, con lei condivideva i ricordi, i ricordi che forse lei stessa non aveva detto a nessun altro e che ci sono dati con molta essenzialità nei vangeli.
In tutti gli scritti di Giovanni traspare questa intimità che lui aveva con Gesù, ma soprattutto l'intimità che Maria gli aveva trasmesso con Gesù.
Maria è l'intima che conosce Gesù come nessun altro e così sarà sempre, Maria conosce Gesù come nessun altro.
La pietà popolare, ci ha distorto, talvolta, un pochino, con forme edulcorate, la visione di Maria, forse un po' pietistiche, e ci ha allontanato da questa verità che è profondamente biblica, profondamente teologica e spirituale, che Maria sempre, sempre, ci dona Gesù.
Ecco perchè prenderla nella nostra casa, diventare intimi con lei, prenderla fra le cose più care vuol dire avere un'occasione straordinaria, un trampolino di lancio, affettivo ed effettivo, un trampolino spirituale per incontrare Cristo Gesù.
E il mese di Maggio si rivolge a noi come questa occasione propizia per prenderla come amica, come Madre, come direttore spirituale perché ci guidi a Gesù.  Ecco nelle letture che abbiamo ascoltato: la lettura del libro della Genesi al capitolo 22 con il sacrificio di Isacco e con il vangelo di Giovanni sotto la Croce, abbiamo la consegna; abbiamo due consegne unite strettamente e come Abramo grazie a questa consegna, per il sacrificio di Isacco, è chiamato "padre nella fede" e anche noi siamo figli di Abramo, anche noi che siamo qui, perché veniamo dalle sue viscere di sacrificio, dalle sue reni, secondo il linguaggio biblico; siamo semi di Abramo, tanto più siamo figli di Maria.
Maria infatti è definita dai Padri come Abramo, più di Abramo, madre nella fede, perché tramite la fede veramente ci ha generati.
S. Agostino diceva giustamente che Maria è più grande perché è discepola del Signore e non tanto perché è madre del Signore.
Essere madre del Signore è un dono che Dio le ha fatto, ma essere discepoli del Signore, avere fede nel Signore Dio è la virtù di Maria, è quello che Maria ha dato a Dio, per questo Maria ci è madre nella fede.
Maria ci è veramente Madre nella fede. 
Ora, davanti a queste consegne, Dio ci vuole dire  qualcosa di straordinario. 
C'è un momento nel nostro cammino di fede come credenti, sempre andando avanti secondo Dio, in cui Dio ci chiede il sacrificio del figlio unico; sono molti gli Isacco che abbiamo però è vero che c'è un solo figlio, un solo figlio unico, un qualcosa che sai solo tu, un qualcosa su cui, come Abramo, hai giocato tutto, tutto ciò in cui credi, tutto ciò che ami; hai giocato tutta la tua vita affettiva su questo figlio unico, così come Abramo aveva giocato tutto su Isacco che era il figlio della promessa, era un dono di Dio, era il dono che Dio stesso aveva fatto ad Abramo. 
Abramo aveva giocato tutte le sue energie affettive su questo figlio unico.
I racconti che abbiamo ascoltato sono molto scarni, ma dietro la loro essenzialità quasi brutale, nascondono un grande dramma, un grandissimo dramma di angoscia sia psicologica che spirituale; un fiume di "povertà" in cui Abramo e Maria si sentono inadeguati, si sentono forse falliti, sentono la voglia di lasciare tutto, di dire :"Ma chi me lo fa fare!".  
Mentre Abramo sale sul monte Moria, vi ricordate, c'è quel momento drammatico in cui Isacco dice : "Padre abbiamo la legna, abbiamo la pietra per il fuoco, ma dov'è l'agnello?".
E Abramo che risponde, facendo uno slancio di fede ineguagliabile: "Sul monte Dio provvederà all'agnello".
Vi ricordate come nel film Abramo balbetta dicendo questo; e questo è il segno della grande prova psicologica, umana, del dramma che vive Abramo.
Ecco dietro Abramo, dietro Maria c'è questo fiume di angoscia nella fede.
Maria poteva urlare dal Golgota contro Dio dicendo: "Tu mi hai ingannato, Tu avevi promesso al figlio nato dalle mie viscere il trono di Davide.
E ora lo vedo confitto ad una croce, morto tra i malfattori, distrutto dal peso della croce".

Solo Maria ha conosciuto l'obbrobrio della croce.
S. Paolo e gli altri hanno conosciuto la teologia della croce, solo Maria ha conosciuto l'obbrobrio della croce.
Poteva umanamente, ed aveva tutte le umane ragioni, poteva urlare nei confronti di Dio e dire: "Tu mi hai ingannato!".
Noi non immaginiamo neanche quale inferno ha vissuto Maria, però è vero che superata la prova succede una cosa straordinaria.
Dio dice ad Abramo: "Ora so che tu temi Dio!".
E questa non è soltanto la prova che Dio fa ad Abramo, perché Dio prova Abramo, ma Abramo prova anche se stesso.
Il figlio unico è più importante della tua stessa vita e Abramo e Maria soprattutto avrebbero voluto morire al posto del figlio unico, avrebbero voluto morire e rinascere chissà quante volte purchè il figlio unico non perdesse la vita, perché il figlio unico avesse la vita; perché il figlio unico è più importante della tua stessa vita.
Ed è questo il segno di una grande gratuità, anzi più ami il tuo figlio unico nella gratuità e più esso è importante, perché vuoi ogni cosa per il figlio unico.
E badate che questa prova così drammatica, così struggente, così determinante, avviene una volta sola nella vita e questo perché, una volta compiuta questa prova, Dio ti cambia dentro, ti cambia la struttura profonda di ciò che sei.
La fede veramente è un miracolo che compie effetti sorprendenti. 

Anche Maria ha avuto tanti Isacco; quante volte ha dovuto sacrificare tante cose, affetti, patria, difficoltà, sicurezze, ma soprattutto il suo Gesù che era continuamente distante, questo Gesù che era tutto per Maria e che ogni tanto andava via per tanti motivi e che Maria a volte non capiva, perché a Maria mancava questa comunione, anche fisica, questo bisogno di essere confermata come una madre, come un padre ha bisogno del proprio figlio, di tenerlo vicino.
Ecco questa conferma  anche fisica, di presenza, spesso mancava a Maria, e questo era un inferno per Maria. Per cui Gesù per lei era tutto, ma anche qui Maria impara l'obbedienza come Gesù, come dice la lettera agli Ebrei al capitolo quinto ai versetti 7,10: Maria impara l'obbedienza dalle cose che patisce, e veramente dopo la prova Maria viene confermata nella fede.
Che vuol dire: che cambia la sua struttura; Maria totalmente, perfettamente si abbandona nelle mani di Dio.
Ecco perché la prova del figlio unico viene una sola volta nella vita. Forse non tutti avremo questo dono grande di avere questa prova, forse avremo un centellinare di questa prova nel tempo, proprio per non rimanere schiacciati e proprio perché abbiamo bisogno continuamente di essere confermati nell'abbandono in Dio; ma talvolta per dono straordinario, alle anime vittime, Dio concede questa prova in maniera unica perché siano confermate nella fede, perché esse si possano veramente abbandonare nelle mani di Dio con un amore incondizionato, con una fiducia incondizionata; e questo ti porta a qualcosa di straordinario, come Abramo e ancor di più in Maria, anche per te, ti porta ad una fecondità infinita,  ti porta ad una fecondità infinita.
Ecco perché Maria è nostra Madre, perché in quel "Donna ecco tuo figlio" ci siamo noi, c'è ciascuno di noi.
Maria è veramente nostra Madre, per il sacrificio unico che lei ha fatto del figlio unico lei è diventata nostra madre.
Questo vuol dire che il sacrificio del tuo figlio unico produce in te una fecondità infinita.
Se è vero che tante volte vi ho detto che dobbiamo passare dall'amore alla verginità che è la gratuità, ecco io questa sera vi dico che dobbiamo passare dalla verginità alla maternità e alla paternità nello Spirito, altrimenti la nostra fede è zero, e il segno della nostra fede è proprio diventare mamma e papà nello Spirito: dei fratelli, delle sorelle, delle persone a noi affidate.
Pensate a una mamma che gioisce del figlio ma anche di tutti gli amici che il figlio porta in casa, e il suo cuore è largo a dismisura e gioisce di questa allegria, di questa confusione, di questo amore, di questa circolarità di comunione che si crea attorno al figlio che ella ama.
Maria è più di tutto questo, Maria ha un cuore universale perché ha una fecondità infinita e questo perché per Maria Gesù era tutto; nessuna creatura può fare questo e tutti noi ci dobbiamo inserire in questo sacrificio di Maria. Maria ha veramente donato il suo tutto per la fede, perché noi avessimo Dio. 

Così siamo chiamati a fare anche noi, donare il nostro tutto nella fede per la fede perché le persone che noi amiamo abbiano Dio, questo è amore , questo è amore vergine, questo è maternità e paternità nello Spirito; ed è tipico non soltanto delle vocazioni alla vita consacrata, senza dubbio per coloro che sono più liberi in un senso oggettivo da legami terreni, ma è tipico per ogni vocazione sia tu genitore, sia tu fidanzato,fidanzata, consacrato, sacerdote, fedele laico; per qualsiasi vocazione c'è la chiamata alla maternità e alla paternità nello Spirito. E siccome Dio non si fa battere in generosità dona a te come a Maria, Giovanni, cioè dona la Chiesa, dona una moltitudine.
Ecco perché il sacrificio del figlio unico porta, ti porta, ad una grande fecondità; il cuore ti si allarga a dismisura e riesci a contenere l'incontenibile, cioè Dio. 
Questa è la vera effusione nello Spirito.
Noi abbiamo ricevuto l'effusione nello Spirito durante il Battesimo, eppure la nostra effusione è legata se non avviene il dono, il sacrificio cruento del figlio unico.
Dobbiamo anche noi passare come Maria, da Nazareth, il luogo del Battesimo, a Gerusalemme il luogo in cui doniamo il figlio unico, lo sacrifichiamo cruentamente per Dio nella fede, perché i fratelli abbiano Dio.
Siamo fatti proprio per avere questo cuore materno, questo cuore paterno, questo è il senso profondo della missione, delle nostre attività ordinarie e straordinarie, professionali, in parrocchia, in casa, in famiglia, nelle relazioni; alla base di tutto certo c'è anche la nostra umanità, è normale questo, c'è la nostra voglia di protagonismo, la nostra voglia di essere ricompensati, di avere gratificazioni, di apparire, di soddisfazione anche del proprio lavoro, ma fondamentalmente siamo chiamati a questo, ad avere una maternità ed una paternità nello Spirito;  che è ben più grande di una maternità e di una paternità nella carne perché non ha confini.
Ecco allora che il sacrificio del figlio unico è la vera Pentecoste, è la vera effusione nello Spirito è il vero Battesimo nello Spirito.
Il sacrificio del figlio unico slega veramente il tuo Battesimo, slega ogni Sacramento;  in realtà il sacrificio del figlio unico ti è dato per slegare il tuo Sacramento: per slegare il Battesimo, per slegare il tuo Matrimonio, per slegare il tuo Sacerdozio, per slegare la tua vita. 

S. Ambrogio, commentando il libro ai Proverbi, parlando della donna forte, parlava di questa donna che ha un'anima ecclesiale, ecco allora il sacrificio del figlio unico ti porta proprio ad avere un'anima ecclesiale; non più rimani nel tuo mondo, nel tuo piccolo mondo, nelle tue piccinerie, nei tuoi problemi, nelle tue difficoltà, ma ti si allarga il cuore, almeno potenzialmente.
Certo noi di fatto non possiamo amare come Maria, non solo perché Maria è l'Immacolata, ma perché lei essendo confermata in grazia ed essendo presso Dio, assunta in cielo in anima e corpo, può amare perché è onnipotente per grazia, può amare tutti e ciascuno.
Noi possiamo solo potenzialmente amare così, ma di fatto amiamo solo qualcuno, soprattutto poi se non slegati, e quindi amiamo le persone che Dio ci dona nella nostra storia.
Ecco il segno della tua fede è che allarghi il cuore così a dismisura; quello che per te conta non è più quello che puoi ricevere ma soprattutto quello che puoi dare, nel silenzio e nel segreto della tua dimora, perché attraverso questo sacrificio del figlio unico che ti uccide (che ti uccide veramente!) tu passi dal codice di avere cura al codice di dare cura.
Vedete, Gesù non ha fatto le consegne  di casa, non è che ha detto a Giovanni: "Béh, guarda Giovanni, prendi Maria perché è una madre, insomma questa donna, poverina, dove va, insomma adesso io muoio ecco quindi prendi Maria per cortesia nella tua casa", oppure non ha detto a Maria: "Beh prendi Giovanni, sai è un ragazzo, si farà, ha bisogno...".
Non ci sono le consegne di casa, c'è un fatto straordinario qui, c'è tutta la gratuità dell'uomo, c'è una nuova incarnazione, c'è una ri-creazione, una ri-generazione, c'è un miracolo di vita eterna che entra nella storia.
Sono misteri grandi da contemplare sempre, con timore e tremore e con molto pudore; e chi li vive, li vive e non ne parla con nessuno. Maria,  Maria amava Gesù più di Giuseppe perché per lei era Dio, era tutto, era Maestro, era Sposo, era figlio, era Dio; però amava anche Gesù perché era Gesù e tutto questo non toglieva nulla alla sua relazione con Giuseppe perché questa relazione era una fonte.
Pensiamo allora a quale grande dramma ha vissuto questa donna...perché era una donna Maria, era una donna vera; quale grande dramma: ha rinunciato a Dio per Dio per donarci Dio. 
Qui in questo punto veramente una spada le ha trafitto l'anima, questa spada che veramente e di nuovo e con dolore ha unito cielo e terra, ha fatto irrompere la gratuità di Dio nella storia; e questo non poteva avvenire se non attraverso questo spada che trafiggeva l'anima, se non attraverso il sacrificio del figlio unico.
Ecco perché, e non mi stupisce, nelle apparizioni in cui la Madonna si manifesta lei è così materna, non potrebbe non essere così, Maria non potrebbe non essere così perché ha dato tutto.
Questo anche per noi è lo spartiacque tra la fede e la religiosità;  lo spartiacque tra la fede e la non fede, tra la fede e la religiosità è il tunnel della croce.  Allora vedere Dio secondo il linguaggio di Giobbe vuol dire proprio questo: capire che Dio è gratuità; e Dio è questo, Dio è paternità e maternità nello Spirito.
La verginità di per se non servirebbe a niente, neanche quella di Dio, come integrità, se non aprisse a questa maternità, a questa fecondità; e questa è la maternità e la fecondità che è richiesta ai coniugi perché si aprano alla vita, perché nel loro relazionarsi si aprano alla comunità; perché questa fecondità è chiesta alle relazioni profonde dello Spirito, alle amicizie spirituali.
Tutte queste relazioni devono essere segno della fecondità e della maternità di Dio. Il Padre si dona eternamente al Figlio, annullandosi per Lui in una Kenosis eterna, in un abbassamento eterno e il Figlio impara dal Padre imitandolo, questo abbassamento: "Cristo Gesù pur essendo Figlio...,ecco, imparò l'obbedienza dalle cose che patì..",dice la lettera agli Ebrei e Paolo dice: "Si abbassò a tal punto da morire per noi.., ecco,..facendosi uomo nella morte e nella morte di croce". Questo abbassamento il Figlio lo ha imitato dal Padre, quindi Gesù impara dal Padre ad essere fecondo, ad abbassarsi per noi. Ecco perché Gesù dice, nel vangelo di questa domenica: "Per questo il Padre mi ama, perché io consegno la mia vita per riprenderla di nuovo..", perché Gesù non fa altro che ripetere nella storia quello che vuole fare nell'eternità perché lo vede fare dal Padre, e cioè il fatto che il Padre si abbassa, si annulla per il Figlio, perché lo ama senza confini. Gesù fa ogni cosa imitando il Padre; lo Spirito Santo è il segno di questo dono di annullamento reciproco ed è un segno che lo Spirito Santo porta a compimento nella storia in tutti i fedeli; Egli porta a compimento in  noi questo annullamento riportandoci al Padre, per mezzo  del Figlio. Noi torniamo per mezzo del Figlio nello Spirito Santo al Padre, questo è il disegno di salvezza e questo è il Paradiso, e noi non possiamo entrare in Paradiso se non entriamo in questa logica di paternità e di maternità nello Spirito, perché Dio è questa paternità e noi non possiamo contemplarla con gli occhi dello Spirito se non c'è in noi il desiderio di vivere in questa logica, perché c'è incompatibilità, c'è incompatibilità. A questo ci deve portare una vita rinnovata nello Spirito.       

Ecco allora, vorrei adesso brevemente, per concludere, illustrarvi quello che mi sembra siano le 3 fasi che una vita rinnovata nello Spirito compie:
Innanzi tutto lo Spirito Santo ti deve scaldare il cuore, cioè devi amare; noi non siamo capaci di amare, siamo bloccati, siamo bloccati tra coniugati, tra moglie e marito non ci si ama, bisogna amare di più, devi amare di più, ti devi innamorare, devi avere il cuore caldo, perché se tu non ami di più succede questo: che non avrai neanche un figlio unico, avrai magari interessi unici, ma tu devi amare una persona, devi amare un figlio unico, ti devi scaldare il cuore.
La seconda fase è questa: lo Spirito Santo ti deve portare a donare il cuore, al sacrificio cruento del figlio unico, cioè alla restituzione: Dio ti dona di amare tu sei chiamato, sei chiamata a restituire.
Terza fase di una vita rinnovata nello Spirito è che Dio tramite questo dono che Lui ti ha fatto e la restituzione che tu fai, ti allarga il cuore senza confini, sìcchè tu assumi i caratteri di una maternità e di una paternità spirituale.
Questa è la Sapienza, non ve ne sono altre, quella del figlio unico che tu doni; e succede questo: che alla fine il figlio unico lo ami ancora di più, lo ami ancora di più perché lo ami pienamente abbandonato in Dio e il figlio unico, come per  Abramo e soprattutto per Maria, è per te nell'eternità, è il Risorto; quel figlio unico, quell'amore unico lo hai per sempre e anzi quell'amore, quel figlio unico, rimane il pensiero in un olocausto sempre vivo che tu fai e che ti fa da slancio, da trampolino per amare di più con un amore senza confini.
Questo è l'amore che Dio ha per te, Dio ti vuole qui, ti vuole portare qui.
Dio ti dona di amare perché tu, poi, amando, restituendo, sacrificando cruentamente il tuo figlio unico, ami ancora di più, ami ancora di più pienamente abbandonato, abbandonata in Lui. 
Ecco mi rendo conto che queste sono cose che necessitano un grande cammino, dobbiamo chiedere a Dio veramente: "Signore Gesù effondi su di noi il tuo Spirito, ridonaci di nuovo una grande effusione, donaci di entrare nel sacrificio cruento del figlio unico, facci individuare il figlio unico, faccelo amare o Signore, e donaci di sacrificarlo cruentamente per amore Tuo e della Chiesa e in definitiva anche per amore di questo figlio unico, perché noi possiamo amare di più, perché possiamo ricevere l'effusione del tuo Spirito". 

Ecco adesso vorrei lasciarvi al termine con 3 domande di riflessione su cui fare un istante di silenzio.
La prima: Avverti nel tuo cuore il desiderio della paternità e maternità nello Spirito? Se lo avverti questo è il segno di dove sei nel tuo cammino di fede.
Seconda domanda: Sei pronto, sei pronta, ad entrare nel tunnel obbligato della croce, restituendo a Dio ciò che Egli ti ha promesso e ti ha donato?
Terza domanda: Sei cosciente che la Chiesa ti ha generato attraverso il Battesimo e i Sacramenti per essere un'anima ecclesiale, per amare così?
Facciamo un istante di silenzio e contempliamo ciò che il Signore ci ha detto.




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